


Disponibile il terzo libro del docente e giornalista: un saggio-manifesto che indaga lo sconvolgimento emotivo dei nuovi inizi e celebra la memoria della Generazione X. A breve l'annuncio del calendario completo delle presentazioni nel comprensorio, con la prima data ufficiale già fissata a Petronà.
01 giugno 2026 09:26di FRANCESCA FROIO
Ci sono voci capaci di scardinare la superficie della quotidianità per restituirci la profondità del vissuto, trasformando la parola scritta in un veicolo di pura emozione. Una di queste è senza dubbio quella del professor Enzo Bubbo. Docente di scuola secondaria di primo grado, giornalista e fine osservatore sociale, Bubbo possiede quel dono raro e prezioso di saper raccontare il mondo, accendendo riflessioni.
Dopo il successo delle sue precedenti fatiche letterarie, “Semi di legalità” e “Siamo fatti di parole”, questo cammino narrativo tocca oggi una nuova, fondamentale tappa con la pubblicazione del suo terzo libro, intitolato “Il fascino della prima volta”, edito da Officine Editoriali da Cleto. L’opera, impreziosita dalla splendida e suggestiva copertina curata da Andrea e arricchita dalla prefazione di Stefano Bolotta, giornalista originario di Petronà, e dalla densa postfazione del filosofo Massimo Iiritano, si presenta come un vero e proprio saggio-manifesto. “Un libro che contiene altri libri”, lo definisce lo stesso autore, strutturato attorno a un’architettura concettuale che rincorre costantemente il numero dodici. Dodici declinazioni, dodici tappe in cui la "prima volta" viene stanata e analizzata nei contesti più disparati dell’esperienza umana: la famiglia, la delusione, l’amicizia, la guerra, la politica, il disagio giovanile, la scuola, la povertà, la bellezza, l’inquinamento, l’amore e la morte.
È proprio attraverso una triade di parole che iniziano con la consonante "S" che il professor Bubbo introduce la sacralità dell'esordio esistenziale: sconvolgimento, soglia, sisma.
“Quando l’aggettivo numerale ordinale, primo o prima che sia, attraversa la nostra vita, i nostri occhi esprimono più luce”, spiega il professore. “C’è un’aura quasi sacra attorno a una prima volta. È quel momento sospeso in cui l’aspettativa incontra la realtà, creando un cortocircuito di emozioni che non si ripeterà più con la stessa intensità. Tutto è nuovo e, per questo, tutto è più grande”.
In questa terra di mezzo i sensi sono amplificati e si constata una profonda vulnerabilità; ci si scopre esposti, nudi di fronte all'inedito, perché nulla si impone con la stessa forza di ciò che non conosciamo ancora. D'altronde, il cervello umano è biologicamente programmato per dare priorità alle novità. Richiamando la straordinaria intuizione di Virginia Woolf, Enzo Bubbo parla di veri e propri “momenti di essere” attimi di una chiarezza sconvolgente e di un'intensità emotiva tale da scuoterci, risvegliandoci dal sonnambulismo della routine quotidiana.
Anche l'analisi filologica della parola "fascino" si fa specchio della complessità del testo. Bubbo ne ricostruisce l'evoluzione storica, ricordando come nel passato il termine indicasse il malocchio, il beneficio o il legame magico. È solo a partire dal Cinque-Seicento che il vocabolo muta pelle, diventando sinonimo di richiamo, attrattiva e seduzione. Una metamorfosi semantica che riflette la natura ambivalente del saggio. Il professore, d’altronde, non nasconde la sua predilezione per questo genere letterario e, citando Franz Kafka, ricorda come “bisognerebbe leggere soltanto libri che mordono e pungono”.
Un altro concetto cardine associato al testo è racchiuso nel verbo “trasecolare”. La prima volta racconta l'esatto istante in cui il mondo sembra caderti addosso. È l’essere colti da uno shock e da un’incredulità tali da rimanere sbalorditi, paralizzati, quasi allibiti. Trasecolare va ben oltre lo stupore ordinario: è quel momento in cui il tempo esterno sembra fermarsi, mentre all'interno monta un'onda incontrollabile di sorpresa.
Per dare corpo a questa indagine sulla percezione, il saggio si appoggia anche alle intuizioni di grandi maestri della comunicazione contemporanea. Da un lato Lorenzo Jovanotti, che definisce la giovinezza non come un dato anagrafico, ma come l’atto stesso di iniziare: “Anche quando hai cento anni, quando sei all’inizio di qualcosa sei nella tua giovinezza. Ignoro la mia età specifica perché sono alla ricerca di nuovi inizi”. Dall'altro, Stefano Benni e la splendida metafora dei due orologi contenuta nel romanzo Saltatempo: il tempo cronologico (quello fuori, misurabile, oggettivo, legato ai ritmi sociali) e l’“orobilogio” (il tempo interiore, emotivo e psicologico). È proprio all'interno dell'orobilogio che il fascino della prima volta gioca il suo ruolo da protagonista, rendendoci pienamente e profondamente umani.
Infine, il libro si configura come un caloroso tributo all’Arenacchio, il quartiere in cui l'autore è nato e cresciuto e alla Generazione X. Quella generazione che il sociologo Douglas Rushkoff ha definito spettatrice di un tempo unico e irripetibile. Un gruppo anagrafico caratterizzato da una straordinaria eccezionalità, un vero e proprio fenomeno antropologico che ha vissuto lo spartiacque della storia recente, portando con sé ali per volare ma anche radici profonde per non perdersi.
Un ringraziamento speciale e commosso, nelle parole finali dell'autore, va anche a Marco Iiritano, prezioso punto di riferimento che lo ha nutrito e supportato non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto umano.
L'attesa nel territorio per l'uscita del volume è già altissima. Per questa ragione, l'entourage dell'autore ha fatto sapere che a breve verrà ufficializzato il calendario dettagliato delle presentazioni del libro nel comprensorio. Sarà un'occasione imperdibile per incontrare dal vivo il professor Bubbo, ascoltare la sua viva voce e dialogare con lui e con gli ospiti che lo affiancheranno in questo tour culturale a chilometro zero. Il cammino prenderà ufficialmente il via con la prima tappa in programma il prossimo 19 giugno a Petronà, mentre le date, i luoghi e gli orari dei singoli appuntamenti successivi verranno divulgati nei prossimi giorni.
Con “Il fascino della prima volta”, Enzo Bubbo non ha firmato soltanto un saggio di straordinario valore culturale, ma ci ha regalato una bussola emotiva. Un invito a non smettere mai di cercare nuovi inizi, a lasciarsi "pungere" dalla lettura e, soprattutto, a ritrovare lo smalto e la luce nei nostri occhi ogni volta che ci troviamo davanti a una nuova, imprevedibile soglia.
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