Lamezia, poesia e prosa ne “Il carrozzone- vagabondando tra le rime” di Antonietta Vincenzo

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images Lamezia, poesia e prosa ne “Il carrozzone- vagabondando tra le rime” di Antonietta Vincenzo

  02 luglio 2024 18:14

Scandagliare gli abissi dell’essere, della vita e del vivere, alla costante ricerca di verità, di cui, sovente, tacciono possibili risposte”.

Esprime così la giornalista Lina Latelli Nucifero l’essenza de “Il carrozzone- vagabondando tra le rime”, raccolta di poesie e aforismi di Antonietta Vincenzo, pubblicata da Gigliotti Edizioni.

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Come tutte le opere della professoressa Vincenzo, che- come scriveva tempo fa Pasquale Allegro- “si distinguono per la delicatezza dei sentimenti e lo stile raffinato e personale”,  anche  l’ultima creazione letteraria, pur presentandosi in una veste narrativa insolita, dal tono ironico e quasi scanzonato, offre al lettore un’intima esplorazione dell’animo umano, tra ricordi, sensazioni, descrizioni di una natura umanizzata, in cui anche oggetti inanimati prendono vita, creando ambigue evanescenze, e diventano parte di un percorso emozionale, intimo, profondo, carico di suggestioni, di disincanto e aneliti. Come “in uno strano gioco di luce, raggi riflessi, rifratti, intrecciati, impazziti, danzano sul pelo dell’acqua, risvegliando ricordi scolastici di antichi miti. Fantasmi passati di marinai. Ulisse, Sirene, Fate Morgane, quasi li vedo, in un balletto fluttuante, guizzanti dall’acqua. Evanescenti visioni che danzano al suono di musiche greche”.

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“Il Carrozzone –scrive l’autrice - è un luogo ideale che forse non esiste, dove trovano rifugio tutti i pensieri inespressi. Dove sono depositati i desideri imbrigliati. E’ soprattutto un luogo di sosta. Una sala d’attesa, da cui spiccare il volo verso lidi inesplorati, quando la voglia di libertà travalica il peso della gravità e spinge a sorvolare alto, planando leggeri su cose, vicende, su tutto ciò che è vincolo e tiene ancorati. Prigionieri di se stessi prima che degli altri.  E quando la curiosità spinge ad andare. Andare oltre, senza mai fermarsi, a briglie sciolte. Cane senza padrone e senza guinzaglio”.

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Secondo Lina Latelli Nucifero, “poesia e prosa dominano nel carrozzone di Antonietta Vincenzo, opera che si snoda lungo un percorso propedeutico allo svolgimento dell’attività letteraria della scrittrice, improntata su una copiosa produzione di romanzi che ruotano intorno ad una molteplicità contenutistica di grande attualità, intrisa di riflessi psicologici e biografici. Il Carrozzone- prosegue Latelli Nucifero- pur in linea con la poetica finora seguita dall’autrice, ci conduce in sentieri inesplorati, nei meandri della sua anima, mettendone a fuoco tutte le sfumature, in parte già individuabili   nei romanzi”.

Sullo stile letterario che ha mosso la penna della Vincenzo in questa sua nuova pubblicazione, la Latelli commenta: “Il Carrozzone, permeato di sottile e pungente ironia, proietta il lettore in una incisiva dimensione letteraria ricca di temi attuali, riflessioni, interrogativi sul nostro io, sulla natura, sulla felicità, sulla bellezza, in altri termini sullo stesso universo racchiuso in ognuno di noi come scrive l’autrice. Così, sia la sfera prosaica che quella poetica convergono sempre sui temi su citati, inducendo il lettore alla meditazione, all’analisi interiore non solo del mondo circostante ma anche di se stesso, della nostra esistenza e dell’umanità stessa. È un continuo scandagliare gli abissi del nostro essere, della vita, della validità del vivere stesso alla costante ricerca di domande, spesso vane, di verità, di certezze di cui, sovente, tacciono possibili risposte. Tutta la narrazione è tradotta in un linguaggio appropriato e poetico dominato da equilibrio e musicalità, armonia e versatilità artistica. La parola conserva tutto il suo valore semantico e viene assunta non come fine a se stessa ma come reazione soggettiva agli eventi esterni o ai fatti intimi colti in una dimensione universale. Inoltre crea vive immagini prevalentemente metaforiche animate da una espressione nitida e comprensibile”.

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