Magistratura e referendum, a Catanzaro l’incontro dell’Ande per capire le ragioni del Sì e del No

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images Magistratura e referendum, a Catanzaro l’incontro dell’Ande per capire le ragioni del Sì e del No


  08 marzo 2026 08:43

di FRANCESCO IULIANO

Confrontarsi sulle ragioni del Si e del No del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimo, è stata l’idea della sezione di Catanzaro dell’Ande, l’Associazione nazionale donne elettrici presieduta da Roberta Porcelli, che ha pensato di organizzare un incontro confronto tra cittadini ed esperti della materia.

Allestito nelle stanze del Circolo di Catanzaro, in Largo Zinzi, hanno partecipato, moderati dal giornalista Luigi Stanizzi, l’avvocato, già presidente della Camera penale di Catanzaro, Enzo Ioppoli ed il professore di Diritto costituzionale  presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, Andrea Lollo. Le conclusioni sono state affidate alla presidente del Circolo Catanzaro, Paola Gualtieri. 

“I prossimi 22 e 23 marzo - ha detto in apertura Roberta Porcelli - siamo chiamati per esprimere la nostra opinione su una legge che modifica sette articoli della nostra carta costituzionale. Abbiamo l'opportunità, attraverso il voto, di intervenire nel processo decisorio. Non possiamo modificare il testo della riforma, in quanto già approvato dal parlamento, ma possiamo determinare se la riforma costituzionale produrrà effetti o resterà priva di efficacia. Diversi, quindi, gli interrogativi che proponiamo. E’ una riforma condivisile, più al passo con i tempi, più coerente con i principi che regolano il processo penale o mina, come sostengono i sostenitori del No, gli equilibri tra i poteri dello stato, indebolendo l'autonomia e l'indipendenza della magistratura a vantaggio della politica?

E' un primo passo per l'assoggettamento dei pubblici ministeri all'esecutivo o, al contrario c'è il rischio di creare dei superpoliziotti?

Il clima che si è creato intorno al referendum è incandescente. I toni sono nettamente sopra le righe, sempre più aspri, a destra quanto a sinistra, tra i sostenitori del Si e quelli del No. Il nostro obiettivo, oggi, è quello di proporre alla città le diverse opinioni, per arrivare con serenità, ad un personale convincimento”.

Per le ragioni a favore della riforma l’avvocato Iopppoli ha spiegato come e perchè la separazione delle carriere dei magistrati, sia una riforma ineluttabile.

“Un tema - ha spiegato - che è stato dibattuto per decenni e che ora sembra essere arrivato al punto di svolta. La separazione delle carriere dei magistrati è una delle principali novità della riforma, che prevede la creazione di due carriere separate, una per i giudici e una per i procuratori.

Il motivo di questa riforma è semplice: come può un giudice essere considerato terzo ed imparziale se appartiene allo stesso ordine del pubblico ministero, che è una delle due parti in causa? La separazione delle funzioni non è sufficiente, poiché i magistrati continuano ad essere parte dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura, che determina le loro carriere e trasferimenti.

Il Csm, infatti, è composto da pubblici ministeri e giudici, che si trovano a valutare le carriere dei propri colleghi. Ciò può creare situazioni di conflitto di interessi e compromettere l'imparzialità del giudice. Inoltre, le correnti all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm) possono influenzare le decisioni del Csm, penalizzando i magistrati che non appartengono alla corrente giusta”.

Dall’avvocato Ioppoli anche un passaggio sul cosiddetto ‘Caso Palamara’.

“Una vicenda - ha aggiunto - che ha messo in evidenza come il sistema attuale possa essere soggetto ad influenze e condizionamenti, e come ciò possa compromettere la credibilità della magistratura. La separazione delle carriere dei magistrati è una riforma che è stata voluta da esponenti di diversi schieramenti politici e che ora sembra essere l'unica soluzione per garantire l'imparzialità e l'efficienza del sistema giudiziario. La riforma non è una questione di colore politico, ma di buon senso e di rispetto per la legge. È tempo di prendere una decisione coraggiosa e di separare le carriere dei magistrati, per garantire un sistema giudiziario più giusto e più efficiente”.

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Per le ragioni contro la riforma, il professore Lollo ha sostenuto come la riforma della magistratura, sia un attacco alla tutela dei diritti dei cittadini.

“La riforma della magistratura italiana non è una questione politica, ma di tecnica. Tuttavia, essa avrà delle pesanti ripercussioni sui rapporti tra la politica e la magistratura, e soprattutto sui diritti dei cittadini.

La riforma non è un attacco alla politica, ma un attacco al cittadino, poiché sono convinto che indebolirà la magistratura, che è il principale organo di garanzia dei diritti dei cittadini. Ciò significa che i cittadini saranno meno protetti e che la tutela dei loro diritti sarà meno efficace”.

Sul ‘Caso Palamara’ ha commentato dicendo che “è stato utilizzato come pretesto per giustificare la riforma, ma esso è solo una patologia del sistema, che è stata già trattata e guarita all'interno della magistratura stessa. Non è legittimo utilizzare un caso isolato per giustificare una riforma sistemica come quella proposta”.

Sulle conseguenze di una vittoria del No, Lollo ha spiegato “che le conseguenze della riforma saranno gravi, sia che vinca il sì o il no. La magistratura sarà delegittimata e la sua imparzialità e terzietà saranno messe in discussione. Ciò avrà un impatto negativo sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni e sulla tutela dei loro diritti. La riforma della magistratura non è un gioco politico, ma una questione che riguarda la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini”.

Nelle conclusioni, la presidente Gualtieri, nel rinnovare l’imparzialità dell’Associazione ha ribadito che il referendum sulla riforma della magistratura é un argomento tecnico. “Il nostro scopo - ha detto -  è di informare e rendere consapevoli i cittadini sull'argomento del referendum, senza prendere posizioni né per l'uno né per l'altro.

Purtroppo, le varie propagande hanno generato confusione e convincimenti errati e c’è chi pensa, altresì, che la riforma cambierà le regole per le sanzioni disciplinari ai magistrati”.

 


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