Legge di Bilancio 2026, Talerico: “Zes, Lavoro e Sanità, Sud ancora troppo subordinato”
02 gennaio 2026 16:46La Legge di Bilancio 2026 non ignora il Mezzogiorno. Sarebbe ingeneroso affermarlo. Tuttavia continua a collocarlo in una posizione subordinata: ambito di compensazione, non leva strategica di sviluppo nazionale.
Il Sud compare nella manovra come destinatario di agevolazioni selettive, come territorio “da sostenere”, raramente come soggetto produttivo centrale. Una presenza che evita il collasso sociale, ma non costruisce una prospettiva di crescita autonoma e duratura.
Zes : La manovra rafforza l’attrattività fiscale del Sud.
Il provvedimento più significativo per il Mezzogiorno è senza dubbio la ZES Unica, con la conferma e la proroga del credito d’imposta per gli investimenti produttivi. La manovra rafforza l’attrattività fiscale del Sud ed estende l’ambito degli interventi a infrastrutture, logistica, investimenti immobiliari strumentali e nuova occupazione.
L’accorpamento delle precedenti ZES regionali in una cornice nazionale unica rappresenta un passo avanti: riduce la frammentazione, limita la competizione interna tra territori e lancia un segnale di attenzione agli investimenti nel Mezzogiorno.
Ma qui emergono anche le criticità. La ZES Unica resta uno strumento fiscale, non una politica industriale. Manca una governance territoriale forte, manca un collegamento strutturato con università e sistema della formazione, mancano politiche attive del lavoro capaci di trasformare l’incentivo in occupazione stabile e qualificata.
Il rischio è evidente: attrarre investimenti opportunistici, temporanei, privi di radicamento reale. La ZES Unica è potenzialmente potente, ma lasciata sola rischia di essere un moltiplicatore fiscale, non un motore di sviluppo.
Lavoro nel Mezzogiorno: più ammortizzatori che occupazione. Sul fronte del lavoro, la manovra conferma un’impostazione prevalentemente difensiva.
Vengono prorogati gli strumenti di sostegno al reddito per le aree di crisi complessa – molte delle quali nel Sud – e rifinanziati interventi per ex ILVA, call center e lavoratori socialmente utili. Restano inoltre gli incentivi contributivi legati alla ZES e all’occupazione giovanile e femminile.
Misure necessarie, ma non sufficienti. Il lavoro nel Mezzogiorno continua a essere difeso, non generato e gestito come emergenza cronica, affidato a proroghe annuali che non costruiscono prospettive. Senza una vera politica industriale e territoriale, il lavoro resta assistito, non liberato.
Enti locali: fondi vincolati, autonomia debole. Ai Comuni del Sud arrivano risorse per attività socio-educative e servizi specifici, insieme al ripristino del turn over nella pubblica amministrazione locale. È un aiuto concreto, soprattutto per gli enti in maggiore difficoltà.
Ma manca una riforma del finanziamento strutturale degli enti locali. I Comuni restano terminali amministrativi, con margini ridotti di programmazione, schiacciati tra vincoli di spesa e bisogni crescenti. Ai sindaci del Sud si chiede di fare miracoli con strumenti ordinari. Questo non è autonomismo, è deresponsabilizzazione mascherata.
Sanità: la grande occasione mancata. Sulla sanità, infine, la manovra si limita a incrementi generici del Fondo sanitario nazionale, senza misure specifiche per colmare i divari territoriali.
Nulla di strutturale per contrastare la mobilità sanitaria passiva, la carenza cronica di personale o le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Il risultato è noto: il Sud continua a finanziare la sanità di altre regioni, perde professionisti e offre servizi diseguali. Senza una sanità territoriale forte nel Mezzogiorno, qualsiasi politica di sviluppo resta monca.
Una manovra prudente, ma senza una strategia Sud. La Legge di Bilancio 2026 mantiene strumenti di sostegno, evita il collasso sociale e incentiva investimenti attraverso la leva fiscale. Ma non costruisce una vera strategia per il Sud.
Non integra la ZES con lavoro, formazione e infrastrutture sociali. Non responsabilizza i territori e le classi dirigenti. Il Mezzogiorno compare nella manovra, ma non ne è protagonista.
La ZES Unica è un passo avanti importante, ma isolato. Senza politiche industriali, sanitarie e amministrative integrate, il Sud resta destinatario di misure, non motore di sviluppo.
Per il Sud continuano ad essere necessarie politiche di sviluppo reale e non assistenzialismo".
Lo scrive in una nota Antonello Talerico, Consigliere Comunale Catanzaro.
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