
Riceviamo e pubblichiamo a firma dell'Associazione Osservatorio delle Due Sicilie di Lamezia Terme:
"La storiografia ufficiale — ripresa sempre più spesso da articoli e pubblicazioni diverse — presenta l’annessione del Regno delle Due Sicilie al neonato Regno d’Italia come un toccasana per il Sud Italia e, quindi, anche per la Calabria. Oggi, nel lodare l’operato della Destra storica in Calabria, si minimizza ciò che nella nostra regione esisteva prima del 1861. Si può sostenere ogni tesi, ma non si può dimenticare che complessi industriali come Mongiana furono distrutti dalla politica della Destra storica e per decenni in Calabria rimase il deserto produttivo industriale: un danno economico enorme per la Regione.
Dallo studio dei documenti presenti negli archivi storici, però, non emerge la civilizzazione o l’industrializzazione post unitaria che di questa area del paese viene raccontata. Quello che si legge è ben diverso: la nascita di una razza “meridionale”, ossia un popolo inferiore. Pensieri che trovarono terreno fertile proprio nella Destra storica. Tutto iniziò in Calabria, a Palmi, dove fu inviato un medico dell’esercito piemontese per assistere i soldati impegnati nella repressione del brigantaggio: Marco Ezechiele Lombroso, noto come Cesare.
Per comprendere meglio è necessario premettere una analisi del contesto socio-politico del periodo. Dalla lettura dei testi coevi de “La Civiltà Cattolica”, (le cui versioni digitali delle riviste originali sono scaricabili da Google libri) emergono vari proclami, tipo quello del Colonnello E. Fantoni, a Lucera (Fg) o del Maggiore P. Fumel, a Cirò (Kr) per ordine dei rispettivi Prefetti, i quali rappresentavano (e rappresentano) lo Stato, ossia la Destra storica nei vari territori.
Ne “La Civiltà Cattolica”, Volume II (1862) in riferimento a questi proclami (non solo di E. Fantoni e di P. Fumel ma anche di E. Cialdini, F. A. Pinelli, G. Galateri) così si legge: […] Questa fiera in membra umane, che non sappiamo da qual selva sia sbucata, non solo non fu ammusolata dal Governo, sì che non avesse ad effettuare gli strazii così minacciati; ma tre settimane dopo ripubblicò (Fumel ndr) a Celico, sotto il dì 1.º di Marzo, lo stesso avviso […]
Da “La Civiltà Cattolica”, Volume V. XI S4 (1861): […] Il Cialdini s'era impegnato di domare e sperdere ogni insurrezione in quindici giorni o tre settimane al più; ed ora , benché egli abbia sotto la sua mano circa 80 mila uomini, che da tre mesi non fanno altro che combattere, incendiare e fucilare, si trova che le cose stanno allo stesso punto che prima . Sono 13 le borgate o città che furono vandalicamente arse e distrutte, e sono 1.º Pontelandolfo , 2. Casalduni , 3. Spinelli , 1. Auletta , 5. San Marco 6. Viesti, 7.Coronei, 8. Montefalcione , 9. ° Rignano , 10. Vico di Palma , 11. Barile , città della Basilicata che aveva una popolazione di 4100 abitanti; 12 .Campochiaro , nella provincia di Molise , con 2000 abitanti ; 13. Guardiareggia nella stessa provincia, con 2300 abitanti. In tutto sono oltre a 50 mila persone private di tutto, abbandonate alle violenze più bestiali di soldatesche sfrenate, e costrette ed andar profughe e raminghe in cerca di tetto e di pane […].
Di ciò, in riferimento al proclama di P. Fumel, se ne stupì persino Napoleone III, il quale scrisse: "un generale, di cui non ricordo il nome, avendo proibito ai contadini di portare scorte di cibo quando si recano al lavoro nei campi, ha decretato che siano fucilati tutti coloro che sono trovati in possesso di un pezzo di pane. I Borbone non hanno mai compiuto azioni simili". Alexander Baillie-Cochrane affermò che «un proclama più infame non aveva mai disonorato i giorni peggiori del regno del terrore in Francia».
Si evince quanto appaia più che mai necessario raccontare e scrivere quanto sopra riportato in quanto trattasi di elementi storici che dimostrano il vero volto della Destra storica.
Il contesto descritto è quello nel quale Cesare Lombroso iniziò ad occuparsi delle popolazioni meridionali. Laureato in medicina e chirurgia, Lombroso fu antropologo e medico-legale e si dedicò allo studio del comportamento umano e delle sue devianze “delinquenziali”. La sua ricerca si basava soprattutto sull’osservazione dell’aspetto fisico (fisiognomica); raccoglieva numerose misurazioni (antropometria), con particolare attenzione al cranio, . pratica che, va detto, non era rara allora, conducendosi in diversi paesi simili studi craniologici. Tuttavia gli studi di Lombroso si distinguevano per l’idea che dall’aspetto esteriore (fisico) fosse possibile individuare i criminali e, cosa ancor più controversa, che in certi casi si nasca criminali anziché diventarlo . (approfondimenti in: “Stato Carnefice o Uomo Delinquente? La falsa scienza di Cesare Lombroso“, Giuseppe Gangemi, Magenes, 2018).
Giova ricordare e precisare che tutte le teorie di Lombroso vennero cestinate dalla scienza moderna (oggi le definiremmo fake news!), vieppiù che oggi la fisiognomica è chiamata pseudoscienza. Ma già i suoi stessi colleghi all’epoca gli dettero poco credito, tant’è che fu espulso, per opera del suo amico Mantegazza, da una rivista di antropologia sulla quale pubblicava i suoi lavori (clamorosa la sua “svista” delle foto di dame francesi; vedi opera citata). Purtroppo va però segnalato che tali teorie ancora oggi sopravvivono e sono oggetto di studi in varie università.
Lombroso, sfruttando le sue competenze in antropologia e psichiatria, studiò in profondità gli aspetti psicofisici del cosiddetto "criminale tipo" e collegò l'evoluzione della specie umana a vari comportamenti delinquenziali (omicidi, furti, stupri, ecc.). Egli è considerato da molti il fondatore dell'antropologia criminale moderna. Durante il suo soggiorno in Calabria raccolse numerosi reperti — principalmente crani, poiché ai briganti veniva mozzata la testa e inviata al medico veronese — e iniziò a scrivere "Tre mesi in Calabria", in cui descrisse le caratteristiche fisiche dei calabresi e, più in generale, dei meridionali, attribuendo ad alcuni tratti somatici una connessione con comportamenti devianti (opera: “L'uomo delinquente“).
Il tutto fu recepito dalla Destra storica e utilizzato come mera giustificazione per una guerra civile che durò 10 anni, con oltre 450.000 morti di “delinquenti nati”, definizione per la quale si rimanda al prossimo articolo per capire come ad essa si pervenne, ma con la quale formalizzò la nascita di una colonia mediante l’uso della repressione. Quest’ultima non fu diretta contro i delinquenti “briganti”, ma contro la memoria millenaria di un popolo da seppellire. Una guerra né scritta e né raccontata, perché il tutto deve restare nell’oblio".
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