
Oggi, 23 aprile 2026, le classi prime della scuola secondaria di primo grado dell’'I.C. Patari- Pascoli-Rodari-Aldisio hanno avuto l'onore di ospitare Annamaria Frustaci, un magistrato noto per il suo incessante impegno nella lotta contro la mafia. L'evento si è svolto nell’auditorium del plesso Aldisio e ha visto la partecipazione di alunni desiderosi e impazienti di ascoltare e confrontarsi sui contenuti del libro “Un sole che mai tramonta” scritto dalla dott.ssa Frustaci.
L’incontro, presieduto dalla Dirigente Scolastica, dott.ssa Rotella, ha rappresentato un momento significativo ed emozionante per gli studenti, che hanno avuto l'opportunità di confrontarsi con una delle figure più rappresentative del nostro territorio.
Il dibattito è stato preceduto dalla proiezione di un video che, appunto, spiegava gli attimi drammatici della strage mafiosa avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993 in via dei Georgofili, a Firenze. Un’autobomba esplosa causò la morte di cinque persone (la famiglia Nencioni e dello studente Dario Capolicchio), lasciando incredula la città di Firenze e attonita l’Italia intera. Come si fa a spiegare un evento del genere a ragazzi di undici-dodici anni? Come si fa a parlare di mafia, rivolgendosi ad un pubblico di giovanissimi, e affrontare aspetti complessi e di ardua comprensione anche per un pubblico maturo? Ebbene, grazie ad un linguaggio semplice e ad un approccio comunicativo adatto ai più piccoli, l’autrice e magistrato è riuscita a catalizzare l’attenzione di tutti gli alunni, trasformando quello che doveva essere un semplice incontro con l’autrice in un vero e proprio dibattito vivo e partecipato, nel quale si susseguivano un’infinità di domande e riflessioni. Partendo dalle pagine del suo libro, la dottoressa Frustaci ha ribadito più volte l’importanza delle scelte quotidiane di ognuno, specialmente dei più giovani, ha spiegato che la mafia ha radici negli atteggiamenti dei prepotenti, nelle ingiustizie quotidiane, nasce e cresce per l’indifferenza di molti ed è proprio su questo che la scuola deve intervenire, insegnando che bisogna denunciare le ingiustizie e non bisogna mai, davanti ad esse, girarsi dall’altra parte e rimanere indifferenti, perché sono l’omertà e l’indifferenza a nutrire e far crescere le mafie Un’altra potente ed efficace arma contro la criminalità organizzata, ha sottolineato il magistrato, è lo studio, perché la cultura rappresenta l’antidoto più forte al consenso mafioso, in quanto è la conoscenza che porta alla consapevolezza e allo sviluppo delle coscienze. Questi concetti sono stati rafforzati dall’intervento di Luigi Dainelli, collegato da Firenze, che ha aggiunto una prospettiva personale al dibattito. Grazie alla sua testimonianza diretta, ha condiviso ricordi e aneddoti, offrendo uno sguardo più intimo sulla storia centrale del racconto. La sua presenza ha reso l’incontro ancora più incisivo, poiché ha permesso a tutti di comprendere l’impatto reale che una vita segnata dalla mafia può avere non solo sulle persone direttamente coinvolte, ma anche sulle famiglie e le comunità.
L’evento si è concluso con un lungo applauso della platea e un messaggio di speranza da parte della Dirigente scolastica. La presenza di Annamaria Frustaci ha lasciato un segno profondo: l’idea che la giustizia non sia un compito delegato esclusivamente alle forze dell'ordine, ma una responsabilità collettiva che inizia proprio dai banchi di scuola.
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