
Nella mattinata di oggi, il Giudice del Lavoro di Catanzaro ha messo la parola fine (almeno provvisoriamente) alle presunte condotte persecutorie che, da circa tre anni, sarebbe stato costretto a subire un funzionario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro. In accoglimento del ricorso presentato nell'interesse del dipendente dagli avvocati Giuseppe Strongoli e Maria Irene Rotella, ritenendo le condotte integranti la fattispecie del mobbing, il Giudice ha condannato l’Asp di Catanzaro a reintegrare il ricorrente nelle mansioni originariamente affidategli ed a risarcirlo per quanto ingiustamente patito nel corso degli ultimi anni.
Secondo la ricostruzione dei fatti portata avanti dai legali del dipendente, quest'ultimo, prima di procedere giudizialmente, aveva tentato (invano) di giungere ad una bonaria riappacificazione, ma le numerose diffide e le richieste di intervento formulate finanche al Commissario Straordinario sono rimaste prive di riscontro; adire l’Autorità Giudiziaria si è quindi rivelata essere l’unica strada percorribile al fine di far cessare gli atteggiamenti denunciati che, in particolare, avevano, tra l’altro, determinato la revoca, improvvisa ed immotivata, di numerosi compiti e funzioni con la progressiva marginalizzazione, ed addirittura l’illegittima sostituzione della sua figura con quella di altro dipendente, posizionatosi al quindicesimo posto nella procedura di selezione interna.
Circostanze quest’ultime puntualmente ravvisate dalla sentenza emessa dal Giudice del Lavoro che mette, dunque, un primo punto alla vicenda.
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