
"Dopo il ciclone Harry, che ha dispiegato i suoi effetti devastanti, ci ha pensato il ciclone Ulrike a devastare nuovamente la Calabria.
I danni non si contano. Compilare l’elenco delle frane, delle strade distrutte, dei tratti di costa erosi dal mare, fino al punto da mettere in pericolo sul versante tirrenico la ferrovia che significherebbe ulteriore isolamento della Calabria e della Sicilia dal resto d’Italia, famiglie isolate o evacuate, esondazioni con allagamenti di vasti territori, alberi abbattuti dal forte vento, diventa cosa ardua.
Per non parlare dei danni consistenti alle colture, infrastrutture rurali e viabilità interpoderale. Si pensi alla Piana di Sibari, dove l’esondazione del fiume Crati ha sommerso interi appezzamenti di terreno, rendendoli impraticabili, e distrutto le coltivazioni. Danni anche al settore zootecnico e alla pesca.
Occhiuto, come al solito chiede lo “stato di emergenza nazionale”, così come era avvenuto per il ciclone Harry.
Non un accenno alle risorse economiche del Fondo per lo sviluppo e la coesione sottratti alle popolazioni delle regioni Calabria e Sicilia per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Abbia il coraggio, Presidente Occhiuto, di chiedere al suo governo che i 14 miliardi devono essere utilizzati per mettere in sicurezza il nostro territorio, come noi sosteniamo da tempo. Sicuramente, anche questa volta, il governo Meloni adotterà lo strumento del commissariamento, conferendo al Presidente della Regione ampi poteri di deroga alle norme vigenti, evitando così qualsiasi controllo, esautorando le amministrazioni locali e impedendo qualsiasi controllo democratico dal basso.
Si continuerà con altre colate di cemento sull’intero territorio calabrese, con il solito teatrino, che prontamente il governo Meloni allestisce di fronte ai cambiamenti climatici in atto, che, ricordiamolo, rendono sempre più frequenti e intensi i fenomeni meteorologici estremi, che non sono né straordinari né imprevedibili, come dimostrano i cicloni di questi giorni, e di conseguenza non possono essere più considerati eventi eccezionali di “maltempo”, la cui risposta è quella delle misure straordinarie.
Il degrado ambientale nella nostra regione regna sovrano. Lo abbiamo visto in questi giorni quanto fragile è questa nostra regione per responsabilità della quasi totalità della classe politica che ha proposto e continua a proporre ed a praticare scelte di sviluppo devastanti e illusorie, come il Ponte sullo stretto, la cementificazione delle coste e dei corsi d’acqua, la mancata manutenzione delle nostre fiumare, i condoni edilizi, la politica irrazionale dei porti e l’inesistenza di qualsiasi politica che salvaguardi le aree interne, i suoi boschi, che consenta il reinsediamento degli uomini, per evitare anche gli incendi estivi e per impedire che le nostre montagne diventino, come sta avvenendo, terreno esclusivo delle multinazionali delle energie rinnovabili che le stanno invadendo con tantissime pale eoliche.
Continuiamo a sostenere che la risposta deve essere altra: è necessario intervenire strutturalmente. I danni sono stati rilevanti, ma nonostante tutto ciò, governo, regioni e comuni, continuano a sostenere esclusivamente la necessità della “ricostruzione”, senza alcun accenno alla necessità di “decostruire” nelle aree a più elevato rischio.
Riadattare e arretrare, a questo si deve pensare e non a ricostruire tutto ciò che è stato distrutto negli stessi luoghi, con nuove colate di cemento e con enorme dispendio di risorse pubbliche.
Invece la priorità delle istituzioni è tutta sul cemento vecchio e nuovo, a partire dal ponte sullo Stretto su cui ci sono enormi dubbi in merito alla resistenza ai cataclismi di queste dimensioni. La stessa considerazione riguarda le abitazioni sul mare, in molti casi abusive.
Uno dei problemi più gravi che attanaglia il nostro territorio è il dissesto idrogeologico. Il 94% dei comuni italiani è classificato come a rischio frane o alluvioni, e il territorio a rischio idrogeologico si estende per quasi il 20% della superficie nazionale. La Calabria è tra le regioni italiane più esposte al dissesto idrogeologico, con il 70% dei comuni che presenta aree a pericolosità elevata o molto elevata per frane o alluvioni, coinvolgendo oltre 126.000 residenti. Negli ultimi decenni, frane e inondazioni hanno causato danni incalcolabili e centinaia di vittime, mentre gli investimenti in prevenzione restano gravemente insufficienti.
Ci inondano di sicurezza, ma per noi l’unica sicurezza è quella di poter vivere nelle migliori condizioni ambientali e sociali nei luoghi dove viviamo.
Secondo i dati ISPRA, ogni anno l’Italia spende oltre 1 miliardo di euro per riparare i danni causati dal dissesto idrogeologico, mentre le risorse per la prevenzione restano limitate, alimentando un circolo vizioso in cui si interviene solo dopo le catastrofi. L’impatto dei cambiamenti climatici sta aggravando ulteriormente questa fragilità: l’innalzamento delle temperature sta alterando il ciclo delle precipitazioni, con periodi di siccità sempre più frequenti alternati a eventi estremi, come bombe d’acqua e ondate di calore. Le estati più lunghe e più secche favoriscono incendi devastanti, mentre l’innalzamento del livello del mare minaccia le città costiere.
Come Potere al Popolo proponiamo:
• Piano Nazionale per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico: Creazione di un’Agenzia per i Cambiamenti Climatici e finanziamenti attraverso una tassazione mirata.
• Legge sul Consumo di Suolo: Introduzione di misure per bloccare nuove cementificazioni e raggiungere il consumo di suolo zero entro il 2030.
• Valutazione di Impatto Ambientale: Revisione delle norme per garantire decisioni trasparenti.
• Programma di Risanamento Idraulico: Rimozione di opere dannose e riforestazione delle aree urbane.
• Bonifica dei Siti Inquinati: Promuovere il principio “chi inquina paga”.
• Guardia Forestale: Ricostituzione come corpo autonomo per la vigilanza del territorio.
• Divieto di Caccia: Introduzione di severe limitazioni alla caccia e alla sperimentazione animale.
Queste misure mirano a unire tutela ambientale, sviluppo sostenibile e giustizia sociale per un futuro migliore".
È quanto si legge in una nota a firma di Potere al Popolo Calabria.
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