Marino (Associazione Nazionale Forense): "Con Catricalà Catanzaro perde uno dei suoi figli più illuminati"

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L'Associazione Nazionale Forense di Catanzaro
  27 febbraio 2021 08:15

di PIETRO MARINO*

Con la scomparsa del Dott.Antonio Catricalà l’Italia soprattutto il sud Italia, Catanzaro perde uno dei figli più illuminati. Molti articoli tracciano la sua carriera professionale, accademica e politica, noi ci soffermeremo a ricordare la sua visione, il suo acume di giurista, economista che mancherà molto alla politica nazionale ed Europea. Era è sarà un vanto per Catanzaro aver dato i natali ad uno degli uomini più dotti del panorama giuridico e politico Italiano. Uno dei suoi ultimi articoli pregni di quella visione prospettica e concreta di affrontare i problemi è apparso il 27 gennaio scorso su Milano Finanza il titolo è eloquente “Quella stretta via tra Stato e mercato per rilanciare l’Italia“.

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L’articolo rievocava una metodologia amministrativa e giuridica quella della programmazione economica che prevede di progettare gli elementi essenziali per collocare i singoli interventi, per la crescita del Paese all’interno di un quadro complessivo e garantire il controllo parlamentare su un’operazione che può risultare vincente ma che contiene rischi (rif. Recovery Plan).Perché la lista delle priorità evocata è lunga e si dovrà pur scegliere. E l’architettura ha in sé elementi di debolezza strutturale, laddove, ad esempio, giustifica l’intervento dello Stato «se contribuisce a evitare difficoltà di ordine sociale e considerevoli perdite di posti di lavoro». Vero è che si tratta solo di una delle ipotesi in cui viene declinato l’interesse generale all’intervento. E che la norma ricalca esattamente le condizioni fissate per gli aiuti di Stato dalla Commissione Ue. Ma nel nostro contesto il rischio che l’intervento pubblico sia dettato solo da ragioni di welfare è concreto. Con ciò ripetendo uno degli errori che fu fatale al sistema di partecipazioni statali e contribuì al suo smantellamento. Le perdite di posti di lavoro vanno affrontate con gli strumenti allo scopo dedicati, dando spazio alla formazione e al ricollocamento. Tali affermazioni riprendono inequivocabilmente il programma del governo Draghi. “Siamo in una fase straordinaria, che richiede la mobilitazione di tutte le energie del Paese e l’abbandono di contrapposizione ideologiche”, scriveva Catricalà.

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L’emergenza, dunque “impone di concentrarci sulle condizioni dell’intero tessuto produttivo e sull’assetto che si intende dare al sistema economico italiano” “l’intervento diretto dello Stato nelle imprese è infatti solo uno strumento da utilizzare, con attenzione, per ridare slancio a un’economia che da troppi anni stenta a crescere, con ciò ampliando in modo inaccettabile le diseguaglianze sociali”. E, continuava, “siamo davanti a un passaggio epocale durante il quale occorrerà contaminare modelli antitetici tra loro. Perché ha ragione il documento del G-30 coordinato da Mario Draghi a evocare ‘una certa quantità di distruzione creatrice’ e a prevedere che ‘alcune aziende si ridimensioneranno o chiuderanno, altre apriranno; alcuni lavoratori dovranno cambiare imprese e settori con un appropriato re-training e assistenza nella transizione’.

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Ma non sarà il libero mercato a sprigionare la sua distruzione creatrice: sarà la mano, visibilissima, dello Stato a guidare la direzione. E non solo in Italia”.

La morte di Antonio Catricalà lascia un vuoto incolmabile nell’animo di chi lo ha conosciuto e nelle Istituzioni Italiane, gli Avvocati perdono anche un punto di riferimento soprattutto nella normativa sulla concorrenza, settore nel quale senza alcun dubbio ha fatto scuola in Italia e in Europa.

                                                        *Avvocato, dirigente dell'Associazione Nazionale Forense

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