Lepera: “La felicità oggi tra il pendolo schopenhaueriano, l'illusione leopardiana e il carpe diem oraziano”

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images Lepera: “La felicità oggi tra il pendolo schopenhaueriano, l'illusione leopardiana e il carpe diem oraziano”

  07 gennaio 2023 10:34

 

DI MASSIMILIANO LEPERA

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Per secoli l'uomo si è interessato al concetto di felicità, alla sua denominazione e definizione, alle sue cause ed effetti, alla sua essenza e, soprattutto, alla sua ricerca. Dalle filosofie antiche alla psicologia, dai letterati alle persone comuni, ci si è sempre chiesti che cosa sia, effettivamente, la felicità e perché per l'uomo sia tanto importante raggiungerla e ottenerla. Ma, innanzitutto, l'uomo è cosciente quando è felice? O  meglio, noi esseri umani acquisiamo consapevolezza del nostro essere felici o esauriamo semplicemente la nostra esistenza in una vana e sterile ricerca della felicità per poi non essere neppure in grado di individuarla e, pertanto, goderne e fruirne appieno? L'uomo ha sempre discusso  dell'attesa della felicità (basti pensare a quanto sia emblematica in tal senso, ad esempio, la lirica leopardiana "Il sabato del villaggio"), focalizzando l'attenzione su quanto sia bello aspettare un lieto evento e darsi con gioia ai preparativi nell'attesa che giunga il fatidico momento e si realizzi ciò che si desidera.

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Sì, ma questa effettiva realizzazione procura la felicità o si esaurisce, come nella lirica leopardiana, tutta nell'attesa, svilendo e snaturando di conseguenza il fatidico lieto evento e l'esatto momento in cui esso si realizza concretamente? Non essendo quasi mai portato l'essere umano a godersi il momento, vivendolo appieno ed essendone conscio e consapevole in quel preciso istante in cui sta accadendo, pertanto la felicità si configurerebbe come una illusione il più delle volte, in piena linea con la filosofia leopardiana, oppure una vuota attesa, fine a se stessa. Non godendosi poi l'evento vero e proprio, non è allora l'uomo prigioniero anche di quella visione schopenhaueriana della felicità come un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore? Perché sulla noia e sul dolore, invece, l'uomo si sofferma eccome! Non dà invece il tempo alla felicità di manifestarsi che subito, come il pendolo nella fase centrale e più repentina della propria oscillazione, fugge via.

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Non sarebbe forse meglio per l'uomo, figlio della fugacità della vita e del suo inesorabile scorrere (secondo il "panta rei" degli antichi), fermarsi a contemplare e ammirare i momenti che essenzialmente egli ritiene belli e positivi per sé? Allora così direbbero forse "eureka" i filosofi epicurei, che sulla ricerca della felicità hanno improntato le basi della propria filosofia, sulla scia delle lezioni del loro maestro all'interno del kepos, il giardino delle meraviglie filosofiche. Ed ecco che torna l'eco del fanciullino pascoliano, presente in ciascuno di noi, ma spesso e malvolentieri sopito e latente, a tal punto da scomparire proprio. Perché non meravigliarsi infatti della vita e di tutto come fa il fanciullino? Con gli occhi della meraviglia si può contemplare veramente la bellezza del creato e poter dire di essere felici, seppur per un istante, dinanzi a un tramonto, a un cielo stellato, a un campo di fiori, a un panorama marino. D'altra parte, la nostra vita non è fatta di istanti? Siamo noi a doverli carpire al momento, secondo il più noto "carpe diem" oraziano, il cogli l'attimo vivendo il presente, e dar loro un senso profondo; e soprattutto siamo noi esseri umani, squarciando con forza e convinzione il velo di Maya che ci annebbia la vista interiore, a voler lasciare impronte immortali all'interno della nostra mortale e fugace esistenza. E come farlo se non ammirando tutto ciò che della nostra vita fa parte ed è a portata di mano? Perché, come dice il piccolo principe, all'interno dell'omonimo capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, "non si vede bene che col cuore: l'essenziale è invisibile agli occhi".

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