
di CATERINA MURACA
Un viaggio nella giovinezza, nella formazione personale e nella continua ricerca di sé. È questo il cuore de “L’undicesimo gioco di Abulafia”, il romanzo di Mauro Campello presentato alla Libreria Coriolano di Catanzaro. Accanto a Campello erano presenti anche i due editori della casa editrice La Città del Sole, che hanno contribuito a raccontare il percorso che ha portato alla pubblicazione del romanzo, soffermandosi sulla lunga maturazione dell’opera e sul lavoro editoriale.
L'opera offre una narrazione intensa e stratificata che accompagna il lettore dentro gli anni universitari di due giovani studenti, tra amicizie, amori, illusioni e passaggi inevitabili verso l’età adulta.
Ambientato nella Lombardia degli anni Ottanta, il romanzo si sviluppa quasi interamente all’interno di un antico collegio universitario ospitato in un palazzo rinascimentale. Un luogo che nel libro assume un significato profondo: non soltanto spazio fisico, ma rifugio emotivo, microcosmo sospeso e protetto dal caos del mondo esterno. È lì che i protagonisti vivono il loro percorso di crescita, scandito da dialoghi continui, relazioni sentimentali e interrogativi esistenziali.
Uno degli elementi più particolari dell’opera è la struttura narrativa. Ogni capitolo è accompagnato da richiami musicali agli anni Ottanta con riferimenti a diversi artisti di quei tempi come Francesco De Gregori e Gino Paoli, creando una colonna sonora emotiva che accompagna il racconto e restituisce tutta la nostalgia di un’epoca.
Il romanzo, al quale Campello ha lavorato per circa trent’anni, alterna momenti narrativi più riflessivi ai dialoghi tra i protagonisti, in cui emergono esperienze, emozioni e frammenti che richiamano anche il vissuto personale dell’autore. Una scrittura che intreccia memoria autobiografica e costruzione letteraria, mantenendo costante il confronto tra interiorità e realtà.
Particolarmente simbolica anche la scelta della copertina, ispirata al celebre “Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch. Un’immagine che richiama il dualismo presente nel romanzo: da una parte la ricerca della bellezza, dall’altra la presenza costante del male, della fragilità e della disillusione. Un contrasto che accompagna anche il percorso di studio dei protagonisti, studenti di medicina chiamati a confrontarsi quotidianamente con il limite umano.
Ma è soprattutto il titolo a custodire il significato più enigmatico dell’opera. Il riferimento ad Abulafia, filosofo e mistico ebreo del XIII secolo, apre infatti diverse chiavi di lettura. Nel corso del dibattito attorno al libro è emersa anche un’interpretazione legata alla tradizione esoterica spagnola: “l’undicesimo gioco” sarebbe una pratica simbolica capace di condurre alla visione del proprio doppio, a un confronto con se stessi libero da maschere e illusioni.
In questa prospettiva, il romanzo diventa anche una riflessione sull’identità: la possibilità di osservarsi dall’esterno, giudicarsi con lucidità e comprendere chi si è davvero una volta terminata la protezione della giovinezza.
Il numero undici, che supera la perfezione simbolica del dieci, rappresenta così il momento dell’imprevisto, della rottura degli equilibri, dell’ingresso definitivo nella vita adulta. È il “gioco” finale, quello in cui la posta in palio non è più il divertimento o la scoperta, ma la costruzione della propria identità.
Nel libro ricorrono inoltre simboli, geometrie e riferimenti spirituali — come i quadrati magici e immagini legate al profeta Ezechiele — che contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra realtà e dimensione simbolica, quasi sacrale.
Un’occasione di confronto su memoria, formazione e trasformazione personale. Un romanzo che parla di università e giovinezza, ma che in fondo racconta qualcosa di universale: il difficile momento in cui si smette di essere ragazzi e si è costretti, finalmente, a guardarsi davvero dentro.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797