
di MARIA PRIMERANO
Se n’è andato in punta di piedi in una mattina di un gelido gennaio, a Sibari, Giancarlo Cauteruccio regista, scenografo, attore, formatosi da studi d’arte e di architettura presso l’Università degli Studi di Firenze, ideatore e direttore di laboratori sperimentali di Teatro/Architettura presso l’Università di Firenze e l’Accademia di Belle Arti di Perugia, accademico corrispondente della Classe di Architettura dell’Accademia delle arti del disegno e della Classe di Musica e Arti dello Spettacolo in Firenze, uomo di teatro compreso nella schiera dei registi più innovativi nell’area della seconda avanguardia teatrale italiana, grazie alla sua specificità linguistica di ricerca e applicazione delle nuove tecnologie alle arti sceniche, perseguite dalla fine degli anni Settanta.
Con oltre cinquanta anni di attività eclettica, spaziando nei linguaggi tra il teatro, le arti visive, l’architettura, la video arte, applicando la sua esperienza nella ideazione, progettazione, direzione e realizzazione di spettacoli, progetti artistici, festival, rassegne, se n’è andato portando con sé un progetto “sogno”, quello di realizzare un ponte di luce sullo Stretto di Messina e “far dialogare a distanza Scilla e Cariddi, riportando alla luce l’importanza e la storia di quei luoghi”.
Ma se n’è andato portando con sé un’altra idea, riguardante le celebrazioni per i 700 anni dalla scomparsa di Dante, ossia ricreare in Piazza Santa Croce in Firenze la tomba del poeta che si trova a Ravenna. E se n’è andato portando con sé pure l’idea di realizzare un lavoro teatrale, intellettuale, su Tommaso Campanella ma anche riservandosi l’idea più godereccia e fichissima di aprire un ristorante post teatro…. Guarda caso a Catanzaro, in una serata post teatro dedicata a Pasolini, chiedeva al cuoco di un noto ristorante la vera ricetta del morzello che poi avrebbe rifatto con la ndujia… Celebrati doverosamente il suo genio e la sua visionarietà a Scandicci, a un mese dalla scomparsa, nel Castello dell’Acciaiolo.
Un sit - in affollato prolungatosi tutto il pomeriggio fino a sera, fatto di figure istituzionali, intellettuali, architetti, registi, artisti, cantanti, musicisti, pittori, attori, amici, che gli hanno voluto rendere omaggio e non hanno lesinato parole e onori al genio scomparso, mentre spezzoni di sue opere, interviste, immagini scorrevano in loop sullo schermo in fondo alla sala.
Tanti i nomi conosciuti: da Fulvio Cauteruccio e Flavia Pezzo a Tuccio Guicciardini e Patrizia di Bari, Peppe Voltarelli e Anna Corcione, Roberto Visconti, Giuliano Compagno … una moltitudine di presenze, tutti visibilmente provati e commossi. La figura di Giancarlo Cauteruccio e la sua opera non potranno essere dimenticati. Sin dagli anni Ottanta fondamentale nella sua poetica è stato il costante rapporto tra Teatro e Architettura, con i suoi interventi in spazi urbani, paesaggistici e archeologici, trasformati da piazze, fiumi, chiese, fortezze, siti industriali e monumentali in luoghi performativi. In questo ambito si collocano progetti speciali, installazioni e spettacolari azioni urbane che anticiperanno pratiche oggi diffuse di teatro site-specific e immersivo. Parallelamente all’attività artistica, Cauteruccio ha svolto un’intensa attività di direzione e di formazione.
Dal 1991 al 2015 è stato direttore artistico del Teatro Studio di Scandicci, luogo e laboratorio di formazione attiva per il pubblico e per i giovani, assurto a punto di riferimento nazionale e internazionale, non solo per il teatro di innovazione e per i nuovi linguaggi, ma anche per un numero indimenticato di opere messe in scena e interpretate da lui stesso e da registi e attori di altissimo valore.
Cauteruccio ha curato regie d’opera contemporanea per la Biennale Musica di Venezia e per il Maggio Musicale Fiorentino, la messa in scena de L’Oro del Reno di Richard Wagner, su commissione dell’ente lirico austriaco, nell’auditorium della Brucknerhaus di Linz, del Gilgamesh di Franco Battiato e della Sonnambula di Vincenzo Bellini per la regia di Pupi Avati, entrambe al Teatro dell’Opera di Roma.
I suoi lavori all’estero sono stati ospitati al Teatro Mossoviet di Mosca, a Documenta /sezione performance a Kassel, al festival Ars Electronica di Linz e a Berlino, Zagabria, Oslo, Valencia. Opere di video-teatro sono conservate presso gli archivi della Biennale di Venezia e della Triennale di Milano. Uomo di teatro dalla personalità forte e volitiva, intelligente, scalpitante, geniale, ha portato con sé una cifra stilistica che lo ha contrassegnato in maniera indelebile. Come, infatti, dimenticare i suoi spettacoli, scrigno di emozioni, capaci di includere le arti nel suo insieme: dall’architettura alla grafica visuale, dalla musica all’utilizzo delle tecnologie all’avanguardia, regie completamente innovative esponenti di un’avanguardia senza paragoni.
Basterà solo ricordare, fra i tanti, Filippo Brunelleschi nella divina proporzione, opera multimediale e teatrale prodotta dal Teatro Studio Krypton, da lui fondato, indagante la figura del genio rinascimentale attraverso una narrazione che fonde teatro, musica e architettura, celebrando i 600 anni dalla fondazione della Cupola di Santa Maria del Fiore, opera risultata prima dei cinque progetti selezionati dalla commissione esaminatrice del Bando del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Vivere all’Italiana sul palcoscenico, e scelta, dunque, per rappresentare Firenze all’estero.
O ancora, impossibile dimenticare Muovere un cielo pieno di figure vive, opera di Teatro/Architettura dedicata a Filippo Brunelleschi, ideazione e regia di Giancarlo Cauteruccio del 2017 in Piazza SS. Annunziata in Firenze, un’opera pensata per la facciata dell’Ospedale degli Innocenti, caposaldo del Rinascimento italiano. La piazza Santissima Annunziata, sede dello storico complesso architettonico, primo brefotrofio d’Europa, collegata con l’altra architettura simbolo della città, la cattedrale di Santa Maria del Fiore con la famosa cupola sempre di mano brunelleschiana, sono luoghi in cui si vive in un capolavoro di simmetrie, luoghi in cui arte ed architettura traspirano umanesimo ed invenzione, e creano uno tra gli scenari più belli del mondo, incastonato nel cuore pulsante di Firenze.
Muovere un Cielo Pieno di Figure Vive è un mapping architettonico di 50 metri lineari che traduce in geometria dinamica l’importante facciata rinascimentale favorendo la creazione di un inedito scenario urbano. Attraverso l’interpretazione della morfologia dello spazio nasce la definizione di un paesaggio elettronico attivo all’interno del quale prendono vita le azioni performative di attori, danzatori, cantanti, pattinatrici, studenti di Architettura, protagonisti questi di un suggestivo spettacolo urbano.
L’attore Roberto Visconti nel ruolo di Filippo Brunelleschi, gli apprendisti scenotecnici e illuminotecnici, coordinati dallo scenografo, i performer, le pattinatrici e il coro di voci bianche del Maggio Musicale Fiorentino guidati da Giancarlo Cauteruccio, divengono gli elementi di un affresco elettronico basato sulle peculiarità del disegno brunelleschiano.
Un’opera di Teatro/Architettura nella quale l’armonia dei corpi, le simmetrie delle immagini, la matematica dei suoni, la poesia delle voci, compenetrandosi hanno determinato una messa in scena dal forte impatto percettivo.
I corpi dei performer, divenuti le “figure vive” di quel “cielo” immaginato dal genio fiorentino, incarnano l’armonia, disegnano le geometrie, modellano la “Divina Proporzione” che Filippo Brunelleschi ha saputo portare nella sua rivoluzionaria concezione dell’architettura, superando le ombre del Medioevo per andare verso la luce dell’Umanesimo e compiendo così il miracolo dell’incontro tra Arte e Scienza per veicolare quella bellezza che proprio dall’Ospedale degli Innocenti ha preso origine.
Gli “angeli meccanici” – così come Brunelleschi li immaginò per “Il volo dell’Angelo” nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze, sono qui incarnati da sette giovani pattinatrici che con la loro veloce e leggera dinamicità restituiscono quell’immagine del volo per il quale Ser Filippo realizzo quel primo esperimento di macchineria teatrale della storia.
Il veloce incrociarsi delle traiettorie dei corpi ha potuto così rendere vivo il concetto di simmetria, elemento fondamentale della piazza e della storica facciata.
La musica elettronica, strutturata da Andrea Mi in seno al laboratorio, è frutto di una approfondita ricerca e scandisce ritmicamente i pieni e i vuoti della facciata rileggendo il rapporto tra spazio e tempo.
Infine il Coro delle Voci Bianche del Maggio Musicale Fiorentino riporta il viaggio immaginario compiuto alla storica funzione dell’Istituto degli Innocenti, nato per l’accoglienza dei bambini abbandonati, così come dichiarato sulla facciata architettonica attraverso i bellissimi medaglioni scultorei di Luca Della Robbia.

L’attore Roberto Visconti in Filippo Brunelleschi/nella divina proporzione
Non ci rimane, dunque, che piangere la perdita di Giancarlo Cauteruccio, di questo uomo di teatro che avrebbe potuto, ancora stupirci e meravigliarci. Fondatore e direttore del Magna Graecia Teatro Festival, poi passato nelle mani di Giorgio Abertazzi, in una estate di fuoco in giro per i siti archeologici della Calabria per riproporre i miti greci, Giancarlo Cauteruccio oggi non è più. Lasciata la sua amata Firenze nel 2021, e ritornato nei suoi luoghi di origine, ha firmato opere di alto impegno civile come Chiamata alle Arti per Cutro. Arithmos KR46M0, sulla spiaggia della strage, e letterario: Luoghi sconfinati, installazione per il Centenario di Pier Paolo Pasolini sulla facciata del Teatro Politeama di Catanzaro. Speriamo ne rimanga la sua lezione di teatro. La Calabria e la Nazione intera hanno, concludendo, perso un uomo di grande genialità.
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