"La Strada": la riflessione di Franco Petramala

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Franco Petramala
  28 giugno 2022 19:43

Benché il mulo non parlasse in prima persona il destino somigliava molto a quello degli uomini, più o meno come i protagonisti di Luis Sepulveda. Ma per poco, perché non era indifferente dove il mulo si trovasse e dove le vicende umane lo dominassero.

Dopo i carriaggi nella Sicilia polverosa e nella Abissinia afosa, la campagna militare di Russia, avvertita dal mulo nella immensità di quella pianura inesorabile, crudele, infinita…” Da quella pianura non nascevano i monti come il mulo immaginava e neppure il mare. Solamente la sua fatica di guerra, monotona, nella sofferenza tagliente, estenuante”.

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“Venne la neve e lungo la strada accanto ai corpi dei muli abbattuti, c’erano i cadaveri degli uomini. Nei momenti notturni del riposo, masticava il fieno senza gioire perché tutto gli era indifferente, finanche il bianco della neve che feriva i suoi bulbi oculari”. Malgrado la indifferenza anche verso sé stesso, fosse la sua ’ultima rivolta in un moto estremo di recupero del senso della sua esistenza!  C’era quasi una somiglianza con la cadenza della “quasi vita” del “Cavallo di Torino” **

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Durante la disfatta militare italiana passò di padrone. L’indifferenza però rimase, consapevole come era del suo annientamento. Ma all’apparire di una cavalla piccola e smunta che doveva procedere accanto a lui, in quel mare di indifferenza universale un incantesimo si era prodotto fra i due esseri uno vicino all’altra e si annusavano pur con gli occhi a terra nella pianura spazzata dalla guerra. Cedeva il Nulla sotto il cielo di Russia?

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“Quell’asino di un mulo ci ha messo poco a farsi piacere la Russia! Rise un mulattiere. No guarda meglio stanno piangendo tutti e due disse un altro.”

E si, stavano proprio piangendo!!

*La Strada, racconto inserito nella raccolta “Il bene sia comune” di Vasilij Grossman – propostomi alla lettura da Peppino Aloise.

**Il cavallo di Torino film di Bela Tarr

 

Franco Petramala

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