





Sulla costa jonica reggina, scendendo verso sud il primo paese che incontriamo della città metropolitana di Reggio Calabria, è la frazione Marina di Monasterace, conglomerato urbano che di fatto rimane “immerso” nel mare, visto che è collocato sulla punta della costa, denominata PUNTA –STILO. Sopra la collina, adiacente alla ricca area archeologica “Paolo Orsi”, troviamo il faro Capo Stilo o Punta Stilo che, dal 1895, anno di sua costruzione è punto di riferimento certo sulle mappe nautiche di navigazione, in questo tratto di costa strategico che scendendo verso Messina, consente di poter collegarsi alla costa tirrenica e ad inserirsi nell’importante traffico del bacino del mediterraneo. Di fatto il faro Punta Stilo è perfettamente attivo e funzionante, ha un’altezza di quindici metri, un’elevazione di 54 metri s.l.m., riesce a produrre un fascio di luce visibile a 22 miglia nautiche (circa 41 km), la sua numerazione nell’elenco dei fari nazionali è 3388. Con la sua unica caratteristica che dà la certezza alle navi in transito, di produrre tre lampi di luce bianca, intervallati tra essi da 15 secondi. Un luogo misterioso che attrae, divenuto ormai un simbolo storico moderno, prepotentemente la vista esplicita l’arrivo nella cittadina jonica di Monasterace. Un simbolo del cuore, per i cittadini e ancor di più per gli emigranti calabresi che ritornando per le ferie, scorgendo i suoi lampi in lontananza avvertono l’aria di casa. Luogo che domina sulla SS 106, un tempo presidiato da custode che era parte garante della sua funzionalità, considerato che non vi erano i sistemi informatici di monitoraggio in remoto di oggi e qualsiasi anomalia o cattivo funzionamento, nella risoluzione era compito dello stesso che portava la carica al sistema ad orologio o sostituiva la lampada, magari bruciatesi. Oggi, è un altro mondo, funziona perfettamente e viene monitorato sia in maniera remota, ma anche concretamente con il lavoro del Servizio Fari delle Marina Militare.
In passato (26 novembre 2021) questo faro, ha avuto un periodo di degrado che tanti cittadini monasteracesi, hanno celermente segnalato al comando zona fari di Taranto, stessa al corrente e avendolo inserito negli interventi di riqualificazione programmata, ha colto ed ha messo mano, ridandogli dignità, pulizia e disponendo frequentemente controlli degli addetti, dipendenti della Marina che fanno capo alla reggenza di Capo dell’Armi di Motta S. Giovanni .La stessa reggenza ha competenza su tre fari, oltre stesso di Capo dell’Armi, anche su quello di Capo Spartivento e appunto su quello di Punta Stilo. Nella visita di ieri (26.08.2026), autorizzata dal Comando di Taranto, istruita da due ATN della Reggenza di Capo dell’ARMI di Motta S. Giovanni, quali i professionali Antonino Romeo e Stefano Versace che hanno perfettamente spiegato il funzionamento del faro, conducendoci fino sopra alla lanterna, simulando un’accensione di giorno e facendoci vedere cronometrando il lasso di tempo (15 secondi) che intercorre, fra un lampo e l’altro. Visita che ci ha fatto rivedere il faro del cuore, in grande spolvero, perfettamente funzionante, pulito, curato e tinteggiato, con alle spalle la gloriosa bandiera della Marina Militare, sventolare di dignità, quella dignità regalatoci dal Comando di Taranto che nell’alternarsi di diversi comandanti, ha sempre mantenuto il “vento” costante dell’attenzione per tantissimi fari del sud Italia, compreso questo di Monasterace.
Da calabresi e da monasteracesi, non possiamo che ringraziarli, unitamente a tantissimi cittadini che hanno appoggiato questa segnalazione che è stata accolta positivamente e apprezzata dagli stessi che hanno condiviso questa sinergia civile e sana, portandoli ad espletare con responsabilità, l’esercizio delle loro funzioni e compiti, producendo cosi un faro più curato e controllato e donandoci di fatto, ove ve ne fosse stato bisogno di dimostrarlo, la loro vicinanza alla gente e il loro senso di responsabilità verso i fari che controllano garantendone l’effettiva efficienza. Quell’efficienza verso chi naviga i nostri mari vuol dire sicurezza e certezza della posizione, non solo in mari calmi ma ancor di più in forti mareggiate che ne complicano la sicura navigazione. Un grazie per questa visita arricchente ed entusiasmante che ha portato conoscenza di questo mondo dedicato ai fari che sono luoghi attraenti e misteriosi e che in futuro potrebbero essere luoghi ricettivi e da visitare, considerando la loro storia e origini che provengono da molto lontano e da date che vanno al terzo secolo a.C., quando nell’isola egiziana di Pharos, si ebbe il primo. Pillole di conoscenza, pillole storiche e grande calore della lampada a xeno che ha scaldato anche oggi il cuore di un monasteracese, sempre legato al proprio paese e che ha illuminato un chiaro futuro che questa ricca cittadina reggina, può ambire, avendo tutte le “lenti” per vedere bene e lontano.
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