
di MARIA GRAZIA LEO
L’Unione europea non è un incidente della Storia…non diremmo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della Storia ma che la nostra storia è scritta sul sangue di giovani britannici sterminati sulle spiagge della Normandia, sul desiderio di libertà di Sophie e Hans Scholl, sull’ansia di giustizia degli eroi del Ghetto di Varsavia, sulle primavere represse con i carri armati nei nostri paesi dell’est, sul desiderio di fraternità che ritroviamo ogni qual volta la coscienza morale impone di non rinunciare alla propria umanità e l’obbedienza non può considerarsi virtù.”
“L’Unione europea è un colpo di scena della Storia, una rivoluzione silenziosa che può trasformare il mondo…noi italiani, come gli altri europei, senza saperlo siamo gli eroi di un romanzo bellissimo- il romanzo dell’Europa- con storie appassionanti, episodi indimenticabili, sfide, sconfitte, trionfi”
Se si sovrapponessero o capovolgessero, questi pensierisembrerebbero essere stati scritti da una stessa persona, ed invece, sono il frutto di un inchiostro stampato a quattro mani, in tempi e luoghi distanti, da personalità con professioni, radici diverse ma unite da una stessa cultura e visione europeista proiettata all’affermazione e alla tutela di quei valori, di quei principi fondanti e di quegli ideali che hanno dato lustro, orgoglio e vitalità per ben 80 anni al nostro vecchio e amato Continente, garantendo con i suoi diritti e le sue regole stabilità, sviluppo economico ma soprattutto pace e sicurezza.
Il primo virgolettato è del compianto David Sassoli, giornalista e presidente del Parlamento europeo dal 2019 fino alla sua prematura scomparsa avvenuta l’11 gennaio di 4 anni fa, estratto dal suo primo intervento reso davanti all’assemblea plenaria di Strasburgo, il 3 luglio del 2019, in occasione del suo insediamento.
Il secondo virgolettato, porta la firma di un attore e comico illustre-Roberto Benigni- autore di una lectio magistralis presentata su Rai 1 ed in eurovisione il 19 marzo del 2025: Il Sogno…di un’Europa unita e federale.
In entrambi ricorre la parola eroi, attribuita a figure, vicende e località che hanno segnato la vita di questi 80 anni in Europa e della nostra Repubblica italiana…e tra questi come non ricordare “lo slancio pioneristico” dei Padri fondatori Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi che diede alla luce il Manifesto di Ventotene -scritto il 1941- nelle carceri dove era stati confinati, dal regime fascista. Essi -ci ricorda Benigni- posero le basi di un progetto in piena regola, superando i contrasti, gli attriti generati dalla guerra e disegnando “un documento politico, un ideale, una speranza, una sfida, un sogno”. Vi chiederete con sorpresa perché -nel seguire questo percorso in parallelo- prendiamo spunto in questa prima parte della nostra riflessione, da un parlamentare europeo e da un comico e attore, che cosa avranno mai avuto in comune -a 6 anni distanza dai loro interventi- David Sassoli e Roberto Benigni? L’amore per l’Europa nella sua integrale bellezza, dal patrimonio artistico e culturale fatto di saperi e sapori, ai suoi valori di civiltà e del diritto, alla politica in cui primeggiano principi di libertà, democrazia, eguaglianza, solidarietà, pace… certamente ma soprattutto li accomunava il timore del ritorno in auge nel nostro continente del vento del nazionalismo nelle sue varie sfaccettature. Sassoli ammoniva con un “porre fine ai guasti del nazionalismo…a quella degenerazione che ha avvelenato la nostra storia. Il nazionalismo che diventa idolatria e ideologia produce virus che stimolano istinti di superiorità e producono conflitti distruttivi”
Benigni ci ricorda bene come dallo spirito di Ventotene- che deve essere issato ad attualità permanente- sia emersa la volontà e la consapevolezza di combattere tutti i nazionalismi “che hanno portato solo guerre e odio, e si nutrono di paura”. Una paura che viene provata e provocata, perché “vogliono che abbiamo paura dello straniero e del diverso”. Oggi quei timori e quelle preoccupazioni li percepiamo molto bene, perché invece di regredire sono diventati parte integrante del nostro vivere comune, con una facilità a dir poco sorprendente. Basta saper dosare bene gli ingredienti…un pizzico di nazionalismo con un tanto di sovranismo ben confezionato da un “raffinato” patriottismo ed il piatto è servitoben saporito, pronto per essere diffuso alla credenza popolare come una pietanza alla quale non rinunciare e che porterà giovamento alla collettività nazionale. E’ una bella narrazione, sicuramente ben speziata, ma essa si scontra con una diversa realtà, perché sappiamo bene che quando parliamo di nazionalismo, sovranismo o populismo essi più che essere degli anticorpi al servizio di una nazione , sono da considerarsi come dei germi che la minano dalle fondamenta seminando odio e disprezzo verso altri paesi o etnie e con il patriottismo hanno poco a che spartire perché esso si muove e si basa sull’amore per i propri valori, la propria storia e la propria terra, nel rispetto delle regole nazionali e internazionali; è per intenderci quel sano senso patriottico a cui ci ha riabituati e fattoriscoprire nel corso del suo mandato di Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi…un patriottismo costituzionale i cui valori di libertà, di democrazia, di impegno civico, di coesione sociale, di volontariato identificano uno Stato e i suoi cittadini come comunità.
E anche sull’Europa – il presidente Ciampi- ci ha lasciato un importantissimo contributo: << Costruire un’Europa sorretta da istituzioni fondate su principi democratici, un’Europa generatrice di pace, l’Europa dei valori, della giustizia, della libertà, del rispetto della dignità umana… della forza serena di Stati democratici che oggi si riconoscono in una comune cittadinanza, domani in una comune Costituzione>>.
Tornando ai nostri giorni- il rimarcare o il propagandare a forte intensità, dal basso o dall’alto delle responsabilità politiche che si hanno- l’importanza assoluta del singolo Stato o dell’interesse nazionale rischia di essere un veleno, più che un volano o addirittura un valore da usare come un trofeo.
Perciò altra è la sfida esistenziale a cui sono invitati a rispondere gli attuali leader politici europei…anzi precisiamo meglio, questa è la sfida esistenziale a cui noi cittadini tutti, figli e nipoti d’Europa siamo chiamati a dare il nostro piccolo e prezioso supporto per costruire, delineare il nostro destino comune. E per fare questo, si deve partire dalla consapevolezza che le istituzioni democratiche europee che hanno resistito così bene in questi 80 anni di pace, nonostante smottamenti di ogni genere, oggi sono invece fragili ed hanno bisogno di riformarsi a cominciare dal modificare il diritto di veto, eliminare il principio dell’unanimità nelle decisioni da parte dei 27 (ed in un prossimo futuro 30 e oltre paesi aderenti all’ Unione), almeno nelle materie più importanti. Il voto a maggioranza sarebbe un toccasana per ridare snellezza e rapidità nelle risposte alle tematiche da affrontare, nel rispetto delle attese dei cittadini. La burocrazia se non è servizio si trasforma in una snervante ottusità amministrativa che blocca la vitalità delle istituzioni e dei suoi organismi e mina la fiducia delle popolazioni. E se si intreccia ad una politica-per fortuna fino ad ora promossa da pochi paesi Ue- che si impregna di sovranismo, populismo e protezionismo si capisce bene come il tappo scoppi o tutto si inceppi, per cui il diritto di veto è il primo ostacolo da superare e sarà sicuramente un balsamo per la salute della democrazia dei nostri tempi. Poi c’è da fronteggiare il frammentarismo parlamentare e l’indebolimento dei poteri nel concreto agire da parte della Commissione Ue.
Un altro punto da riformare al più presto lambisce maggiormente l’economia, lo sviluppo industriale, tecnologico del continente Ue, la tutela ambientale con l’emersione della crisi climatica. Di fronte ai colossi di super potenze come Cina, Usa, Russia ed in molti aspetti con un paese emergente come l’India, è chiaro che dovremmo essere molto e molto più competitivi, puntando ad avere un debito comune, un mercato unico dei capitali, un sistema bancario che viaggi all’unisono tra i vari paesi… e così via. In parallelo abbiamo bisogno di una effettiva politica estera e di una difesa comune, un esercito europeo che serva da deterrente in primis, che sappiacomunque affrontare eventuali attacchi o aggressioni nei confronti di un singolo paese europeo e che possa anche essere impegnato in missioni pace. Non dimentichiamoci che l’Ucraina -da 4 anni ancora in guerra- ci sta insegnando tanto e ci sta mettendo alla prova, e che, pur non facendo parte della Ue e della Nato è sempre Europa! Serve che si avvii un percorso costituente europeo per raggiungere una vera integrazione politica europea e non solo economica, perché le istituzioni- non dimentichiamolo mai- prima di essere fatti di muri portanti, di scrivanie, di bandiere e vessilli varisono costituite da uomini e donne, da persone chiamate a darle un’anima.
Altrimenti, il rischio che si determinerebbe dalle mancateriforme, sarebbe molteplice; 1) il declino o declassamento economico che a cascata coinvolgerebbe tutti i paesi europei con conseguenze gravi per il benessere dei cittadini che devono affrontare la vita quotidiana; 2) una minore sicurezza; 3)l’affievolimento dei valori fondanti l’Unione europea e quindi la perdita di autorevolezza e credibilità internazionale. Segnaliamo che una prima e buona ricetta per fronteggiare il tema della competitività ci è stata fornita da Mario Draghi- già presidente della Bce, premier italiano, governatore della Banca d’Italia- nel rapporto sul tema del quale è stato chiamato a redigere dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen-. <<Bisogna creare un nuovo federalismo pragmatico su temi specifici, flessibile che possa nascere anche da una coalizione di paesi “volenterosi” che faccia da traino per realizzare interessi comuni e aiuti a superare le difficoltà burocratiche e l’ostruzionismo all’interno dell’Unione>>. Un tempo si parlava di un’Europa a due o a doppia velocità o doppio binario. Forse quel momento è arrivato, è giunto il tempo in cui si possa agire o meglio si debba reagire con uno scatto di dignità e di orgoglio per predisporre un futuro migliore alle nuove generazioni e per onorare la memoria di chi ci ha donato fino ad ora questo sereno e relativo pacifico presente.
Un’Europa non tuttora federale-dopo aver garantito 80 di pace e libertà- ma è mai possibile ancora pensarla e/o addirittura sognarla? Ma quanto tempo ancora, quanta resilienza, quanto impegno o ulteriore credo fideistico di speranzaservono per poterla allestire nei suoi assetti giuridici e politici essenziali? E se queste sono le sfide e i traguardi che i paesi europei -nella loro più possibile e altrettanto auspicata unità- devono affrontare e raggiungere al loro interno, allargando il nostro orizzonte sul piano occidentale in senso lato, cioè affacciandoci sull’Atlantico, non possiamo non notare come anche l’attuale America, guidata dal presidente repubblicano Donald Trump stia diventando un problema per la nostra Europa, anziché sentirla come un alleato storico, affidabile e amico a cominciare dal ruolo fondamentale che ha avuto nella seconda guerra mondiale nell’aiutarci a sconfiggere militarmente il nazifascismo e a risollevarci con il piano Marshall dalle “macerie” morali, umane, economiche, con il famoso piano“ Marshall”. Oggi tutto questo - con il pensiero Maga o di destra trumpiano- è decisamente tramontato.
Assistiamo alla fine di quel rapporto paritario, di collaborazione multilaterale tra Europa- Usa-Onu nel rispetto del diritto internazionale e dei Trattati. Oggi le organizzazioni internazionali sono considerate da questo presidente come un accessorio se non come degli organismi inutili o di complemento. E dell’Europa cosa ne pensa questa America? ...Ecco le considerazioni tratte dal Rapporto pubblicato il 5 settembre del 2025 dall’amministrazione Trump sulla nuova Strategia per la sicurezza nazionale: << Il declino economico dell’Europa è eclissato dalla prospettiva reale e molto desolante dell’erosione della sua civiltà>>. Lo stesso Trump nel suo intervento all’Onu -del 23 settembre 2025- aveva così scandito: << Amo l’Europa ma odio vederla devastata dalla sue politiche su immigrazione ed energia…è invasa da illegali>> Come si vede da questo breve ma esaustivo resoconto e dalle continue dichiarazioni e azioni dell’Amministrazione Usa… è chiaro che se da un lato emerge come siamo visti e considerati noi europei, più come un fastidio, un fardello se non proprio come soggetti statualiinadatti o deboli nel governare le gravi emergenze o situazioni che si prospettano, che come un valore aggiunto dell’altra sponda occidentale…dall’altro lato, quello americano, traspare invece il degrado, la decadenza della sua politica, quella di un tempo, quella che abbiamo sempre considerato e preso in alcuni aspetti a modello anche noi… dai suoi valori costituzionali fondati sull’indipendenza, sull’eguaglianza, sui diritti civili, sulla democrazia con la D maiuscola, fino ad un certo stile di vita culturale e sociale più aperturista più modernista ed innovativo rispetto al nostro, almeno fino ad una buona parte del secolo scorso.
Ecco oggi tutto questo è svanito, perché il nostro presente -purtroppo- ci offre una immaginedegli Stati Uniti molto, molto diversa; con un esecutivo che disconosce o deride le istituzioni internazionali e le loro regole, che attacca l’informazione indipendente posta a controllo del potere e a garanzia della verità di tutto ciò che accade nel proprio paese, che è contro i giudici, l’autonomia della Fed (Riserva federale o Bancacentrale), che osteggia o veicola l’istruzione e la cultura americana, che diffida sull’importanza ed efficacia della ricerca scientifica mettendo in difficoltà anche la salute dei cittadini, che usa spesso la Guardia nazionale per fronteggiare l’ordine pubblico o usa la polizia o corpi speciali per cacciare i migranti senza rispettare i loro diritti fondamentali, come se fossero merce o animali, recentementesparando loro a freddo senza seguire le normali procedure di fermo o di controllo che invece si applicano ad un cittadino americano.
Nonostante questo quadro inquietante, esiste e resiste unaminoranza civica da un lato e dall’altro permane- da parte del partito dei democratici americani- una virtuale ambizione di poter prima o poi ritornare al buon e virtuoso passato. Ora i democratici- a seguito delle ultime elezioni presidenziali statunitensi- sono all’opposizione del governo del paese; un paese che si è appiattito a questo habitat di “retorica” trumpiana e stenta a risvegliarsi da questo torpore di un’America First, superiore, migliore che conferma la sua supremazia o con la ricchezza come fonte di potere e legittimazione e nello stesso tempo distribuendo ricchezza per convenienza e utilità o con il diritto della forza più che con la forza e il rispetto del diritto- internazionale in primis-.
Questa è la situazione a sommi capi dell’attuale cartina geopolitica a cui è sostanzialmente e responsabilmente chiamata a rispondere e a far fronte l’Unione europea, senza permettere a nessuno di essere calpestata, sottomessa politicamente, istituzionalmente a causa di divisioni, fragilità, contraddizioni al suo interno, mancanza di coraggio nelle azioni. L’obiettivo del presidente americano è ormai palese, minare a destabilizzare la solidità, l’integrità, la credibilità soprattutto di quei paesi fondatori dell’Ue come la Francia, l’Italia, la Germania, attraverso l’assist che gli viene servito da quei paesi dell’est europeo in cui domina la destra sovranista, conservatrice, nazionalista come l’Ungheria, la Slovacchia, la Romania ed in parte la Polonia. Perciò bisogna che l’Europa si desti, altrimenti l’incognita che potrebbe trasformarsi in cruda realtà sarebbe quella di sprofondare in un circuito governato o dominato in modo felpato e astuto da democrazie illiberali o autocrazie, in cui l’attuale stile di vita valoriale verrà decisamente ed in modo preoccupante messo in discussione. Con le democrazie autoritarie e illiberali avremmo modelli di società non inclusive o solidali, con un’economiaprotezionistica, un’egemonia culturale politicizzata e ideologizzata, con dei diritti “flessibili” o à la carte.
Praticamente modellidivergenti dai nostri se non agli antipodi, sarebbe una “rivoluzione/involuzione” a 360°. E noi siamo pronti a tutto questo? ...o meglio, è questo quello che l’Unione europea veramente vuole e a cui aspira nei prossimi anni? Anche l’Italia-come singolo stato europeo-sarebbe esposta a questo rischio; non è decisamente tranquillizzante vedere- già oggi- un esecutivo di destra-centro che a volte fa da sponda velata, e che si lascia avvolgere blandamente e timidamente- per ora e per fortuna per noi- da quel vento autoritario dell’est europeo, senza dimenticare la simpatia politica che il nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha nei confronti di Donald Trump!
Non ci possiamo permettere di distruggere o chiudere tanto facilmente come un libro- in un cassetto dei ricordi- tutto le conquiste storiche, più belle, più affascinanti, più importanti raggiunte dalla Liberazione del 1945 in poi con il sacrificio, la tenacia, la passione e la vita stessa di molti coloro che ci hanno preceduto. Annullare, rinunciare, sminuire quei valori, quei principi fondanti, architrave della nostra libertà, del nostro benessere sarebbe questo sì un incidente della Storia al quale non si può porre più rimedio… e grande, grave e inaudita sarebbe la responsabilità di tutti coloro che hanno avuto il mandato europeo di servire e governare- al meglio- questo vecchio ma magnifico Continente.
Questa è la missione, questo è il compito ambizioso che la Commissione, il Consiglio ed il Parlamento europeo devono sapere svolgere a testa alta, con sicurezza e senza timidezza, con audacia e autorevolezza, mettendo davanti al proprio destino tutti gli Stati membri e lasciandosi guidare e prendendo esempio dalla lungimiranza e dalla saggezza di chi permise -con pazienti ed impegnativi negoziati- di arrivare alla firma dei Trattati di Roma nel 1957, fondativi della Comunità economica europea ( Cee ) e della Comunità europea dell’energia atomica e che fecero poi da apripistaall’integrazione europea- con le sue modifiche ed evoluzioni-attualmente vigente: Robert Schuman ministro dell’Esteri francese, il suo omologo tedesco Konrad Adenauer, il presidente del consiglio italiano Alcide De Gasperi, Jean Monnet…oltre che i coraggiosi eroi di Ventotene. Il 9 maggio del 1950, Robert Schuman così dichiarava:<< L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme: sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto e…la pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano>>. Ci chiediamo, di quali e di quanti sforzi creativi avremmo bisogno adesso dai successori di quei valenti Padri Fondatori, per il bene del nostro presente?
Un presente che ondeggia a fasi alterne tra momenti di serenità e momenti di sconcerto ed incertezza per il domani! Saranno mai all’altezza di tutto ciò? Di fronte all’odierna afonia politica europea, sia nella tempistica sia nelle decisioni concrete e più urgenti, con brevi ed eccezionali momenti di sussulti politici e riscatti etici, non ci resta che rivolgere lo sguardo verso il basso praticamente verso quegli artefici del nostro destino a cui si rivolgeva- nel 2019- David Sassoli: i cittadini d’Europa. Sono gli unici che possano fare da sprono, da balsamo vitale nei confronti dei governanti europei, ognuno intesi nelle rispettive funzioni e responsabilità. In Italia ad esempio 5 anni dopo, a seguito dell’appello del giornalista e scrittore Michele Serra: “Qui o si fa l’Europa o si muore” …la società civile dalla sua capitale fino ad altre città importanti come Bologna, Firenze… ha risposto egregiamente, con passione e convinzione. Le immagini provenienti da Roma- il 15/3/25- ci mostravano l’orgoglio di una piazza (Piazza del Popolo) e di tante piazze ideali e connesse da tutta Europa, dipinta di blu e illuminata di stelle gialle che si fondevano nei colori delle bandiere arcobaleno simbolo di Pace! Con idealmente l’Inno alla gioia nel cuore -tutti senza distinzioni- si sentivano protagonisti di un patrimonio comune, collettivo da preservare e migliorare, chiamato Europa.
Si manifestava in modo corale contro ogni tipo di nazionalismo, populismo, a difesa dei diritti a partire dai diritti umani, a tutela e per rinforzare il ruolo ed i compiti fondamentali e imprescindibili che sono chiamati a svolgere le varie organizzazioni internazionali, per la libertà, la democrazia e l’unità dei popoli e delle nazioni. L’ideatore di quell’evento in un passaggio del suo appello ha affermato: “le emozioni esistono, e a farne senza poi si vive male”. Ebbene noi crediamo che dall’impatto emotivo- suscitato dalle piazze- da quell’onda blu, l’unica cosa che rimane da fare ai nostri leader europei è il dovere dell’ascolto…è il saper ascoltare ed interpretare quella “sinfonia”, quel sentimento europeo di unità e solidarietà in cui vivere ogni giorno.
Come? Realizzando il sogno degli Stati Uniti d’Europa con un serio processo costituente riformatore di regole eistituzioni che rafforzi l’identità, restituisca la dignità e la autorevolezza, ridando prestigio al nostro Continente. Alla fine di tutto ciò- visto che abbiamo appena salutato da poco le festività natalizie- permetteteci di pensare che una Costituzione europea rappresenterebbe per tutti noi il “Natale laico” tanto atteso, risultatodi una politica intesa come ideale, come visione!
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