Maria Grazia Leo: "Il valore della Memoria come antidoto alle ingiustizie e alle discriminazioni del presente"

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

  31 gennaio 2026 10:21

di MARIA GRAZIA LEO 

“Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente…la Repubblica italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie della prima metà del‘900, sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò che erano, per quel che pensavano, per quello in cui credevano”. A distanza di poche ore ritornano bene in mente e risuonano forti e nitide alcune frasi rese dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso pronunciato al Quirinale in occasione della Giornata della Memoria che si celebra in Italia dal 2000, ogni 27 gennaio, per ricordare quel “1945” anno in cui con l’abbattimento dei cancelli del campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz - da parte delle truppe sovietiche-si pose fine all’Olocausto degli ebrei, dei deportati politici e militari italiani, dei sinti, dei rom, degli omosessuali, dei disabili…di tutti coloro che per diversi motivi erano stati perseguitati e uccisi in quei campi dal regime nazifascista, semplicemente perché non appartenenti alla razza pura, alla razza ariana o perché non si piegarono alla loro nefasta e ripugnante ideologia di supremazia e di dominio politico. Riferimenti, pensieri, considerazioni importantissimi di grande valore morale e istituzionale -quelli di Mattarella- che avremmo sinceramente voluto contestualizzare, sigillare, fotografare solo in quel periodo tragico, in un passato della storia che non vorremmo vedere mai più!

Ma se leggessimo e ci soffermassimo su quelle parole con gli occhi e il registro di oggi o “del nuovo Secolo” esse potrebbero essere sicuramente illuminanti ed attuali nel proiettarci su altri scenari di guerra, di orrori, di violenze, di abusi e soprusi, di dolori nei confronti di una parte di umanità  che non viene rispettata nella sua personalità, nella sua identità, nella sua dignità…o addirittura nei confronti di Stati che non vengono considerati da altri Stati degni di avere una propria sovranità politica e integrità territoriale e vivere liberamente in base alle scelte e agli indirizzi democratici che il popolo elettoralmente ha assegnato loro e vengono -invece- attaccati scientemente.

Parliamo dell’Ucraina che da 4 anni è aggredita dalla Russia di Putin, un presidente che si sente un nuovo Zar e da molto tempo persegue le sue manie espansionistiche, tentando di riconquistare parti di territori -ora autonomi ed indipendenti- che costituivano prima l’Unione sovietica, prendendosi gioco del Diritto internazionale ed imponendosi con la forza delle armi.

Parliamo di Gaza e di ciò che di più recente è avvenuto in quella piccola e martoriata Striscia dopo il massacro del popolo israeliano -avvenuto il 7 ottobre del 2023- e di cui abbiamo già ampiamente trattato su queste colonne. Situazione alla quale -purtroppo- ancora non si è posto termine, nonostante promesse e firme solenni poste su accordi di tregua, ricostruzione della Striscia e riconoscimento della Palestina da parte di Israele.

Parliamo dell’America -lasciatecelo dire e sottolineare- con molto stupore parliamo dell’America ed in particolare dello Stato del Minnesota e di una delle sue città principali-Minneapolis- in cui gli elementari diritti costituzionali non vengono rappresentati e rispettati da una polizia federale speciale chiamata “Ice” inviata- sulla carta- dal Presidente Trump per arrestare o meglio deportare migranti irregolari e che invece nelle sue operazioni di controllo e intervento semina terrore e paura in tutta la città, uccidendo a freddo e senza una parvenza di giustificazione non solo persone di colore ma addirittura cittadini americani, come se fossero dei birilli. Immagini veramente agghiaccianti, gravissime ed inaudite quelle che abbiamo visto nei Tg, nei social, sui giornali…sembrava essere piombati in zone di guerra, con agenti incappucciati ed armati fino ai denti simboleggianti a scelta o gli squadristi del Ventennio italiano o agenti delle dittature sud americane. Ma Minneapolis è solo stata la punta di un iceberg che ha fatto emergere un problema molto più complesso e articolato negli Usa. Diciamo che è un “cruccio” fondamentale che fa parte del programma di governo dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Prima ad esempio ci sono stati i tentativi di militarizzare la città di Chicago nell’Illinois solo perché è amministrata dal partito democratico che come Minneapolis è più propenso a garantire i diritti a tutti gli abitanti senza ghettizzare nessuno per distinzione di razza, religione o altro…. E così procedendo anche in altre città, perché l’obiettivo è unico in tutti gli Stati federali, a maggior ragione in quelli con Governatori democratici: la caccia all’immigrato illegale o all’uomo di colore che non sia di pelle bianca e a tutti coloro che possano minare solo in modo presunto la sicurezza e l’ordine pubblico degli Usa, la loro “tranquillità” …”il loro benessere” …” le loro libertà” …” i loro standard di vita” …” i loro privilegi” e così via dicendo. E tutto ciò oggi lo si può ottenere, anzi lo si deve ottenere e raggiungere a qualunque costo, anche calpestando la Costituzione, le leggi, le competenze e le funzioni di organi già preposti. Tutto è scavalcabile, tutto è possibile, tutto è legittimo secondo i canoni di questa amministrazione di destra repubblicana a trazione trumpiana. Non esistono separazioni di poteri, pesi e contrappesi che tengano, controlli, che pur in un sistema di governo presidenziale, la Costituzione prevede. Per Donald Trump tutti coloro che pur legalmente e politicamente potrebbero sminuire, frenare la sua azione, il suo volere, le sue sempre “giuste” e “ottime” decisioni, devono essere messi all’angolo in vari modi, dalla derisione, al licenziamento o trasferimento di ruolo, allo screditamento politico o morale. Difronte questo sfregio della democrazia, della giustizia, dei diritti civili, sono dovuti pure intervenire gli ex presidenti Usa, da Bill Clinton a Joe Biden a Barack Obama. Tutti hanno esortato i cittadini americani ad alzarsi contro l’ingiustizia, a reagire con manifestazioni pacifiche a difesa delle libertà fondamentali, a denunciare le illegalità riscontrate, espulsioni di migranti comprese.

Riportiamo soltanto quanto affermato da Biden: "I cittadini del Minnesota ci hanno ricordato cosa significa essere americani e hanno sofferto abbastanza per mano di questa Amministrazione. Violenza e terrore non hanno posto negli Stati Uniti d’America, soprattutto quando è il nostro governo a prendere di mira gli americani". Ora ci aspettiamo anche una risposta all’altezza della situazione e il più possibile corale ed omogenea da parte sia dei rappresentanti democratici sia dei repubblicani che occupano gli scranni del Senato e della Camera americani. Stiamo assistendo – con amarezza e rammarico- ad una decadenza dei valori e dei principi democratici tipici di uno Stato di diritto che avevano fatto grande gli Stati Uniti e che sono stati presi a modello e ad esempio in molti Stati nascenti o più giovani, di tutti i Continenti. Valori snaturati, diritti, libertà, cultura sotto attacco che si ripercuoteranno negativamente -in modo più deciso e penetrante- anche nei rapporti politici, diplomatici e di civiltà con il nostro Vecchio Continente europeo che dovrà -pertanto- essere capace di reagire e porre un freno a questa situazione, agendo sempre nella legalità democratica ma con fermezza, autorevolezza, dialogo, per riaffermare il rispetto e la difesa delle istituzioni, del diritto internazionale e dei Trattati. 

Parliamo dell’Iran, in cui vigono fortissime restrizioni delle libertà per i cittadini ed in particolare per le donne e gli omosessuali e dove stiamo in queste settimane assistendo a violente e mortali repressioni verso chi prova semplicemente a protestare in piazza e a ribellarsi democraticamente e pacificamente contro un regime teocratico e oscurantista.

Parliamo del Sudan e di tanti paesi africani che oltre ad affrontare il problema “fisiologico” e permanente della fame, della sete, della mancanza di infrastrutture e servizi basilari per vivere, sono chiamati a fronteggiare quotidianamente conflitti tribali tra popolazioni e soprusi da parte di “famigerati” governanti o autorità poco avvezzi alle regole e molto attratti dal potere e dall’accaparrarsi illegittimamente la maggior parte degli aiuti economici e non solo, provenienti dai paesi civili, industrializzati, benestanti, dalle Ong e da quel lembo di mondo solidale e universale che senza pregiudizi, confini, stereotipi pone il cuore oltre ogni ostacolo, per cercare almeno di tamponare una delle più gravi crisi umanitarie e sanitarie che non si vuole vedere bene e far finire al più presto. E non dimentichiamoci che questi sono i motivi cardini e principali che spingono ad una giustificabile migrazione in sofferenza – sempre più dilagante- verso terre migliori e società accoglienti.  

Potremmo continuare ancora ma crediamo che già queste 5   istantanee siano sufficienti ad incorniciare un mondo in continua fibrillazione e confusione. Un mondo in cui il senso dell’umanità, dell’eguaglianza tra i popoli, il rispetto della persona in quanto tale, dei suoi diritti sono ormai diventati più un privilegio o una concessione nei confronti di parti di un tutto più che invece una conquista riconosciuta all’umanità nella sua universalità come diritto naturale. Queste istantanee rispecchiano perfettamente e rivestono pienamente di attualità quelle considerazioni puntuali, nette e ponderate espresse dal Capo dello Stato.

L’odio razziale, i germi della discriminazione, la non accettazione del diverso nelle sue più ampie sfaccettature, dal colore della pelle, alla sua intimità o vita strettamente privata; la paura dello straniero, dei suoi costumi, della sua cultura o della sua religione, la volontà di dominio, di supremazia su di un popolo o gruppo sociale o il tentativo di conquista di una Stato libero e sovrano sono tutti esempi o momenti appartenenti ad una tornante della Storia che ciascuno di noi o in un modo o nell’altro ne è protagonista o testimone, oggi, se non proprio partecipe consapevolmente o inconsapevolmente che sia.

Ci ricorda ancora il Presidente Mattarella, che Auschwitz è stato il frutto avvelenato di una grande, rovinosa menzogna.” La menzogna che vi possano essere classificazioni di superiorità e inferiorità tra gli esseri umani…che la vita, la dignità, i diritti inviolabili e inalienabili possano essere messi in dubbio, calpestati nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica”. Una menzogna che nel nostro secolo rimane tuttora, pullula nell’aria e circola nei pensieri di alcuni o forse di molti in modi e forme magari più rivisitati, calmierati o “raffinati” ma che alla fine dei conti è, e resterà comunque una menzogna che farà molto male, riproducendo violenze, negando diritti, spezzando speranze e spegnendo certezze in tutti i luoghi esistenziali. Per questo occorre restare vigili dinnanzi ai rigurgiti antisemiti, di razzismo o a manifestazioni e gesti discriminatori, di sopraffazione o similari, ed intervenire preventivamente e rapidamente con audacia, fermezza e saggezza politica, garantendo a tutti cultura, diritti, conoscenza, giustizia, opportunità, libertà. Perché come affermava Mahatma Ghandi: “L’uomo si distrugge con la politica senza principi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici”.

     

 


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