Medici e pace, da Assisi a Paravati la Calabria rilancia l'impegno per la dignità umana

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  28 ottobre 2026 13:56

Il 3 novembre 2026, alle ore 17.00, presso il Santuario Cuore Immacolato di Maria, Rifugio delle Anime, a Paravati di Mileto è in programma la Giornata per la Pace promossa dall’Ordine dei Medici di Vibo Valentia. Saranno presenti il presidente nazionale FNOMCeO Filippo Anelli, i rappresentanti degli Ordini calabresi e il Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Attilio Nostro.

L’iniziativa, promossa dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vibo Valentia, con la partecipazione della Federazione nazionale e dei cinque Ordini provinciali calabresi, intende richiamare l’attenzione sul legame tra salute, solidarietà, giustizia e pace, coinvolgendo istituzioni civili e religiose, professionisti sanitari e mondo del volontariato.

La manifestazione si inserisce nel percorso nazionale avviato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri con l’approvazione del Manifesto “Medici e Pace”, sottoscritto il 12 marzo 2026 a Perugia, durante il convegno “Curare senza paura”, dedicato anche alla prevenzione della violenza contro gli operatori sanitari.

Il documento è stato successivamente consegnato ad Assisi a fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di San Francesco, in un gesto dal forte valore simbolico.

Nel Manifesto si richiama alla necessità di tutelare la salute come diritto fondamentale, proteggere gli operatori sanitari e le strutture ospedaliere nei territori di guerra, garantire l’accesso alle cure senza discriminazioni e riservare particolare attenzione alle persone più vulnerabili. Prende così forma un percorso di responsabilità nel quale la professione medica riafferma il proprio impegno non soltanto nella cura della malattia, ma anche nella promozione delle condizioni umane e sociali necessarie alla tutela della vita.

Particolare significato assume la partecipazione di S.E. Mons. Attilio Nostro, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, che rivolgerà ai presenti il proprio saluto e impartirà la benedizione. La sua presenza testimonia l’attenzione della Chiesa diocesana verso il mondo della sofferenza, l’accompagnamento dei malati e il sostegno agli operatori sanitari, nella consapevolezza che la cura della persona coinvolge non soltanto la dimensione fisica, ma anche quella umana, relazionale e spirituale.

La partecipazione all’iniziativa si colloca inoltre nel solco dei recenti appelli del Vescovo alla preghiera per la fine dei conflitti armati e alla responsabilità di non rimanere indifferenti davanti alle sofferenze provocate dalla guerra.

Anche la scelta del Santuario di Paravati riveste un significato particolare. Legato alla figura della Serva di Dio Natuzza Evolo, consacrato da Mons. Nostro il 6 agosto 2022 ed elevato a Santuario diocesano il 23 agosto 2024 il luogo di culto è profondamente segnato dalla spiritualità dell’accoglienza e della consolazione diventando, così, spazio di incontro tra la comunità ecclesiale e il mondo sanitario, uniti dal riconoscimento della centralità della persona.

La giornata assume un significato concreto anche per il territorio calabrese, dove le difficoltà del sistema sanitario e le preoccupazioni per l’accessibilità dei servizi continuano a interessare la vita quotidiana delle comunità. Parlare di pace significa infatti richiamare anche la giustizia sociale, la tutela dei più fragili, il diritto alle cure e il rispetto per quanti operano quotidianamente al servizio della collettività. In questa prospettiva, la professione medica è chiamata a contribuire alla costruzione di relazioni fondate sulla fiducia, contrastando la violenza e promuovendo un’assistenza sempre più attenta alla dignità umana.

La Giornata per la Pace vuole essere molto più di un appuntamento celebrativo. Il suo significato risiede nella capacità di tradurre i principi del Manifesto in gesti concreti, nelle scelte delle istituzioni, nella pratica professionale e nelle relazioni quotidiane.

Da Assisi a Paravati, il richiamo alla fraternità incontra l’etica della cura, mentre la presenza della Chiesa, delle istituzioni e del volontariato ricorda che la costruzione della pace è una responsabilità condivisa.

Perché curare significa anzitutto riconoscere nell’altro una persona, prima ancora che un paziente, custodendone la dignità senza distinzioni.

È questo il messaggio che da Paravati si vuole consegnare alla comunità: la pace non è soltanto un ideale da proclamare, ma una responsabilità da vivere ogni giorno, a cominciare dalla cura della vita umana.

 

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