Marcello Furriolo: "Se la Calabria la racconta Jovanotti"

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  24 agosto 2026 11:18

di MARCELLO FURRIOLO

In questi giorni l’eclettico rapper e show men, sicuramente uno dei personaggi più accattivanti e trasversali dello star sistem italiano ed europeo, ha attraversato la Calabria da Rocca Imperiale, per i boschi della Sila, fino a Catanzaro, alla Calabria Music Arena, appositamente allestita nel campus universitario di Germaneto, per ospitare i venticinque mila deliranti per uno straordinario spettacolo, che non ha deluso le aspettative. Il simpatico e bravo Lorenzo Jovanotti ha sfruttato l’attraversamento in bike, alla testa di una nutrita e colorata carovana del suo staff, per affidare ai social il suo racconto immaginifico di questa terra meravigliosa, tra un tuffo nelle lucide acque dello Jonio e un piatto di strozzapreti e gnocchi della tradizione silana. Non risparmiandosi neanche qualche gaffe storico filosofica, vittima Giordano Bruno omaggiato di natali calabresi. Ma poco importa, a Jova si perdona volentieri questo e altro. Meno accettabile l’entusiasmo infantile di Sindaci e assessori, che hanno fatto corona al passaggio salvifico dell’autore di “Ragazzo fortunato” nella mal celata speranza che la magica notte del 22 agosto faccia dimenticare le ferite aperte del territorio e predisponga con animo misericordioso alle prossime scadenze elettorali. Sembra che a questo miracolo abbiano pensato anche i munifici gestori della Fondazione Calabria Film Commission che hanno investito sull’evento e i miracolati amministratori del Capoluogo di regione, che da mesi se lo sono accaparrati come evento salva stagione.

Ovviamente la Calabria, mai come in questa fase storica, ha bisogno di ribaltare una narrazione nazionale e internazionale condizionata da stereotipi e pregiudizi che rischiano di trasformare il lavoro, gli sforzi dei calabresi, giovani, professionisti, imprenditori e parte della classe politica e dirigente nelle bibliche fatiche di Giobbe.

Ma veramente gli spot di un grande artista della canzone come Jovanotti può contribuire a convincere turisti, investitori e mercati a invertire le rotte sicure dalla Campania, Puglia, Sicilia verso gli ancora complicati itinerari mare monti calabresi, dal Pollino a Tropea all’Aspromonte?

Mauro Francesco Minervino, affermato e brillante studioso  della Calabria, soprattutto  attraverso la narrazione fatta dai viaggiatori stranieri del Grand Tour, a questo proposito sembra non avere dubbi e parla di una “rappresentazione fortemente spettacolarizzata, attraverso un grande dispositivo promozionale nel quale la Calabria rischia di trasformarsi in uno scenario esotico da mostrare al pubblico. Una terra descritta attraverso meraviglia, paesaggi, incontri e continue scoperte, quasi fosse un territorio ancora da esplorare e da raccontare anche a chi ci vive”.

Verrebbe da dire un grande tuffo nel passato. Di qualche secolo. Da Lenormant a Gissing a Lear, a Norman Douglas, fino a Guido Piovene e Alberto Savinio

Una Calabria fatta di emozioni e suggestioni, di luci e di colori, di profumi e di sapori. Ma anche “un Paradiso abitato dai Diavoli”. In fondo una Calabria che non esiste più, se non nella curiosità occasionale di qualche viaggiatore affascinato dall’inconsueto e dal sensazionale, del fuori della norma, dove la civiltà è sospesa.

Sicuramente non la Calabria di Corrado Alvaro, di Saverio Strati, Leonida Repaci, Mario La Cava, Fortunato Seminara, Franco Costabile, Domenico Zappone, Gioacchino Criaco,  che hanno attraversato con la parola e la poesia le viscere e l’anima di questa terra, alla ricerca di un’identità che ne raccontasse il legame con la storia, il mito, le dominazioni, i soprusi, la fierezza, l’ansia di giustizia e di uguaglianza. Una Calabria da affidare alle nuove generazioni attraverso gli strumenti e i linguaggi della modernità. Certamente anche attraverso le contaminazioni musicali di Jovanotti. Ma anche attraverso i pensieri apparentemente visionari di Rino Gaetano, sotto un cielo che è sempre più blu o le parole misteriose racchiuse  nell’albero delle noci di Brunori.

La Calabria, se vuole recuperare la sua identità riconoscibile, deve costruire una dimensione di normalità della sua vita civile. A partire dalla politica e dalla sua classe dirigente. Dalla vita democratica nelle sue istituzioni agli equilibri tra poteri e nei rapporti sociali, dalla esigibilità dei diritti al rispetto dei doveri. Dalla Scuola alle Università, dalla Sanità alle Carceri, dalla Chiesa che ritrovi la strada della sua missione terrena, alla cultura che sappia ritrovare il giusto protagonismo nella considerazione di chi governa.

Ora il grande apparato tecnologico e spettacolare allestito accanto al Campus dei saperi e delle aspettative di salute di tanti giovani e cittadini calabresi è stato prodigiosamente smontato e molti turisti affrontano il rituale del rientro alle proprie occupazioni per le strade gioiosamente attraversate da Jovanotti.

Rimane, forse, uno sbiadito ricordo di un passaggio veloce e leggero come il battere d’ali degli uccelli calabresi che illustreranno le nuove banconote.

Speriamo che, al di là delle polemiche immancabili e delle retoriche sbavature di quanti in questi giorni cercheranno di rivendere al popolo il successo e l’empatia di Jovanotti, il prossimo anno il cantante dell’ombelico del mondo ritorni in Calabria senza effetti speciali e fuochi d’artificio, senza mega palcoscenico e ci racconti di una Calabria che ha finalmente trovato la strada di uno sviluppo ordinario ed equilibrato.

Nelle stesse ore del concerto di Jovanotti a Melpignano, in Puglia 75 mila spettatori assistevano alla “Notte della Taranta”. Irradiata anche In Eurovisione.