"Malapianta", la denuncia degli imprenditori fa scacco alla 'Ndrangheta

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Fondamentale la collaborazione delle vittime di imposizioni. La cosca imponeva tangenti e controllava lo spaccio di stupefacenti

  29 maggio 2019 13:01

 

Da sinistra: Pecorari, Luberto, Contini, Gratteri, Fiora 

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di EDOARDO CORASANITI

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C’è qualcosa di nuovo che emerge dalla inchiesta “Malapianta”, che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone in provincia di Crotone attraverso un provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro (leggi la notizia): la denuncia, la collaborazione, la ribellione degli imprenditori. I quali hanno detto basta alle imposizioni della ‘Ndrangheta e hanno fatto sponda con la Procura di Catanzaro.

A rivendicare il successo è il Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, durante la conferenza stampa al Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro: “Gli imprenditori turistici che gestiscono attività turistiche si sono ribellati. Questo ci inorgoglisce, ci dice che siamo sulla strada giusta.  Ci serve per misurare la nostra credibilità, della Procura e della Polizia giudiziaria. È un dato fondamentale”. In relazione alla indagine, Gratteri sostiene che “abbiamo raggiunto un vastissimo arco di materiale probatorio: sono state verificati i pagamenti di tangenti per 700-800 mila euro. E le imposizioni erano per tutto, dal caffè alla benzina, da bar a ristoranti. Il locale di ‘Ndrangheta di San Leonardo Cutro può sembrare insignificante ma in realtà già nel ‘70 Cosa Nostra aveva scelto questo locale per una raffineria di eroina, grazie alla sua credibilità”. 

A fargli eco è il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto: “E’ già la terza ordinanza di custodia cautelare importante su quel territorio. Oltre che per la collaborazione degli imprenditori, questa indagine segna un’altra novità: famiglia Mannolo è nuova ad essere colpita da procedimenti giudiziari. E si occupava, con un rapporto paritetico a quello dei Grande Arachi, dall’usura alla sostanza stupefacente”.

A curare le indagini sono stati i magistrati Paolo Sirleo e Domenico Guarascio. I fatti di cui dovranno rispondere i 35 arrestati sono: estorsioni, furti, esercizio abusivo di attività finanziaria, riciclaggio, reimpiego di capitali di provenienza illecita, corruzione, favoreggiamento di latitanti, coercizione elettorale sono alcune tra le varie accuse mosse nei confronti dei fermati.

Soddisfatto anche il Comandante provinciale di Catanzaro, Emilio Fiora: “La Guardia di Finanza di Crotone è un reparto che ha lavorato moltissimo per questa indagine.  E’ emerso un cambio della geografia della ‘Ndrangheta crotonese, anche se non cambiano le dinamiche: la criminalità organizzata toglie lavoro e obbliga i nostri giovani ad andare via. Inoltre è stato possibile constatare la collaborazione di questo locale di 'ndrangheta anche con altre consorterie mafiose di altre province per lo spaccio di stupefacenti. È una indagine che fa vedere le capacità della Guardia di Finanza, come lo dimostrano gli appostamenti spesso lunghi ed estenuanti. Qui ma anche all’estero”.  A testimoniare l’attenzione che da Roma c’è verso la Calabria è Andrea Pecorari, vice comandante Scico: “Gli investigatori non verranno mai lasciati soli”.

Il comandante del Comando regionale, Fabio Contini, esalta il lavoro della Guardia di Finanza: “si deve sottolineare un lavoro eccellente e qualificato degli uomini che hanno lavorato a questa indagine”. 

Infatti i numeri di persone impiegate per questa indagine sono notevoli: oltre 250 militari delle Fiamme gialle di Crotone, degli altri reparti della Calabria e dello Scico. 

 

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