Mengani: "Reggio Calabria, quando il futuro ha il volto del passato"

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  29 settembre 2026 11:29

di TERESA MENGANI 

Confesso di provare sgomento. Non soltanto per il risultato elettorale di Futuro Nazionale a Reggio Calabria, ma per ciò che quel risultato sembra rappresentare. Perché dietro una percentuale, dietro una scheda infilata nell’urna, c’è sempre un’idea di società. E quella che emerge da questo voto è, ai miei occhi, un’idea terribilmente vecchia. Un partito che guarda al passato, che indulge nella nostalgia, che considera il progresso sociale quasi una colpa e i diritti civili una concessione da rimettere periodicamente in discussione, trova consenso proprio qui, in una terra che avrebbe invece bisogno di spalancare le finestre e respirare futuro. È questo che lascia sgomenti.

Abbiamo impiegato decenni per conquistare diritti che oggi qualcuno vorrebbe presentarci come privilegi, deviazioni, cedimenti alla modernità. Abbiamo combattuto battaglie culturali, sociali e civili perché ogni persona potesse essere più libera, più uguale, più padrona della propria vita. Il punto non è insultare chi vota. Il punto è interrogarsi su una società nella quale un programma politico così fortemente ancorato al passato riesca a trovare consenso. E qui la domanda diventa inevitabile: che cosa è successo alla nostra idea di riscatto? Perché una Calabria che vuole davvero cambiare dovrebbe pretendere più scuola, più università, più cultura, più lavoro qualificato, più servizi, più diritti, più Europa. Dovrebbe premiare chi parla di futuro, non chi promette di restaurare un mondo che non esiste più. E invece continuiamo, troppo spesso, a nutrirci di rancore, paure e nostalgie. Forse abbiamo persino smesso di avere il coraggio di desiderare una Calabria diversa. Una Calabria moderna, laica, colta, europea. Una Calabria capace di liberarsi dei propri retaggi peggiori senza rinnegare la propria identità. Una Calabria che non consideri il cambiamento una minaccia, ma una possibilità. Di fronte a tutto questo, viene quasi da formulare una proposta provocatoria: Finlandia colonizzaci per favore!
Portateci le scuole, i servizi, il senso civico, la fiducia nelle istituzioni, la cultura del merito, l’attenzione alle persone, la capacità di programmare il futuro. È una battuta, naturalmente. Perché nessuno verrà a salvarci!

E forse è proprio questo il punto più doloroso: dobbiamo salvarci da soli. La Calabria non è condannata all’arretratezza. Reggio Calabria non è condannata alla nostalgia. E i calabresi non sono un popolo incapace di emanciparsi. Ma l’emancipazione, quella vera, passa anche dalla capacità di riconoscere quando la politica ci propone di tornare indietro. E davanti a un risultato come questo, io riesco soltanto a chiedermi, con una certa amarezza: quanto tempo ancora dovremo aspettare prima che il futuro diventi finalmente maggioranza?