Lamezia Terme, la celebrazione per San Francesco di Paola

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  02 giugno 2026 17:43

“La forza del cristianesimo la vediamo in ciò  che S. Francesco di Paola ha detto e ha fatto:  “dovete agire per il perdono, non ricordare il male ricevuto”. Tutto questo deve essere il principio di costruzione di un’umanità nuova, che ha come luce la Charitas, la Carità. Con la luce della carità possiamo riconoscerci con gli altri non nemici, non avversari, nemmeno stranieri, ma soltanto fratelli. Se facciamo davvero riferimento a S. Francesco e se vogliamo prendere sul serio il Vangelo, siamo chiamati a vivere in questa realtà e a riconoscerci con l’altro come fratelli: non c’è un’altra parola, non c’è un altro Vangelo, non c’è un’altra Chiesa”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione della festa patronale di S. Francesco di Paola a Lamezia Terme Sambiase. Durante la celebrazione, come ogni anno, il sindaco Mario Murone a nome della città ha acceso il cero votivo e consegnato le chiavi al Santo Paolano.

 

E proprio partendo da questi due gesti, il vescovo di Lamezia ha rimarcato che “si tratta di due gesti simbolici che esprimono due insegnamenti che ci vengono dalla vita, dalla testimonianza, dal pensiero di S. Francesco di Paola per migliorare la qualità della nostra presenza di cristiani nel mondo e nella storia. Consegnare la chiava o accendere il cero non sono gesti scaramantici, magici, quasi a voler liberarsi da una responsabilità e dire: “io la mia parte l’ho fatta, adesso tocca a te…”. Il Signore non supplisce le nostre deficienze, le nostre mancanze, la nostra progettazione non orientata, il nostro sguardo ridotto. Non è così. Lungi da noi una visione così della fede cristiana. Per il principio dell’Incarnazione, il Signore è venuto nella storia per mettere dentro l’umanità ì una scintilla di eternità, la forza divina del Lògos. Consegnare la chiave è, dunque, l’apertura della vita dell’uomo al mondo, alla bellezza della creazione, a scoprire dentro la nostra vita la grandezza dell’umanità di cui siamo portatori. Da San Francesco di Paola dobbiamo continuamente apprendere la capacità di perdonare, di non ricordare il male ricevuto e quindi costruire relazioni fraterne tra di noi”.

 

“Il mistero di Dio – ha proseguito il presule - come ci ricorda il Vangelo che abbiamo ascoltato, è stato nascosto ai sapienti e ai dotti ed è stato rivelato ai piccoli. E quale è la riconoscibilità del volto del Figlio di Dio dentro la storia dell’umanità? La Croce. La logica della Croce: nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita per i propri amici. Stare nel mondo con la forza del Vangelo che è la Croce, ci chiama a diventare responsabili della vita, della storia e del futuro degli altri.”

 

Dal presule l’augurio “di una speranza concreta, che è quella che viene dalla carità. La carità è generativa perché dà concretezza alla speranza e mostra la fede. La concretezza della speranza, che vorrei augurare a tutti voi per questa festa di S. Francesco, è quella che Isaia ci ha descritto nella prima lettura: una strada che attraversa il deserto, il grido della speranza, un popolo disperato dentro la schiavitù della deportazione che inizia a intravedere la speranza costruendo giorno per giorno relazioni vere, rapporti di pace, comunione e fraternità. Soltanto costruendo così la città degli uomini scopriremo che la civitas ha un avvenire e questa è la chiave e la luce per il nostro impegno di credenti. S. Francesco ci ispiri con la sua storia e la sua testimonianza”.

 


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