Marilina Intrieri: "Reggio Calabria, dopo le urne: la bassa partecipazione al voto non può sminuire la vittoria di chi ha preso più voti"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Marilina Intrieri: "Reggio Calabria, dopo le urne: la bassa partecipazione al voto non può sminuire la vittoria di chi ha preso più voti"
Marilina Intrieri

  29 settembre 2026 16:17

di MARILINA INTRIERI

Le elezioni suppletive di Reggio Calabria consegnano innanzitutto un risultato politico chiaro: Fabio Roscioli, candidato del centrodestra, è stato eletto con il 51,02%; Frank Benedetto, sostenuto dal campo largo, ha ottenuto il 36,59%; Mimmo Giannetta, candidato di Futuro Nazionale con Vannacci, il 10,94%; Francesco Toscano l’1,44%.

Il centrodestra ha conquistato il collegio con un vantaggio di oltre 14 punti sul centrosinistra. Futuro Nazionale, alla sua prima prova elettorale con il proprio simbolo, ha ottenuto poco meno dell’11%: un dato significativo per una nuova formazione politica, ma insufficiente a modificare l’esito del confronto tra le due coalizioni principali.

L’altro dato, altrettanto evidente, riguarda la partecipazione: ha votato soltanto il 22,34% degli aventi diritto, mentre alle elezioni politiche del 2022 l’affluenza nello stesso territorio era stata del 49,40%.

Il confronto impone tuttavia prudenza. Quella appena celebrata era un’elezione suppletiva per l’assegnazione di un solo seggio parlamentare e, dunque, una consultazione con una capacità di mobilitazione inevitabilmente diversa rispetto a un’elezione politica generale.

Ma l’astensionismo italiano viene da lontano. Negli ultimi decenni la partecipazione elettorale ha conosciuto una progressiva diminuzione, particolarmente evidente nelle consultazioni più recenti. Le ragioni sono molteplici: l’indebolimento delle appartenenze politiche tradizionali, la crescente sfiducia nei partiti e nelle istituzioni, la convinzione che il proprio voto abbia una capacità sempre minore di incidere sulle decisioni pubbliche.

La stessa Commissione di esperti  presso la Presidenza del Consiglio per studiare il fenomeno dell’astensionismo ha evidenziato come dietro il dato complessivo si nascondano realtà molto diverse. Ci sono cittadini che scelgono  di non votare, ma anche milioni di persone che vivono lontano dal luogo di residenza; persone anziane o con difficoltà che incontrano ostacoli materiali nel raggiungere i seggi; e vi è inoltre il peso degli iscritti all’AIRE che può incidere sulla percentuale finale di partecipazione.

Esiste  una questione istituzionale che riguarda  il rapporto tra elettore, sistema elettorale e rappresentanza. Quando il cittadino percepisce di poter incidere non soltanto sulla scelta di un partito, ma anche sulle persone chiamate a rappresentarlo, il rapporto di responsabilità politica tra eletti ed elettori può risultare più diretto. Al contrario, meccanismi nei quali la selezione degli eletti dipende in misura maggiore dalle scelte dei partiti possono accentuare la percezione di distanza dalla rappresentanza.

Non sarebbe corretto attribuire l’astensionismo a una sola causa, né pensare che una diversa legge elettorale possa, da sola, invertire un fenomeno così complesso. Ma anche il modo in cui si costruisce la rappresentanza merita di entrare nella riflessione.

Una democrazia, naturalmente, non perde la propria legittimità perché una parte dei cittadini decide di non votare: le elezioni producono risultati pienamente validi secondo le regole previste dall’ordinamento. Ma una democrazia nella quale cresce stabilmente la quota di cittadini che rinuncia ad esercitare il diritto di voto deve interrogarsi sulle ragioni di questa distanza.

Per questo, tornando a Reggio Calabria, il 22,34% di affluenza non può diventare un argomento per sminuire la vittoria di chi ha ottenuto più voti, né essere utilizzato contro una parte politica. Deve piuttosto porre una domanda che riguarda tutti: perché una parte così ampia dell’elettorato non sente più il voto come uno strumento capace di incidere sulle decisioni pubbliche?

La risposta, a mio parere, va cercata nella necessità di ricostruire partecipazione, rappresentanza, credibilità delle istituzioni e, soprattutto, un rapporto più diretto e riconoscibile tra eletti ed elettori.

L’astensione può essere protesta, disinteresse, sfiducia o anche semplice difficoltà concreta nell’esercitare il diritto di voto. Ma quando da fenomeno occasionale diventa strutturale, non è più soltanto un dato statistico: diventa una questione che riguarda la qualità stessa della nostra democrazia.