
Una controffensiva giudiziaria su tre fronti – penale, fallimentare e adesso anche civile – per ripulire definitivamente il nome dell'ente e recuperare fino all'ultimo centesimo sottratto alla solidarietà. La Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, presieduta dal Dott. Domenico Giani, ha impresso una netta accelerazione alle proprie azioni legali in Calabria, formalizzando un’imponente richiesta economica da 2,9 milioni di euro a titolo di insinuazione al passivo e, parallelamente, attivando un autonomo giudizio civile presso il Tribunale di Crotone.
Per gestire questa complessa e delicatissima strategia nei diversi uffici giudiziari, i vertici nazionali hanno affidato il mandato a un pool difensivo composto dagli avvocati Paolo Sanchini, Francesco Sanchini e Frank Mario Santacroce. La vicenda affonda le sue radici nel blitz "Jonny", la maxi-inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro che svelò come la Fraternita di Misericordia di Isola di Capo Rizzuto fosse stata cannibalizzata dalla cosca Arena. L'ente gestiva il CARA (Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo), ma i fondi statali destinati ai migranti venivano sistematicamente dirottati nei forzieri della criminalità organizzata. Il dominus indiscusso della gestione era l'ex governatore locale Leonardo Sacco, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa. L'ultimo capitolo sul fronte delle misure di prevenzione si sta consumando davanti alla Seconda Sezione Penale del Tribunale di Catanzaro (procedimento N. 103/2024 R.G.MP), dove i giudici hanno disposto il sequestro finalizzato alla confisca dell'intero patrimonio della Misericordia di Isola di Capo Rizzuto. È in questo scenario che si innesta la nuova e determinata strategia della Confederazione Nazionale. I legali (Sanchini e Santacroce) sono intervenuti nel procedimento di Catanzaro sia per blindare l'onorabilità del marchio nazionale, sia per presentare il conto del crac tramite l'insinuazione al passivo da 2,9 milioni di euro.
Ma l'azione non si ferma qui. Per perimetrare e quantificare l'esatto ammontare dei danni patrimoniali, d'immagine e istituzionali causati dalla gestione criminale di Sacco, la Confederazione Nazionale ha parallelamente incardinato una causa civile speculare presso il Tribunale di Crotone.
L'obiettivo di questo ulteriore braccio di ferro giudiziario è ottenere una condanna al risarcimento che colpisca direttamente i responsabili del disastro, garantendo al contempo che ogni risorsa recuperata o sottratta ai clan possa essere restituita alla sua originaria, trasparente funzione sociale e assistenziale sul territorio calabrese.
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