La riflessione, Maria Grazia Leo: "Semaforo verde per la riforma della giustizia e del Csm"

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Maria Grazia Leo
  21 giugno 2022 13:57

di MARIA GRAZIA LEO

Il suono del lungo e sentito applauso all’invito del presidente della Repubblica- Sergio Mattarella- ad approvare in tempi brevi la riforma del Csm- in occasione del suo discorso reso nel giorno del suo insediamento bis al Quirinale- pare sia servito da monito e da cassa di risonanza nell’aula del Senato per l’approvazione finale della riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio Superiore della magistratura. Legge approvata con 173 voti a favore nonostante gli strali negativi provenienti nei giorni scorsi dalla Lega e finiti poi con il Sì al testo normativo da parte del partito di Salvini, l’astensione -già adottata anche alla Camera dei Deputati- di Italia Viva (16 voti) e il voto altrettanto scontato dei 34 senatori di opposizione tra i quali -quelli numericamente maggiori- appartenenti al gruppo di FdI.  Il ministro della Giustizia Marta Cartabia, tessitrice paziente e meticolosa di questa riforma sarà stata senz’altro soddisfatta del suo lavoro se ha definito il buon esito parlamentare “un passaggio importante nella storia del nostro Paese, in cui troppo a lungo la giustizia è stato terreno di scontro”.  Quindi al netto di chi ha definito anacronistica o inutile più che dannosa perché non fa fare il passo avanti e chi nel mondo della magistratura ha ravvisato contenuti normativi dal retrogusto amaro, in fondo possiamo ravvisare che effettivamente un passo anche se non proprio avanti in assoluto ma un passo giusto e necessario sia stato fatto in raccordo armonioso con le due già approvate riforme della giustizia, quella civile e penale. Il rischio sarebbe stato lasciare tutto inalterato, tutto allo status quo. Tra l’altro non dobbiamo dimenticarci la variegata maggioranza di cui è composto l’esecutivo, si passa da forze populiste a forze riformiste, da forze sovraniste a forze moderate o centriste liberal, da giustizialisti a garantisti.  Ora perciò dopo che il Parlamento ha messo un bel punto fermo nel delineare la cornice di riforma, spetterà al governo procedere al completamento dei contenuti con la redazione dei decreti attuativi, essendo quanto approvato una legge delega.

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Ma in breve ricordiamo i punti salienti della riforma Cartabia.

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  • Elezione e composizione del Csm. Si è evitato che il nuovo Consiglio Superiore della magistratura in scadenza a luglio venisse eletto con il sistema elettorale preesistente. Adesso si passerà ad un sistema maggioritario binominale, con una quota proporzionale. I collegi saranno formati in un numero simile ed uguale di elettori. I componenti del Csm non saranno più 24 ma torneranno a 30, di cui 20 togati eletti dalle magistrature e 10 laici eletti tra avvocati, professori universitari ed ex parlamentari, dai deputati e dai senatori in seduta comune. Ci saranno- come è oggi- 3 componenti di diritto, il Presidente della Repubblica che presidierà l’organo di autogoverno della magistratura, il primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore generale della stessa. La formazione delle commissioni spetterà al presidente del Csm la cui composizione dei membri cambierà non più ogni 4 ma ogni 3 anni. Chi fa parte della commissione disciplinare non può fare parte in contemporanea della commissione che sceglie i capi degli uffici direttivi e semidirettivi e che si occupa dei trasferimenti d’ufficio.
  • Addio alle porte girevoli. In pratica, il magistrato che intenderà fare politica- sia nazionale che locale- non potrà tornare al suo mestiere d’origine. Lo stesso sistema di garanzia legato all’imparzialità e all’indipendenza nel giudicare lo si applica anche nei confronti di chi pur candidandosi non risulti poi eletto. Questo vale solo però per 3 anni, per cui i candidati alle elezioni non potranno tornare a lavorare nella Regione comprendente la circoscrizione elettorale in cui ci si è presentati né in quella del distretto dove lavoravano e non potranno ricoprire incarichi direttivi di PM, di Gip e di Gup.
  • Riduzione dei magistrati fuori ruolo. Oggi abbiamo intorno ai 200 magistrati fuori ruolo, da domani non più perché essi potranno essere collocati fuori luogo non prima di 10 anni dall’effettivo esercizio delle funzioni giurisdizionali e resteranno distaccati per 7 anni anziché 10 tranne che per gli organi costituzionali, di rilievo costituzionale e organi di governo.
  • Separazione delle funzioni di giudici e pm. In questo caso non assistiamo ad una separazione netta e assoluta relativa al passaggio sull’esercizio della funzione di pubblico ministero o giudice e viceversa ma ci sarà almeno una possibilità di cambio nei primi 10 anni di carriera, rispetto alle quattro concesse finora. Dopo si potrà solo chiedere il passaggio al civile.
  • La performance del magistrato. Ci sarà un fascicolo personale -aggiornato non più ogni 4 anni ma ogni anno- che delineerà la vita professionale del magistrato, il suo percorso nei vari ruoli assegnati, le principali inchieste o casi che ha trattato con gli esiti conseguenti.
  • Illeciti disciplinari. Qui entriamo in un campo molto delicato ma che tocca la carne viva del diritto alla privacy, alla riservatezza del cittadino indagato e soprattutto la sua presunzione di innocenza. In linea con la direttiva europea del 2016, viene sanzionato chi viola le regole sulla presunzione di innocenza -ad eccezione dei casi di interesse pubblico-. Pertanto sono vietate di norma le conferenze stampa e si obbliga il procuratore a comunicare solo attraverso comunicati stampa. Non ci dovranno essere contatti diretti tra pm e giornalisti e non si potranno dare dei “nomi” alle inchieste. Lo stesso varrà per la polizia giudiziaria.
  • Fine delle nomine a pacchetto. Per evitare preferenze o spartizioni correntizie si è stabilito di procedere separatamente e individualmente alle nomine da parte del Csm degli incarichi direttivi- cosa che l’attuale Consiglio Superiore aveva iniziato ad adottare dopo il caso Palamara- dove prevarranno le caratteristiche del magistrato oggetto della scelta, rispetto al posto messo a concorso. Continueranno ad esserci le audizioni e potranno votare sul curriculum del candidato- nei consigli giudiziari dei singoli distretti- anche gli avvocati su delibera del loro Ordine.
  • Il concorso in magistratura. Novità anche in questo ambito. Subito dopo la laurea si potrà fare il concorso senza obbligo di fare la scuola di specializzazione. Sono previsti corsi per i tirocinanti, tre compiti scritti con riduzione delle materie orali.

 Con la riforma Cartabia -quindi- si spera di venire incontro definitivamente alle esigenze di vedere un Csm rinnovato e credibile che resti baluardo costituzionale dei principi dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura per poter così al più presto riacquistare e riallacciare quel rapporto di fiducia persa tra i cittadini fruitori di giustizia e il potere giudiziario garante dei diritti e delle regole che -purtroppo- recentemente non ha brillato in merito. 

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