Lettera a Tito: 'Sgalipàti' ovvero sgarbati, una parola-chiave su cui riflettere a Natale e sempre

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images Lettera a Tito: 'Sgalipàti' ovvero sgarbati, una parola-chiave su cui riflettere a Natale e sempre

  19 dicembre 2022 17:38

di DOMENICO LANCIANO

Caro Tito, a volte o molto spesso, forse non riflettiamo abbastanza sui nostri comportamenti e sulle parole che li rappresentano e soprattutto sulle conseguenze che ne possano derivare. Per questo “Natale di riflessione” vorrei sottoporre alla nostra attenzione una parola-chiave che può avere spiacevoli o persino tristi risvolti o che, generalmente, riempie le nostre giornate e persino la nostra vita di profonda amarezza. Eppure, con un po’ di accortezza e di buon senso, potremmo evitare tante sofferenze, nei luoghi di vita e di lavoro, specialmente in famiglia o tra amici … oppure per i conti dello Stato italiano, come afferma la vignetta in apertura, evidenziando un debito pubblico “sgarbato” (nel senso di esagerato, rischioso e pericoloso in termini negativi per la nostra collettività, per tutti noi ed anche per le generazioni future).

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La parola-chiave di questo Natale è “sgalipàti” ovvero sgarbàti (con tutte le sue sfumature e gradazioni di gravità). Alla pagina1695 del Dizionario “Italiano – Andreolese” (gigantesca Opera in due volumi fresca di stampa del prof. Enrico Armogida di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio – CZ) possiamo leggere la seguente spiegazione sul significato della parola “Sgarbàto” così come il termine equivalente “Sgalipàtu” alla pagina 1056 del “Dizionario “Andreolese – Italiano” dello stesso Autore per come edita da Rubbettino nel 2006.

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SGALIPATI SECONDO ARMOGIDA

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Sgalipàtu (aggettivo) – 1) sgarbato, ineducato, scorretto – 2) maldestro (privo di destrezza e abilità). Questo nel significato che l’amico prof. Enrico Armogida ha tratto dal dialetto di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, mentre nel significato del vicino paese di Badolato potremmo aggiungere non soltanto l’essere sgarbato, ineducato o maleducato, scorretto, scostumato, villano, screanzato, cafone, incivile, inurbano, disgraziato, antipatico, burbero, arrogante, aspro, scorbutico, scostante, sprezzante … “tamàrru, cozzàla, rozzo, zotico, rude” …  mapure quel piglio di superbia e di superiorità (persino di violenza) che spesso sono carattere distintivo non soltanto della persona ma anche della famiglia (“razza” o gens). Infatti, spesso si soleva ricordare ad uno “sgalipàto” che … la superbia va a cavallo ma poi ritorna a piedi. E’ “sgalipatu” altresì colui che “ritorna la parola indietro” cioè contraddice in malo modo e con arroganza un interlocutore o “risponde” male ad una persona più anziana e degna di rispetto … quindi “mancanza di rispetto” … da qui si può giungere persino allo “sgarbo” da vendicare con il sangue! Quante uccisioni per una parola o una frase sgarbata o poco gentile! La cronaca nera è ricorrente in ciò, persino nelle più giovani generazioni!…

“Sgalipàtu” è il contrario di “ngalipàtu” cioè “garbato, educato, corretto, rispettoso, costumato, signorile, cortese, di buone maniere, sensibile, gentile, aggraziato, elegante, simpatico, affabile, bonario, cordiale, disponibile, ecc.”. Pare che possa derivare dall’arabo “qualib” (modello), in particolare riferito alla forma dei pezzi con cui veniva costruita una nave. Quindi, potrebbe significare “persona modello” … un concetto di buona ed efficace “adattabilità” (agli altri pezzi combacianti o persone in sintonia) e perciò alla “perfezione” e, per esteso, all’armonia. Infatti, è gentile e garbato chi è in armonia con sé stesso e con gli altri (<<https://unaparolaalgiorno.it/significato/garbo>>).

NATALE FESTA DELLA GENTILEZZA E DELLA BONTA’

Quindi, il contrario dell’essere sgarbato-sgalipàto è l’essere gentile, buono, generoso. Abbiamo trattato spesso della “Giornata della Gentilezza” che ricorre, a livello internazionale, ogni 13 novembre, quando come Università delle Generazioni siano soliti assegnare il “Gran Premio della Gentilezza” a persone che, specialmente in àmbito pubblico, sono davvero assai gentili. Ormai siamo a pochi giorni dal Natale che è, per eccellenza e per simbolo, la più vera giornata della gentilezza e della bontà. Infatti, in occasione del Natale ci si scambia regali, si cerca di stare insieme e di essere più buoni, accorti e gentilipiù del solito. Ma Natale purtroppo è soltanto una esile “tregua” nell’arco dell’anno come campo di battaglia permanente. Meglio di niente e, comunque, un’occasione in più, questo Natale, per riflettere meglio e maggiormente proprio sulla gentilezza e sulla bontà per come allontanate o tradite quando si è “sgalipàti” ovvero “sgarbati”. Negativi!… Il Natale diventa così un’oasi, una ricorrenza necessaria in un panorama avvilente!

SGARBI QUOTIDIANI

Salvo eccezioni, chi di noi non è mai stato sgarbato nella vita, più o meno gravemente, almeno una volta o più volte?… Si ha però modo, ripensandoci bene, di evitare, prestando maggiore attenzione ai nostri comportamenti, soprattutto alla lingua che – come afferma il proverbio – può far male più della spada. E si fa sempre in tempo a chiedere scusa o a riparare il danno. Comunque, per alcuni, è tale e tanta la sgarbatezza che solitamente si dice “ha un carattere sgarbato” oppure “burbero” e così via. Personalmente posso testimoniare che ho incontrato spesso, quasi quotidianamente fin dall’infanzia, troppe persone sgarbate. Già all’età di quattro anni, nella scuola materna … tanto è che il mio rapporto con la “Scuola” è stato quasi sempre difficile e problematico proprio a motivo della sgarbatezza soprattutto degli insegnanti. Generalmente, il salto di qualità dalla famiglia alla società, tramite la scuola, passa (fin dall’asilo) proprio dal dover affrontare il mondo difficile della sgarbatezza quando non della vera e propria cattiveria e di altri sentimenti non proprio positivi ed incoraggianti per un bambino o un giovane che si apre alla vita. Quanti pessimi esempi ci tocca elaborare e superare per cercare di avere un minimo di motivazione per andare avanti!… La sgarbatezza produce tanta di quella depressione psicologica che resta sempre un problema.

Infatti, nella “Storia dell’Intelligenza” (il volumetto unito, come bi-libro, al romanzo “SPIRAGLI” di Rosa Gallelli nel giugno 1992) alla pagina 437 apro proprio con una testimonianza-trauma sulla “Scuola materna” raccontando della “maestra buona” e della “maestra cattiva”(non soltanto sgarbata ma persino manesca e violenta con noi poveri bambini). E non a caso, già in copertina, come commento e precisazione al titolo di “Storia dell’Intelligenza” evidenzio la seguente frase: << Quando l’Intelligenza, se è vera Intelligenza, si fa Amore. Quando l’Amore, se è vero amore, si fa intelligenza >>.

Gli sgarbi sono così tanto presenti nella nostra vita da essere “quotidiani” in ogni situazione ed ambiente che frequentiamo. Persino nei mezzi della comunicazione sociale, dalla televisione alla radio, dai giornali ai cosiddetti “social” (facebook, twitter, ecc. ecc.). Tanto è che il critico d’arte Vittorio Sgarbi (nato a Ferrara nel 1952, attuale neo-sottosegretario alla Cultura nel governo Meloni), approfittando del proprio cognome, ha condotto sulle reti televisive Mediaset la nota trasmissione “Sgarbi quotidiani”. E degli “sgarbi” (evidenti, rumorosi e spettacolari) ne ha fatto uno stile personale, come tantissimi altri personaggi televisivi e pubblici. Non ci meravigliano più di tanto se la “sgarbatezza” è diventata ancora più di moda e di cattivo esempio per bambini e giovani. Ci viene spontaneo asserire che viviamo in un mondo sgarbato e in una società violenta … infatti, spesso la sgarbatezza si trasforma in violenza. E questo è un grosso problema, anche pedagogico. Tanto grosso che io sono portato a ritenere che sia uno dei più gravi quanto trascurati, pure per la sempre maggiore ed enorme diffusione … tanto che. Al giorno d’oggi, sembra essere normale essere “sgalipàti – sgarbàti”. Quasi che va di moda in tutti i settori e gli ambienti. Persino al Parlamento!…

CHI “VENDE” GENTILEZZA PUO’ DIVENTARE RICCO

Caro Tito, non ti nascondo che soffro troppo in questa società sgalipata-sgarbata quasi a tutti i livelli. Infatti, la sgarbatezza può essere grossolana ma anche sottile, così sottile da essere, a volte, spietata e cinica, perfida e distruttiva.  E soffro sempre di più, non soltanto perché la sgarbatezza è aumentata rispetto ai decenni passati, ma anche e soprattutto perché ho passato una vita ad aumentare la mia sensibilità verso valori di sempre maggiore gentilezza e di autenticità già fin dalla mia prima infanzia a Kardàra. Infatti, sono nato e mi sono cresciuto in un contesto di “Armonia” ambientale (famiglia, natura, ecc.), al cui centro ci sono sempre stati altruismo e generosità. E, soprattutto, ho cercato sempre di vivere in modo “etico” così come è stato antico costume e tradizione in tutte le generazioni della mia genealogia.

Poi, ho cercato di completare e perfezionare questa sensibilità con la religione, con accurati studi umanistici e sociali. Puoi immaginare, perciò, quanto possa essere la mia sofferenza quando ho a che fare con persone ed ambienti piuttosto “sgarbati” per non dire altro, specie quando tale ambiente è permanente e non puoi evitarlo. Diventa un vero martirio. Capisco, adesso, cosa può significare quando si diceva che gli intellettuali (intesi come persone troppo sensibili) <> che non è per superbia ma per difendersi, per non soffrire. Infatti, più una persona si sensibilizza e più è costretto ad isolarsi proprio per non ricevere male e così soffrire molto. Certo, tale situazione è fortemente paradossale, dal momento che una persona cerca di sensibilizzarsi sempre di più proprio per essere utile alla società, mai pensando che poi è la società “sgalipàta” che lo costringe alla fuga, all’isolamento e, quindi, all’auto-emarginazione. All’esilio.

Nell’ottobre 2018, alle famose Terme di Abano (Padova) ho avuto modo di incontrare una coppia di anziani molto garbati e sensibili, i quali mi raccontavano che cercavano il più possibile di frequentare terme, alberghi, ristoranti e negozi di lusso dove erano sicuri di ricevere garbate attenzioni, gentilezze, cortesie e buone maniere. <> così mi dicevano. Beati coloro che, alquanto ricchi, possono permettersi tutto ciò.Sembra paradossale che bisogna ricorrere a tali espedienti per ricevere e respirare un po’ di gentilezza!!!… Forse il turismo di qualità aumenta proprio come riparo alle buone maniere, per ricevere garbo, stile e rispetto. Così la gentilezza diviene ancora di più un grande valore professionale e di distinzione persino merceologica e di mercato nel contesto della concorrenza tra servizi pubblici. La gentilezza è così rara, tanto che coloro i quali “vendono” gentilezza possono diventare ricchi!!! … Conosco diverse persone che, con la gentilezza, si sono guadagnate case, soldi e altri vantaggi personali e sociali.

LA SENSIBILITA’ DEL GIOVANE GIOVANNI MASTROSTEFANO

Caro Tito, in questi ultimi tre mesi mi sono chiesto che vita e che futuro avrà il trentenne Giovanni Mastrostefano, che ho avuto modo di apprezzare quando, qualche anno fa, era presidente dell’associazione giovanile culturale agnonese “IAM” (parola che in dialetto significa “andiamo, diamoci una mossa, impegniamoci”). L’ho visto così tanto sensibile, preparato, motivato e gentile che gli ho proposto di sposare la causa della desertificazione dei borghi e delle ruralità per concorrere ad essere eletto al Parlamento Europeo dove portare le istanze dello spopolamento che fa soffrire e persino morire vasti territori non soltanto dell’Italia ma dell’intero vecchio continente e là dove la cosiddetta globalizzazione è passata come Attila facendo “terra bruciata”. Una globalizzazione che più sgarbata non si può. Globalizzazione assassina!

Mi chiedo ancora che vita e che futuro avrà lui, così tanto sensibile da sentire la necessità (ormai assai rara nei giovani di adesso) di viaggiare per mesi e mesi dal Nepal all’India e per tutto l’Estremo Oriente alla ricerca sicuramente di conoscenza, di spiritualità e di valori ma anche di risposte a domande interiori che animano la sua splendida personalità. L’altro giorno(giovedì 15 dicembre 2022) era appena entrato in Vietnam, come evidenzia questa foto che lo ritrae al posto di frontiera, sotto la bandiera di quella valorosa nazione asiatica che ha occupato gran parte dei nostri pensieri negli anni sessanta e settanta per quella massacrante “guerra” coloniale ed imperialistica imposta prima dai francesi e poi dagli Stati Uniti d’America. Un trauma per la nostra gioventù, allora alle prese proprio con la rivoluzione culturale ed etica.

Che senso ha, nel mondo di sempre e di oggi in particolare, sensibilizzarsi così tanto se poi si ha a che fare (nei luoghi di vita e di lavoro) con una società sempre più sgarbata, concorrenziale, scorretta, violenta?… Una qualche risposta mi ha dato, giorni fa, il prof. Sergio Sammartino, il quale (forse unico di Agnone e dintorni) all’età di 17 anni, attorno alla metà degli anni 70, è partito da solo per un lungo viaggio in India per soddisfare quesiti esistenziali personali ed universali. L’amico Sergio è ancora convinto che, comunque, bisogna impegnarsi eticamente a contrastare il sempre più crescente andazzo negativo, poiché altrimenti il mondo sarà dominato da persone e valori deprimenti e selvaggi. Lepratiche e le testimonianze etiche sono sempre più essenziali. Più il mondo peggiora e più bisogna mantenersi desti nei grandi valori umanistici!…

Adesso sto lavorando affinché Sergio e Giovanni possano incontrarsi (magari e meglio se in una conferenza pubblica, in collaborazione con qualche associazione culturale locale) per condividere le rispettive esperienze di due giovani agnonesi che, a distanza di quasi 50 anni, hanno effettuato i medesimi percorsi di ricerca spirituale ed esistenziale. Sergio è poi diventato intellettuale molto impegnato e validissimo docente umanistico nei licei … e Giovanni?… Dopo questa importante esperienza, continuerà a portare avanti (assieme al padre, ai fratelli e alla zia) l’avviata azienda di famiglia?… E come vorrà far valere questa speciale esperienza di viaggio nella vita normale, quotidiana in un mondo di sgarbati?… Auguri, Giovanni!

GLI UCRAINI AL FREDDO E AL GELO COME GESU’

Caro Tito, la guerra è la massima sgarbatezza che ci possa essere. Senza alcun dubbio!… Così come la miseria, le povertà, le schiavitù imposte a miliardi di esseri umani in tantissimi modi!… Viviamo in un mondo troppo sgarbato perché possa avere una qualche salvezza, una qualche via d’uscita dalla catastrofe che si sta preparando per troppa cattiveria. L’esempio più cinico e perfido ci è dato dallo scorso 24 febbraio dalla Russia che sta, in pratica, distruggendo il popolo e il territorio ucraino con una guerra che sembrerebbe fuori dal tempo se non fosse che, pure noi, ne sentiamo le tristissime conseguenze.

A nostra memoria, mai un Natale è stato il simbolo più vero e vivente, con il freddo ed il gelo cui l’intero popolo ucraino è costretto per la follia di quei pochi che il popolo russo tollera ancora senza ribellarsi, facendo tacere la sua antica coscienza e civiltà.E’ il simbolo di Gesù questo popolo ucraino, così al freddo e al gelo climatico e delle morti e distruzioni causate dalla guerra!…  Gesù, nato al freddo ed al gelo, così come la conseguente “strage degli innocenti” voluta da Erode si attualizza nell’Ucraina da quella Russia di un Putin nel ruolo di Erode oltre che di Attila. Infatti non è una guerra militare bensì contro i civili e, in particolare, contro i bambini che sono i più veri màrtiri di questa follia russa condivisa da pure da altri.

Noi siamo troppo microscopici ed inadeguati per capire i disegni divini (ammesso che ci sia un Dio). Tuttavia, la nostra sensibilità e la nostra coscienza si ribellano dinanzi a tutti questi “sgalipàti” storici. E non troviamo ancora il modo di evitare tutte queste follie ed estreme sgarbatezze al buon senso e alla Pace. Troppo microscopici ed inadeguati ci sentiamo, schiacciati pure noi da questa gigantesca “sgalipatezza” storica e altro non possiamo fare se non dare almeno una carezza ed un qualche concreto conforto a chi soffre in Ucraina così come in tantissime altre situazioni e parti del mondo, compresa casa nostra. Così come agli iraniani, in particolare le donne, che da settembre ormai sono alle prese con un tentativo di libertà dalla troppo intransigente tirannia teocratica che si è insediata nel 1979 con il regime degli Ayatollah iniziato da Khomeyni (ricordo bene il suo insediamento a Teheran, dopo l’arrivo dall’esilio parigino).

PER LA PACE E LA LIBERTA’ IN IRAN

Caro Tito, dal 1979 in poi tante volte il popolo iraniano ha cercato di ribellarsi alla dittatura religiosa che ha fatto ripiombare il Paese nel medioevo più buio e anacronistico. La Religione è bella se rispetta la persona ed il popolo non quando costringe a regole e comportamenti che fanno soffrire oltre ogni limite e buonsenso. Proviamo sdegno e ribrezzo per le repressioni cruente (sono morte già migliaia di persone in tre mesi di proteste, dall’assassinio della 22enne MahsaAmini il 16 settembre scorso) ed anche per le esecuzioni di Stato di chi protesta per rivendicare la libertà ed una vita più civile ed accettabile pure nel confronto con le altre Nazioni.

La nostra più sentita solidarietà va al popolo iraniano, ma anche a tutti quei popoli che sono assoggettati alle dittature, più o meno spietate. Di fronte a tali dittature noi in Occidente non dovremmo lamentarci … se non fosse che pure da noi si è da tempo instaurata una dittatura economica-finanziaria (sposata da taluni ambienti politici e sociali) che sta immiserendo i nostri popoli a tal punto che aumentano i milioni di poveri assoluti mentre le conquiste sanitarie e del lavoro sono state ridotte quando non negate. Non c’è sufficiente dignità nemmeno da noi, a ben vedere. Stiamo regredendo governo dopo governo, generazione dopo generazione di politici “sgalipàti” che premiano i ricchi e penalizzano i poveri e persino la classe media.Il mondo si sta sempre più polarizzando in contrapposte dittature dolorose per dominarlo.

E, a proposito di politici “sgalipàti” di casa nostra, voglio essere solidale con l’amico generale della GdF Emilio Errico, il quale ha scritto recentemente un accorato articolo, pubblicato lo scorso 14 dicembre da <<https://calabria.live/la-vecchia-fabbrica-dei-derivati-del-bergamotto-di-reggio-di-arenella/>> . Possibile mai che, nonostante sia già stata finanziata la ristrutturazione, non si riesce ancora a valorizzare e rendere fruibile un glorioso e raro patrimonio di archeologia industriale e sociale di cui la nostra Calabria dovrebbe andare orgogliosa e fiera?… Speriamo che Reggio Calabria abbia presto quanto chiede il generale Errico!

RICORDIAMO I MORTI DI QATAR 2022

Caro Tito, nelle scorse settimane ci siamo beati del sempre entusiasmante spettacolo del gioco del calcio, espresso ai massimi livelli nel campionato mondiale del Qatar tra le più brave squadre nazionali. Faccio spesso riferimento alla necessità di pensare a quanti sono stati i morti o gli infortunati a vita per realizzare grandi e piccole infrastrutture private e sociali. Ed ho sempre sollecitato le Istituzioni non soltanto a vigilare sulla prevenzione ma anche ad intitolare ponti e gallerie e altre opere proprio ai lavoratori che hanno sacrificato l’esistenza nella loro costruzione; come sono riuscito a fare il 02 maggio 2011 con il viadotto sul fiume Sente intitolato a Francesco Paolo Longo, unico operaio morto sul lavoro nella costruzione di quel gigantesco ponte che unisce il Molise con l’Abruzzo ed è alto 185 metri. Così, mentre si svolgevano le partite di calcio e miliardi di persone erano intente a seguire questo grande spettacolo anche per televisione, ho pensato a tutti i lavoratori morti per costruire quegli stadi, quelle strade e quei tanti altri servizi che in Qatar facevano bella mostra di sé, pure per mostrarne l’opulenza e la magnificenza di quel piccolo Stato arabo del Golfo Persico la cui ricca e sfarzosa economia si basa sulla vendita di gas e petrolio.

Sono occorsi undici anni per costruire quelle grandi opere e lo Stato del Qatar ha utilizzato decine di migliaia di lavoratori provenienti da varie nazioni, soprattutto asiatiche (India, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Nepal, Filippine, ecc.) ed africane, perché costavano poco e perché si adattavano a lavori pesanti, ad una vita (anche climatica) e ad un trattamento al limite della sopportazione umana. Infatti, la stampa occidentale si è spesso soffermata sulla mancanza di diritti umani per i lavoratori (specie se emigrati) usati dalle cosiddette “autocrazie” o “dittature” come il Qatar. Il 17 novembre, qualche giorno prima dell’inaugurazione del torneo mondiale di calcio (20 novembre – 18 dicembre 2022), ho letto il seguente articolo <<https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/morti-costruzione-stadi-qatar>>che considerava, come quasi tutta la stampa internazionale, l’enorme ed indegno costo in vite umane di tale manifestazione.

Certo 6500 morti in undici anni (stima per difetto) sono davvero troppi e mi chiedo se valga veramente la pena realizzare spettacoli così sontuosi a questi altissimi prezzi di vite umane. Pensavamo che la modernità avesse dismesso pratiche ancestrali e che i sacrifici umani non ci fossero più. Invece, si sacrificano ancora vite umane agli Dei pagani. In particolare al Dio denaro e alla Vana Gloria. E per nazioni come il Qatar (dove vige una dittatura d’altri tempi) non importa quante vite umane possano venire sacrificate per questi riti pagani, purché il divertimento venga assicurato, così come il “business”.<< E poi … cosa vuoi che sia … è poca cosa se a morire sono i poveri del mondo … la loro vita vale quasi niente! … >>E’ così che la devono pensare i straricchi padroni di questo pianeta. Taluni organi di stampa stimano che in Qatar siano morti oltre diecimila lavoratori negli undici anni di preparazione del Mondiale di calcio. Ed io credo a tale valutazione, pure considerato i regìmi che governano quelle aree islamiche dove il Corano è soltanto un ornamento da esibire e non da osservare! Come, d’altra parte, pure da noi sono disattesi sia il Vangelo che altre Opere di saggezza che l’Umanità abbia finora elaborato a difesa e a rispetto della vita umana.

Ma i Mondiali di calcio in Qatar pare che (come riferiscono le cronache) abbiano prodotto altre negatività, come, ad esempio, uno scandalo che ha coinvolto alcuni esponenti politici del Parlamento europeo, corrotti proprio dal Qatar (e anche dal Marocco e forse da altre entità estere) per far passare l’idea che in questi Paesi sono rispettati i diritti umani, in particolare per i lavoratori immigrati che hanno lavorato alle strutture utilizzate proprio per tali Mondiali. Quanti intrighi e sofferenze a scapito dei più deboli, ma anche per mettere in crisi i metodi democratici e persino la civiltà occidentale sotto attacco, appare evidente, prima dal Covid intenzionale, adesso dalla guerra scatenata dalla Russia! Ci aspettano tempi fin troppo impegnativi! … Precisiamo che lo Stato del Qatar ha un territorio quasi tutto desertico di appena 11.437 kmq (molto meno della Calabria) e quasi 3 milioni di abitanti, un terzo dei quali nativi mentre il resto sono lavoratori stranieri, in massima parte stagionali (in genere asiatici e africani). Ovvio, non sindacalizzati!

SALUTISSIMI

Caro Tito, nell’ultima sua fotografia sociale, l’ISTAT – Istituto di Statistica ha riferito che, in questi ultimi anni, il popolo italiano si è intristito di molto ed ha perso le speranze di una vita migliore. Malinconie e pessimismi sicuramente giustificabili pure perché derivati dal lungo periodo pandemico (dal febbraio 2020 sono ormai quasi tre anni), dalla conseguente crisi economica, sociale e politica nonché da governi che non riescono più ad infondere fiducia e sicurezza. E di mezzo c’è anche l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia, con la paura di un allargamento del conflitto pure da noi o addirittura il terrore di una soluzione nucleare. Di giorno in giorno peggiorano le situazioni e gli stati d’animo. Stiamo subendo sgarbatezze di ogni genere e probabilmente stiamo arrivando ad una svolta complessivamente più negativa e dolorosa, senza alcuna certezza sulle garanzie civili. E’ come se, improvvisamente, sentiamo mancarci il terreno sotto i piedi. Un vero terremoto sociale e di civiltà. E siamo così tanto avviliti che non abbiamo la forza di reagire. Eppure urge trovare adeguate vie di uscite. Diàmine, ci sarà una qualche uscita di sicurezza?!?!…

Dobbiamo assolutamente reagire a tutta questa negatività (imposta), attingendo ai valori migliori della “Prima Italia” e, come asserisce dal 2019 il filosofo Salvatore Mongiardo, del “Pentalogo” di Pitagora di Crotone (adottando i cinque principi dell’etica): libertà, amicizia, comunità di vita e di beni, dignità della donna e vegetarismo. Senza etica il mondo rischia di autodistruggersi. I valori pitagorici hanno ispirato Gesù di Nazareth, il quale li ha rielaborati, perfezionati ed arricchiti a tal punto da edificare una civiltà dell’etica universale … universale come lo è la matematica e, quindi, non soggetta a cambiamenti di tempo e di luogo. Infatti sono principi immutabili e validi per tutti. Questa etica dobbiamo ritrovare e adottare.

Intanto ci sono emergenze da affrontare sotto ogni aspetto. Quella più urgente è inerente la salute nostra edi chi soffre più di noi perché è alle prese con malattie gravi e spesso rare, per la cui soluzione è assolutamente necessaria ed urgente la ricerca biomedica. Per aiutare tale ricerca scientifica volta il più possibile alla soluzione delle malattie, il nostro impegno dovrebbe essere sempre forte e costante, ma (forse) avvicinandosi il Natale il nostro animo e il nostro cuore sono più propensi a dare ascolto agli appelli, come quelli televisivi di Telethon.

Il genere umano è attaccato da tante malattie già di per sé stesso e deve combattere contro tante altre negatività e diffusi disastri sociali e naturali. A ciò si aggiungono pure troppe violenze, più o meno gravi, provocate da noi stessi… con la nostra “sgalipatezza”.E’ giunto il tempo di darci finalmente una regolata, poiché stiamo rischiando così grosso che c’è in gioco la stessa futura sopravvivenza dell’Umanità. Quindi, cerchiamo di sforzarci nel concentrare tutte le nostre energie psico-fisiche ed economiche per la risoluzione di più sofferenze possibile. Lo dobbiamo alle presenti e alle future generazioni. E all’Armonia!…

ft natale due

Caro Tito, sai bene (ormai da oltre 12 anni) come e quanto sia sensibile all’Armonia, per cui tutto di me (vita e scrittura) proprio e solamente all’Armonia tende. Natale è uno dei simboli dell’Armonia pure per noi laici, per cui mi sembra che non ci sia augurio migliore da dare a te, alla tua famiglia (in particolare al tuo nipotino Leonardo e a tutti i bambini di questo malconcio pianeta), ai nostri lettori e al mondo intero: Armonia! Una parola da tenere presente, esercitare e non dimenticare mai! Buon Natale in Armonia, allora! Intanto grazie per pubblicare questa “Lettera n. 438”. Alla prossima n. 439 e un fraterno abbraccio,

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

P.S. – Proprio mentre stavo per inviarti questa lettera, ho avuto modo di appurare da <> che in Iran una dottoressa di 36 anni, Aida Rostami, per aver curato alcuni feriti delle manifestazioni anti-Ayatollah è stata arrestata, torturata ed uccisa. Il suo corpo è stato restituito alla famiglia riferendo che Aida era morta in un incidente stradale. Però, i medici legali che l’hanno poi visitata affermano di aver costatato i segni tipici delle sevizie di regime. Ho messo sul mio desktop la sua foto, come promemoria e solidarietà, ma anche come segno della mia indignazione!

Mi sembra assai strano che, per la gravissima situazione in corso in Iran dal 16 settembre, non intervengano gli Stati del mondo (isolatamente o come Nazioni Unite), specialmente quelli che si vantano di essere democratici e paladini dei diritti umani. In Iran un popolo viene massacrato e nessuno si muove, se non le piazze delle persone più sensibili alla solidarietà. Non basta più la condanna formale, lì il regime uccide!

ITER-City, domenica 18 dicembre 2022 ore 16.24 – Da ben 55 anni (cioè dal settembre 1967) il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”.  Le foto sono state prese dal web o sono state fornite dagli interessati.

 

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