
Riceviamo e pubblichoamo una nota della Tazzina della legalità
Sulla sicurezza degli amministratori pubblici non possono esistere territori di serie A e territori di serie B. A Bologna, dopo le minacce ricevute dal sindaco Matteo Lepore, la Prefettura ha disposto una scorta permanente. Una decisione che rispetto e che considero doverosa di fronte a una situazione di rischio. Ma allora una domanda è inevitabile. A Gioia Tauro, territorio che tutti conosciamo e che certamente non ha bisogno di presentazioni quando si parla di 'ndrangheta, la sindaca Simona Scarcella ha subito una serie di gravissime intimidazioni: proiettili di Kalashnikov rinvenuti nei pressi della sua abitazione e, più recentemente, una lettera contenente minacce di morte rivolte persino ai suoi figli.
La stessa sindaca ha chiesto pubblicamente alle istituzioni di chiarire quali misure di tutela siano state predisposte per lei e per la sua famiglia. Eppure, per quanto mi risulta, ad oggi non sarebbe stata disposta una tutela analoga.
È proprio questo il punto. Non sto mettendo in discussione la scorta assegnata al sindaco di Bologna. Sto chiedendo perché, davanti a minacce così gravi e reiterate, a Gioia Tauro la risposta dello Stato non appaia altrettanto tempestiva e adeguata. Esistono criteri precisi per l'assegnazione delle scorte e delle misure di tutela. Bene: quei criteri devono essere applicati in maniera trasparente, uniforme e senza disparità territoriali. Perché se un sindaco viene minacciato in Emilia-Romagna lo Stato deve esserci.
Ma se un sindaco viene minacciato in Calabria, lo Stato deve esserci ancora di più. E lo dico senza alcuna difesa personale della sindaca Scarcella. Chi conosce la mia attività e segue questa pagina sa benissimo che, in passato, non sono mancati anche momenti di forte contrapposizione tra me e l'amministrazione di Gioia Tauro, proprio in occasione della nostra Staffetta della Legalità.
Ma quando viene minacciata un'istituzione democratica e, soprattutto, quando vengono tirati in ballo i figli di un'amministratrice, le appartenenze, le simpatie e le contrapposizioni personali devono sparire. Rimane una sola cosa: lo Stato deve proteggere chi lo rappresenta.
Mi sono rivolto al Ministro dell'Interno chiedendo di fare chiarezza su questa vicenda e, soprattutto, di verificare se vi siano differenze di trattamento e quali siano le valutazioni alla base delle decisioni assunte. Mi sarei aspettato, inoltre, una voce molto più forte e compatta da parte della politica calabrese. Non bastano le dichiarazioni di solidarietà delle prime 48 ore, quelle che troppo spesso durano quanto uno yogurt fresco. Chi rappresenta la Calabria nelle istituzioni nazionali e regionali deve pretendere risposte.
Perché la Calabria non può essere forte soltanto nei comunicati stampa. Come La Tazzina della Legalità continueremo a porre queste domande. Senza arretrare di un millimetro. Altro che soltanto Restanza o Ritornanza. Oggi alla Calabria serve soprattutto #RIDESTANZA. Dobbiamo ridestarci, tirare fuori gli artigli e riappropriarci della nostra dignità. Perché chiedere allo Stato la stessa attenzione, la stessa tutela e la stessa considerazione che vengono garantite altrove non è chiedere un privilegio. È chiedere uguaglianza.
La Calabria non chiede favori.
La Calabria pretende lo Stato.
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