Lamezia in lutto: si è spento il filosofo Paolino Mongiardo

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  27 giugno 2024 10:12

Si è spento il 25 giugno all’ospedale di Lamezia Terme lo scrittore Paolino Mongiardo, all’età di 91 anni, dopo una lunga malattia, assistito costantemente dalle cure di sua figlia.

Filosofo contemporaneo, specialista in psicologia della scrittura e in investigazioni criminali, Paolino Mongiardo ha insegnato lettere e filosofia nella scuola pubblica, esercitando la professione di consulente psicografologo, prima presso il Tribunale di Roma e poi, ritornato in Calabria, per il Tribunale di Lamezia Terme, dove si recava spesso per incontrare sua figlia Antonella, dirigente scolastica.

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Autore di numerosi saggi filosofici e testi sulla psicologia della scrittura, Paolino Mongiardo è nato a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio il 15 giugno 1933. All’età di quattro anni perse il padre a causa di un brutto incidente. Unico figlio, rimase a vivere con la madre fino all’età di 14 anni. A questa età, dopo pochi mesi dallo spaventoso terremoto del 1947, lascio`ò la Calabria e si avventurò nella sua amata Roma alla ricerca di un lavoro che gli consentisse di sostentarsi e di frequentare una scuola serale per lavoratori. Possedeva solo la licenza elementare e sognava di conseguire col tempo, lavorando, un diploma superiore, al quale al massimo giungevano di solito i suoi compagni compaesani, mandati a scuola dai genitori con tutti i mezzi a disposizione.

Paolino, trovate le 2000 lire necessarie per il biglietto per Roma, all’insaputa dei suoi raccozzò una valigetta di cartone con effetti personali e parti`. Egli, guardando il suo paese illuminato mentre il treno iniziava la marcia, con le lacrime agli occhi giurò a se stesso che non sarebbe più tornato al paese se non con un titolo di studio.

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A Roma per i primi giorni trovò asilo presso lontani parenti del paese, ma presto trovò un lavoro di apprendista calzolaio e se ne ando` per conto suo. Era l’unico lavoro che sapesse un po’ fare perché in paese dagli undici ai 14 anni aveva lavorato in un’ottima bottega, non avendo avuto la sua mamma la possibilità economica di mandarlo a scuola come gli altri ragazzi. Il primo lavoro lo trovò presso una bottega in Via Alcamo. Il secondo lavoro lo trovò al Pigneto presso un artista di nome Armignacca e il terzo e ultimo lavoro a Roma lo trovò in Via di Torpignattara, nella bottega di un ciabattino di origine sicula. Era l’Anno Santo, il 1950, quando Paolino riusci’ finalmente a trovare una scuola romana che insegnava per corrispondenza, l’Istituto Volontà di Via Arno. Per avere più tempo di studiare dopo il lavoro, Paolino si trasferì a Vercelli, dove gli avevano offerto un lavoro all’interno del Distretto Militare, prospiciente il campo sportivo, dove egli non mise mai piede per non perdere tempo a danno dello studio. Dopo un anno di intensa preparazione per corrispondenza sostiene esami da esterno presso i Salesiani di Soverato e viene promosso in prima battuta. Incoraggiato dal successo, si iscrive per il ginnasio allo stesso Istituto, dove diventa l’allievo prediletto del prof di matematica Aldo Maruccelli, col quale si ritroveranno insieme successivamente, nella capitale, dove il Marrucelli diventa professore di matematica alla facoltà di architettura.

Finito il ginnasio, Paolino si iscrive al liceo classico Augusto di Roma. Un lusso che non poteva permettersi ma con l’aiuto economico di suoi parenti residenti a Brooklyn e qualche lavoro pomeridiano riesce a frequentare di mattina il liceo. Conseguita la maturità classica, il giovane si iscrive alla facoltà di Filosofia dell’università la Sapienza, dove ha la fortuna di avere come insegnanti il fior fiore dei professori: Ugo Spirito, Guido Calogero, Natalino Sapegno, Ettore Paratore, Franco Lombardi, Aldo Ghisalberti e Visalberghi, Raffaello Morghen.

Non gli sembrava vero quando il presidente di turno alle lauree quel giorno, che fu Guido Calogero, lo nominò dottore in filosofia. Una gioia immensa, ma vissuta da solo, perchè non c’era nessuno con lui per congratularsi, come facevano tutti gli altri parenti presenti alla cerimonia. La tesi di laurea, pubblicata dopo 56 anni, se la scrisse da sè impostandola come un libello da pubblicare. Fu il suo primo scritto ufficiale, dopo quelli che aveva fatto come compiti a scuola o a casa sotto la supervisione di Ugo Spirito.

Insegnò per venti anni negli istituti superiori, durante i quali non scrisse alcun libro. Da pensionato, Paolino Mongiardo riprese a scrivere arrivando a comporre e pubblicare 10 libri e diversi testi di argomento filosofico ancora non pubblicati. Controversia sullo Storicismo tra Tilgher, Croce e Gentile. "Questo saggio di filosofia della storia, composto da me nel 1966 per la mia tesi di laurea-scrive l’autore- ha lo scopo di dimostrare, oggi come allora, che anche quando l'umanità è angosciata dalla mancanza di sicurezza e dalla sfiducia verso valori eterni che sembrano andati perduti per sempre, come è stato all'epoca delle due guerre mondiali e come sempre avviene quando il senso della storia si fa tormentoso nei punti di crisi del divenire umano, sempre si eleva la parola rasserenatrice di Benedetto Croce, il filosofo dotato della serenità e freddezza necessaria, di contro agli istintivi e scalmanati irrazionalisti e nichilisti, ad evitare errori di valutazione. Il significato pregnante del presente lavoro, nel quale, al tempo della sua redazione, io sono stato il primo, tra i cultori di filosofia, a disquisire sull'accesa polemica Storicismo-Antistoricismo, condotta senza quartiere, nel periodo fra le due guerre mondiali, da Adriano Tilgher con Benedetto Croce e Giovanni Gentile, l'allievo contro i propri maestri, i due inconcussi giganti del pensiero, è da ravvisarsi nelle sagge e impareggiabili parole di Benedetto Croce, con le quali si conclude questa trattazione”.

Questo testo di Paolino Mongiardo ha riscosso apprezzamento anche nell’ambiente accademico dieci anni più tardi, allorchè il professore Gianfranco Lami, ordinario di Filosofia del Diritto presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università “La Sapienza di Roma”, scrisse una lettera al professore calabrese Paolino Mongiardo, cercandolo nel suo paese d’origine, per complimentarsi e per proporgli degli scambi di idee, al fine di acquisire materiale di studio utile a una sua opera di prossima pubblicazione.

Del genere politica, società e criminologia, Mongiardo ha scritto opere di notevole pregio come “Fatti e misfatti nella nostra repubblica democratica”, “Il calzolaio che andò oltre la scarpa”, “Chi non ha mai copiato scagli la prima pietra”, “Autopsia di un’inchiesta giudiziaria”, “Identikit mostro di Firenze” e “Tendenze al crimine e all'illegalità dalla scrittura”, una guida per chi si occupa di indagini penali, e per psichiatri e psicologi che vogliano trovare riscontri attendibili tramite l'analisi e lo studio della grafia.

L’ultimo saggio di filosofia, l’undicesimo, riguarda il problema gnoseologico in Tommaso Campanella, preso a cuore dall’editore Gangemi di Roma, con sede a via Giulia. Paolino Mongiardo, prima di morire, ha espresso la volontà di dedicare il suo ultimo libro alla sua amata figlia Antonella, la quale anni prima gli aveva suggerito l’idea di scriverlo e alla quale pensava sempre, durante la stesura, come sua musa ispiratrice.   

Le esequie sono state celebrati nella cattedrale di Lamezia Terme, dove Paolino Mongiardo aveva deciso di trasferirsi per restare accanto alla figlia Antonella e al nipote Alessandro.

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