Monsignor Cantisani e l'amore per lo sport. Il ricordo del Presidente provinciale Unicef di Catanzaro, Nino Mustari

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images Monsignor Cantisani e l'amore per lo sport. Il ricordo del Presidente provinciale Unicef di Catanzaro, Nino Mustari

  04 luglio 2021 16:50

di COSTANTINO MUSTARI*

Tanto si è scritto e si è detto in due giorni del vescovo, del pastore, del prete dell’intellettuale, dello storico Antonio Cantisani, e tante pagine si scriveranno ancora, non nei giorni vicini a questo, nel quale solo da qualche ora lo abbiamo salutato per l’ultima volta, ma nei mesi e negli anni futuri, quando, così come avverrà, il suo magistero religioso e la sua attività culturale saranno letti, studiati, meditati, attraverso la mole di documenti che ha lasciato.

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I posteri giudicheranno quello che noi abbiamo vissuto direttamente e si staglierà, nella storia della nostra città, la figura di questo vescovo, che, tra l’altro, mai, neppure nelle situazioni più scabrose, si girava dall’altra parte. Prendeva, invece, posizione, come fece allorché venne emanata la legge Bossi-Fini, attirandosi la contrarietà del Corriere della Sera.

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Soffrì, in quell’occasione, per l’attacco che sul giornale gli sferrò il giornalista Merlo, il quale non aveva capito, o non aveva voluto capire, che il vescovo aveva assunto quella posizione in coerenza con i principi del Vangelo, che difendeva e diffondeva come pastore della chiesa cattolica che aveva scelto di seguire, da protagonista, da quando aveva dieci anni.

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L’episodio è stato ricordato nei giorni scorsi; così come è stato ricordato da testimonianze di semplici cittadini e da persone delle istituzioni, da intellettuali, da rappresentanti di associazioni che mons. Cantisani è stato un vescovo che si è sempre schierato con le fasce più deboli della società: i poveri, gli emarginati, gli emigrati, i bambini. La storia ne prenderà atto leggendo le sue omelie, le sue lettere pastorali, i suoi interventi nelle più diverse situazioni e occasioni, i suoi scritti.

Ora che si va stemperando l’emozione provocata dalla notizia della sua morte, che ho colto come se si fosse trattato di morte improvvisa, malgrado sapessi da alcuni mesi che le sue condizioni di salute non lasciavano molto spazio alla speranza, io non posso esimermi da ricordarlo; io che, da cattolico e da uomo di scuola, l’ho seguito, ammirato e che, pur nella differenza di ruoli e di età, ho avuto amico.

Era il 1989 quando mi assegnò un corso di insegnamento presso L’Istituto Superiore di Scienze Religiose, di cui era moderatore. Credo sia stato il primo, Cantisani, o uno dei primi vescovi, che, aderendo alle risoluzioni del Concilio Vaticano II, abbia chiamato dei laici in compiti fino ad allora riservati ai preti: chiamò me e il compianto Totò Fazio e da allora le porte di quell’Istituto -e non solo quelle- furono aperte anche per altri laici; qualche anno prima, del resto, rompendo con la tradizione, aveva voluto un laico, e non un prete, come suo segretario particolare: il maestro Saverio Celia Magno.

Negli anni mi sono arricchito con la stima di cui questo vescovo illuminato mi ha onorato; una stima che ho sempre cercato di meritare e che mi è stata di guida nel mio percorso professionale e umano. Da assessore comunale della nostra città e anche   durante i diversi incarichi pubblici o di volontariato che ho svolto, più di una volta mi sono rivolto a lui per consigli, che, senza tirarsi indietro, ma con saggezza, con umiltà e con affetto di padre non mi ha mai negato.

Potrei dire tante cose, che potrebbero sembrare dettate dalla retorica del momento di dolore e che sarebbero ridondanti, perché c’è nulla di Lui che i catanzaresi non conoscano, così come Lui conosceva i catanzaresi, di cui è stato pastore; voglio, tuttavia, pubblicamente ricordare a me stesso la sua affettuosa, paterna vicinanza, che come, ho detto, era datata, ma si è cementata di più da quando è diventato vescovo emerito e voglio ricordarlo in un ruolo che con ha niente a che fare con il suo magistero: quello di amante e intenditore di due sport popolari: il ciclismo e il calcio.

Del ciclismo sapeva tutto e gli piaceva perché lo aveva sempre conosciuto come uno sport che impone sacrifici. Seguiva con passione il Giro d’Italia e il Tour de France, ne commentava con competenza le varie tappe, esprimeva le sue critiche e si esaltava nel raccontare le imprese dei protagonisti, conosceva i ciclisti, non soltanto i più noti; di qualcuno, come del suo corregionale Pozzovivo, parlava con entusiasmo.

Nel calcio aveva un grande amore: la Fiorentina.

Condividevamo il tifo per questa squadra e da diversi anni vedevamo insieme alla televisione le partite della Viola.

Ci ritrovavamo, nel suo sobrio salottino, assieme a don Pino Silvestre e a volte con altri tifosi, per assistere alle partite; anzi, negli ultimi campionati ci dicevamo che ci incontravamo per soffrire insieme, perché la nostra squadra del cuore non è che brillasse molto, specie nel campionato appena concluso.

Gioiva con noi quando la Fiorentina segnava, e ammutolivamo –ahimè ultimamente molto spesso-  quando il gol lo subivamo.

Pur non avendolo praticato, se non nei primi anni del seminario, conosceva bene il calcio e le sue regole e della Fiorentina sapeva tutto: ne ricordava i campioni e gli allenatori del passato, criticava le scelte della dirigenza, ipotizzava soluzioni alle problematiche della società. Con entusiasmo e con orgoglio, alcuni mesi fa, ci lesse l’intervista che il vescovo di Salerno, anche lui grande tifoso della Fiorentina, aveva rilasciato ad un giornale sportivo.

Ma gli incontri per la partita erano anche occasioni per commentare altri eventi nazionali e locali di natura culturale, religiosa, politica: era sempre informato di tutto, e non poteva essere altrimenti, dal momento che sul suo tavolo c’era sempre una pila di giornali, sistematicamente letti tutti.

Abbiamo assistito insieme all’ultima partita di campionato.

La malattia lo stava provando, ma non gli impediva di essere speranzoso: ci eravamo ripromessi di rincontrarci per le partite del campionato europeo di calcio della nostra Nazionale, della quale era convinto tifoso.

Se ne è andato alla vigilia di un importante incontro dei quarti di finale, ma sono certo che da Lassù, dov’è da poco arrivato, anche Lui avrà gioito per la vittoria dell’Italia sul Belgio.

*Presidente provinciale Unicef di Catanzaro

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