L'intervista, Stefania Rocca a Catanzaro e Lamezia: "Interpreto una donna fragile ma con la capacità di evolversi"

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Stefania Rocca

Stefania Rocca sarà a Lamezia Terme il 29 aprile e a Catanzaro il 30 aprile con lo spettacolo "Il silenzio grande"

  28 aprile 2022 09:56

di CLAUDIA FISCILETTI

Uno dei volti più conosciuti di cinema e televisione arriva a teatro per uno spettacolo emozionante. Stefania Rocca fa parte de “Il silenzio grande”, opera teatrale scritta da Maurizio De Giovanni e diretta da Alessandro Gasmann, e sarà a Lamezia Terme il 29 aprile, al Teatro Grandinetti, e a Catanzaro il 30 aprile, al Teatro Comunale. L’attrice torinese veste i panni di Rose Primic, moglie di Valerio, il protagonista interpretato da Massimiliano Gallo. “È una donna dolce, fragile, ma con la capacità di evolversi e di imparare dalle nuove generazioni”, la descrive così Stefania Rocca durante l’intervista.

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Qual è il ruolo di Rose ne “Il silenzio grande”?

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“Asseconda, come puo’, il marito Valerio che è uno scrittore di grande talento e fama. Nei confronti dei figli, invece, tenta di colmare quelle mancanze affettive che derivano proprio dal marito. È abituata a gestire tutto da sola e, quando i Primic incontrano dei problemi economici, decide di vendere la casa. Questa è occasione per prendere coraggio e confrontarsi col marito, dice tutto quello che non ha mai detto in un viaggio tra presente e passato, coscienza e ricordi. Più interpreto Rose e più mi avvicino a lei, ne apprezzo le sue sfumature”.

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 Ha lavorato sia in Italia che all’estero, ha riscontrato delle differenze nell’approccio all’ambiente lavorativo?

“Si tratta, per lo più, di diversità nell’impianto produttivo. Le grandi produzioni permettono di dedicare più tempo ai dettagli da curare in ogni singola scena. Il resto, poi, dipende dalla personalità del regista e dalla rapporto che instaura con la troupe”.

 Il lockdown ha dato modo agli artisti di far sentire la propria voce durante un periodo storico tanto delicato. Un tale fermento è riuscito a porre le premesse per un cambiamento nel mondo di cinema, televisione e teatro?

“I cambiamenti arrivano molto lentamente, ma almeno abbiamo rotto quel silenzio che ci rendeva invisibili! Ci siamo riuniti perché abbiamo preso consapevolezza e vogliamo modificare alcune dinamiche e, ovviamente, vogliamo tutelarci. È un modo per essere coinvolti nei processi decisionali che riguardano la nostra professione”.

 A proposito di tutelare la professione degli attori, lei fa anche parte dell’associazione UNITA, nata proprio per questo motivo.

“Si, credo sia importante avere un punto di riferimento, di conoscere le esigenze di chi appartiene alla stessa categoria lavorativa, con cui promuovere iniziative di informazione e formazione, sviluppando sempre di più e al meglio questo settore”.

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