
In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni e crisi umanitarie, con particolare riferimento alle guerre in Ucraina e in Iran che coinvolgono civili e comunità religiose, emerge l’urgenza di strumenti capaci di favorire il dialogo, l’incontro e la costruzione di ponti tra i popoli. In questo scenario, il turismo religioso non si configura semplicemente come un’esperienza di viaggio, ma come una forma di mediazione culturale, spirituale e umanitaria, in grado di promuovere comprensione, tolleranza, coesione sociale, rispetto della vita e tutela dei valori universali.
Secondo Biagio Maimone, coordinatore italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso - Red Mundial de Turismo Religioso (RMTR), intervistato da una emittente radiofonica, “il turismo religioso non si limita a un fenomeno ricreativo, ma rappresenta un percorso complesso di interazione culturale, spirituale e filosofica”. “I percorsi di pellegrinaggio,” aggiunge Maimone, “rappresentano esperienze di apprendimento, introspezione e dialogo che vanno oltre il semplice turismo. Favoriscono l’emergere di un nuovo umanesimo, fondato sul dialogo interculturale e sulla creazione di legami duraturi tra le comunità, radicati nel rispetto della vita, nella fraternità e nella solidarietà universale".
Biagio Maimone ricopre inoltre il ruolo di Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco. Grazie a questo incarico, Maimone ha potuto seguire da vicino, a livello giornalistico, uno dei più significativi accordi interreligiosi dei nostri tempi: il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace nel Mondo e la Convivenza Comune, sottoscritto da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al‑Azhar, Ahmad Al‑Tayyeb, ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019. Questo documento storico invita i leader mondiali e i popoli a costruire una cultura di tolleranza, rispetto reciproco e convivenza pacifica tra religioni e culture. Seguendolo da vicino a livello giornalistico, Maimone ha potuto riportarne lo sviluppo e l’impatto, evidenziandone il ruolo duraturo come potente faro del dialogo interreligioso e dell’umanità condivisa.
Maimone sottolinea la necessità di promuovere e tutelare il turismo religioso, evitando che venga ridotto a mero prodotto commerciale. “Deve essere valorizzato e salvaguardato,” afferma, “e per questo è essenziale istituire un organismo istituzionale dedicato, capace di coordinare le politiche nazionali, supportare la formazione dei professionisti e garantire un approccio etico che rispetti i luoghi sacri, le comunità ospitanti e la sacralità della vita.”
Il coordinatore richiama inoltre gli insegnamenti di Papa Francesco, che pone il dialogo interculturale, la fraternità e l’incontro tra i popoli al centro della riflessione della Chiesa come strumenti fondamentali per la pace globale. Evoca anche la figura storica di Papa Leone XIV come simbolo di come la spiritualità possa costruire legami duraturi tra fede, cultura e territorio, rappresentando un esempio di turismo religioso capace di generare coesione sociale, responsabilità civica e profondo rispetto per la vita e la dignità umana. Secondo Maimone, “l’organismo istituzionale proposto avrebbe l’obiettivo di promuovere il turismo religioso come veicolo di pace e dialogo tra i popoli, coordinare le politiche nazionali e internazionali, valorizzare i territori nel rispetto delle loro identità culturali e spirituali, supportare percorsi formativi specializzati per i professionisti, garantire la protezione dei luoghi sacri dall’esploitazione commerciale preservandone il significato più profondo, e diffondere una cultura di pace, incontro e vita attraverso esperienze di pellegrinaggio e viaggi spirituali".
Maimone evidenzia che “il turismo religioso rappresenta, soprattutto in un periodo segnato da conflitti come quelli in Medio Oriente, un’opportunità concreta per costruire ponti tra culture e comunità diverse. Non si tratta solo di visitare un luogo sacro, ma di vivere un’esperienza che educa alla comprensione reciproca, rafforza la coesione sociale, nutre lo spirito e contribuisce allo sviluppo di un nuovo umanesimo globale fondato sulla pace, sulla vita, sul dialogo e sulla fraternità tra i popoli.”
“No alla guerra, sì alla pace. Il turismo religioso unisce, connette e promuove una cultura di pace e cura dei territori, incoraggiando la cooperazione tra popoli di etnie e religioni diverse senza alcuna distinzione,” afferma Maimone, aggiungendo: “‘Religious Tourism for Peace’ è lo slogan della Rete Mondiale del Turismo Religioso: un invito universale a viaggiare con il cuore, comprendere, rispettare e proteggere la vita in tutte le sue forme, costruendo un mondo più giusto, solidale, pacifico e consapevole spiritualmente.”
La Rete Mondiale del Turismo Religioso è stata costituita con l’obiettivo di favorire la pace, il dialogo interculturale, il rispetto della vita e la coesione tra i popoli, posizionandosi come piattaforma internazionale per la valorizzazione umana e sociale dei territori e delle comunità. In un mondo sempre più interconnesso ma diviso da guerre e tensioni, il turismo religioso può diventare un laboratorio di pace, uno strumento per promuovere il dialogo interculturale, rafforzare una cultura di pace e costruire ponti tra i popoli.
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