Mengani: "Paura, mare in tempesta e comunità sempre più fragili davanti al disastro climatico"

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Teresa Mengani

  21 gennaio 2026 18:28

di TERESA MENGANI 

La Calabria, in questi giorni, è stretta nella morsa del maltempo. Piogge incessanti, raffiche di vento, temporali violenti e un mare impetuoso stanno ridisegnando il volto della regione, trasformando la quotidianità in un’attesa carica di tensione e preoccupazione. Non si tratta più di episodi isolati, ma di un vero e proprio disastro climatico che mette a nudo fragilità antiche e irrisolte.

Le precipitazioni intense hanno provocato allagamenti, frane e smottamenti, rendendo difficili gli spostamenti e isolando intere aree. I fiumi, gonfi oltre i livelli di sicurezza, vengono monitorati costantemente, mentre la terra, satura d’acqua, cede in più punti. Sulle coste, il mare in tempesta si infrange con forza contro i lungomari, divora tratti di spiaggia, danneggia strutture e ricorda quanto sottile sia il confine tra la bellezza del paesaggio e la sua potenza distruttiva.

Le emergenze da gestire sono numerose e spesso si sovrappongono. La Protezione civile, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e i volontari sono impegnati senza sosta per garantire soccorsi, prevenire ulteriori danni e assistere chi si trova in difficoltà. In molti comuni i sindaci hanno disposto la chiusura delle scuole, una scelta obbligata per tutelare l’incolumità di studenti e personale. Le aule vuote raccontano un’infanzia sospesa, una normalità interrotta dall’ennesima ondata di maltempo.
Intanto, tra le persone, serpeggia l’inquietudine e la paura. È una paura composta, spesso non urlata, che si manifesta nei silenzi, nei messaggi scambiati tra familiari, nello sguardo rivolto al cielo o al mare in burrasca. Non è solo il timore per i danni immediati, ma una sensazione più profonda: quella di sentirsi sempre più piccoli davanti a eventi che appaiono enormi, incontrollabili, capaci di travolgere non solo un territorio, ma l’equilibrio stesso del mondo in cui viviamo.

Il cambiamento climatico smette così di essere un concetto lontano e diventa esperienza quotidiana. Entra nelle case allagate, nei campi devastati, nelle strade impraticabili, nelle coste aggredite dalle onde. Ogni emergenza riapre ferite mai rimarginate e pone domande urgenti sulla prevenzione, sulla manutenzione del territorio, sulla capacità di adattarsi a fenomeni sempre più estremi e frequenti.
Il maltempo che sta colpendo la Calabria non è soltanto una notizia di cronaca: è il segnale di un cambiamento profondo che chiede risposte immediate e visione a lungo termine. Perché se oggi le persone si sentono piccole davanti alla forza della natura, domani non possono permettersi di sentirsi sole. Affrontare ciò che sta travolgendo il mondo significa partire dai territori, ascoltare le comunità e costruire un futuro in cui l’emergenza non sia più la regola.
 


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