



Riceviamo e pubblichiamo il racconto dell'Associazione "Le Città Visibili" di Lamezia Terme della visita a Gerace che testimonia l’impegno della Associazione nella promozione delle eccellenze calabresi.
In una domenica velata di grigio ci dirigiamo a Gerace, centro medievale che offre uno dei percorsi più suggestivi della Calabria, che troneggia sulla rupe dello Sparviero (hièrax in greco, da cui il nome della città), e che offre testimonianze storiche, sorprese archeologiche e panorami mozzafiato. Non visiteremo solo la splendida Cattedrale, di recente restaurazione, ma ci addentreremo, accompagnati da Alessandra Moscatello, appassionata e appassionante guida turistica, e Domenico Guarna, storico e guida ambientale escursionistica, entusiasta e trascinante, tra le bellezze meno note di Gerace.
A bordo di un coloratissimo trenino turistico, guidato dalla vulcanica signora Maria, e a suon di tarantella, raggiungiamo la parte alta della città, mentre Maria stessa ci introduce nella storia di Gerace e ci indica alcuni luoghi strategici. Procediamo a piedi verso Piazza delle Tre Chiese per ammirare la Chiesa Convento di San Francesco d’Assisi in stile gotico (durante l’occupazione francese del 1806 il convento fu abbandonato dai frati. Il complesso, successivamente restaurato, venne adibito a carcere fino al 1897 per essere poi destinato a diversi usi: mulino, frantoio e abitazione), con il suo splendido altare in marmi intarsiati, e la chiesa greco-ortodossa di San Giovannello. Alessandra ci introduce nella Piazza delle tre Chiese (quella del Sacro Cuore viene adoperata raramente). La nostra visita ha inizio nella Chiesa di San Francesco d’Assisi il cui ingresso principale non è sulla facciata, ma sul lato; l’imponente portale, con decorazioni di ispirazione arabo-normanna, si apre sulla piazza e ci conduce all’interno, che presenta un’unica navata con soffitto ligneo a capriate.
Nel presbiterio, coperto da volta a otto vele, si trova il meraviglioso altare maggiore del XVII secolo, decorato con intarsi in marmi policromi con soggetti naturali (piccole mosche, animali simbolici, uccelli, farfalle, piante e fiori) e paesaggistici, che Alessandra ci spiega minuziosamente, facendoci notare inaspettati dettagli tra i mosaici costituiti da piccolissimi pezzetti di marmo, che hanno richiesto un’incredibile abilità artistico-manuale. Dietro l’altare si trova il sarcofago di Nicola Ruffo di Calabria, datato 1372-1374 e realizzato da botteghe napoletane attive presso la corte angioina. Il sarcofago è stato realizzato con il riutilizzo di marmi classici; è stato spostato più volte, riportando qualche danno da riparare e ciò ha consentito di scoprire che la lastra su cui poggia è materiale di recupero poiché sul lato inferiore è incisa la figura di una donna. Ci spostiamo, quindi, nella vicina chiesetta di San Giovannello, la cui struttura muraria è composta da conci di pietra locale, malta e cotti; si tratta di un piccolo edificio costruito tra il X e XI secolo, dallo stile bizantino ben conservato.
L’interno, a navata unica, è illuminato da sette monofore arcate e laterali. All'interno sono presenti nicchie per le absidi laterali (prothesis e diaconicòn), tracce di un affresco ed una cisterna alimentata dalle acque piovane. Lasciata la piazza, ci dirigiamo al museo Diocesano della Cattedrale che contiene preziosi manufatti e suppellettili, databili tra il XVI e il XX secolo, della cattedrale e delle confraternite; dipinti, sculture e tessuti della manifattura napoletana del XVIII secolo.Tra le opere di rilievo : un magnifico arazzo realizzato, nella seconda metà del XVII, da Jan Leyniers, nella prima sala: la Stauroteca in argento dorato, pietre dure e perline ascrivibile al XII sec. (realizzata probabilmente in Gerusalemme o nei laboratori normanni di Sicilia): il calice di Mons. Diez De Aux datato 1726, in filigrana e pietre dure, il busto argenteo di santa Veneranda, opera di Gregorio Juvarra, la splendida scultura argentea dell’Immacolata e la Corona della Madonna del Carmine di Gerardo Sacco. È il momento di varcare la soglia della meravigliosa Cattedrale, da poco riaperta dopo una lunga ed interessante campagna di scavo e restauro e Alessandra stessa è visibilmente emozionata. Ci racconta delle preziose informazioni emerse dalle scoperte dalle stratificazioni delle varie epoche, a cominciare all’VIII secolo d.C., che caratterizzano la costruzione, e del ritrovamento di un Histamenon aureo (976-1025), moneta d’oro raffigurante gli Imperatori Basilio II e Costantino VIII; le navate, definite da colonne marmoree romane di recupero, e la cripta, dal suggestivo intreccio di colonne millenarie, documentano l’incontro tra la tradizione bizantina e gli influssi occidentali successivi. Alessandra ci fa notare la pavimentazione ricostruita creando a mano, una per una, le mattonelle che riproducono la tipologia originaria. I lavori, come sottolinea il dottor Giuseppe Mantella (Direttore dell’Ufficio Tecnico e dei Beni Culturali della Diocesi di Locri-Gerace), che abbiamo avuto il piacere di incontrare durante la visita, “hanno individuato la fase altomedievale del primo luogo di culto, ricavato direttamente nella roccia, successivamente inglobato e ampliato durante le diverse epoche, da quella ottoniana e normanna fino a formare l’attuale cripta-soccorpo”.
Proseguiamo il nostro giro e giungiamo ai ruderi del Castello Normanno, da cui lo sguardo spazia dalle montagne dell’Aspromonte allo Ionio, e ci fa godere di un panorama imperdibile. La voce che ci guida è ora quella di Domenico che arricchirà le sue spiegazioni con immagini, letture ed estratti da testi che raccontano Gerace da punti di vista particolari. L’ antico impianto greco-romano del castello venne consolidato dai bizantini e poi ristrutturato e potenziato dai Normanni durante la loro dominazione. Domenico ci fa notare i dettagli di queste stratificazioni: l’imponente torrione a pianta cilindrica, i lunghi basamenti monolitici e le pareti realizzate con blocchi megalitici dei quali, dopo il terribile terremoto del 1783, restano i ruderi. Alla fortezza si giungeva da un percorso scosceso che si apre sul Baglio, l’ampio spiazzo che domina la vallata fino al mare. Durante il periodo aragonese sulla facciata principale furono creati feritoie, guardiole e camminamenti interni. Del Castello originario sono visibili i pilastri del ponte levatoio sul fossato, l'ingresso, la piazza d’armi, la torre circolare e i resti della torre angolare, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale. A coronare la vivace descrizione di Domenico, una piacevole sorpresa: il disegno del paesaggio del castello dello scrittore inglese Edward Lear, che qui soggiornò nell’agosto 1847. Continuiamo la nostra visita sulla passeggiata lungo il belvedere delle Bombarde, da dove è possibile ammirare lo sviluppo del Borgo Maggiore, la chiesa con la cupola a trullo di Monserrato, il convento dei Cappuccini e la località Stefanelli dove si trovano le tombe preelleniche risalenti all’età del Bronzo scoperte nel 1970. Un’altra “sosta letteraria” è davanti a Palazzo Scaglione, dove Lear venne ospitato; Domenico ci legge la descrizione che lo scrittore fece di Gerace: «Ogni roccia, santuario o palazzo sembra colorato e fatto apposta per gli artisti e l’unione delle linee realizzate dalla natura e dall’arte è semplicemente deliziosa (…) Gerace è di gran lunga il più grandioso e superbo luogo come posizione in generale e come città che noi abbiamo finora visto in Calabria».
Dopo la sosta pranzo al Ristorante “A Squella”, proseguiamo la nostra visita per i vicoli della città e sostiamo brevemente a S. Maria del Mastro, edificata nel 1084, come risulta da un’iscrizione greca, un tempo posta sul portone d’ingresso ed oggi conservata nel Museo Archeologico di Locri. Dedicata alla Madonna, San Eustrazio e a Santa Caterina, fu poi intitolata a Santa Maria del Magistro (o del Mastro) nel 1480; con il passaggio dal rito greco-bizantino a quello latino l’abisde volta a Oriente non fu più utilizzata, fu modificata la pianta a tre navate di età normanna e si crearono gli ossari. La Chiesetta è una significativa testimonianza del passaggio dalla cultura bizantina a quella normanna, che si intersecano in tutti gli spazi. Dalla Porta del Sole torniamo, infine, al vero cuore di Gerace, la Piazza del Tocco, nella quale confluiscono sette strade e sulla quale s'affacciano Palazzo Grimaldi-Serra, sede del municipio e i Palazzi Calceopulo, Migliaccio e Macrì. Non resistiamo, prima di tornare a casa, all’ottima granita di frutti di stagione del “Bar Del Tocco”, una gioia per la vista e il palato, e che raccomandiamo tra le meraviglie geracesi.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797