
di ANTONIO LOMONACO*
Sono trascorsi dieci anni dall’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso. Dieci anni da quella notte del 9 agosto 2016 che ha strappato alla sua famiglia, ai suoi amici e all’Avvocatura calabrese un uomo e un professionista stimato.
Per me ricordare Francesco non è soltanto un dovere istituzionale. È qualcosa di profondamente personale. Francesco era un mio amico.
Il tempo trascorso non attenua il dolore né cancella il ricordo della sua umanità, della sua intelligenza e della passione con cui esercitava la professione forense.
Oggi, da Garante regionale per la tutela delle vittime di reato, sento ancora più forte il dovere di ricordarlo. Perché dietro ogni vicenda giudiziaria, dietro ogni sentenza e ogni ricostruzione processuale, c’è innanzitutto una vittima. C’è una vita interrotta e ci sono affetti che continuano a portarne il peso.
Ma l’assassinio di Francesco porta con sé anche un significato che riguarda l’intera comunità civile.
Francesco fu colpito mentre esercitava liberamente e con determinazione la propria funzione di avvocato. Colpire un avvocato per le difese che assume e per il lavoro che svolge significa tentare di intimidire non soltanto un professionista, ma la stessa libertà della difesa, principio essenziale dello Stato di diritto.
Un avvocato non è il proprio assistito. Non appartiene alle vicende, alle contrapposizioni o agli interessi delle persone che difende. L’avvocato appartiene soltanto alla legge, alla propria coscienza e alla funzione che è chiamato ad esercitare.
È un principio che non dovrebbe mai essere necessario ribadire. Eppure la storia di Francesco ci ricorda quanto possa essere alto il prezzo pagato da chi quella funzione la esercita con indipendenza e coraggio.
A dieci anni di distanza, il suo nome non appartiene soltanto alla memoria giudiziaria della Calabria. Appartiene alla memoria di una comunità che non può dimenticare le proprie vittime.
Oggi il mio pensiero va soprattutto alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene.
Il mio, però, è anche il ricordo dell’amico. Dieci anni sono passati. Francesco manca ancora. E ricordarlo significa continuare ad affermare che nessuna violenza potrà mai avere l’ultima parola sulla libertà, sulla giustizia e sul diritto di difesa.
*Garante regionale per la tutela delle vittime di reato della Calabria
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