Montauro, con Sara il profumo della Pasqua resiste nel tempo: le mani, la memoria, l’amore

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  26 marzo 2026 18:41

di SETTIMIO PAONE

C’è un tempo, nei piccoli borghi calabresi, che non si misura con l’orologio ma con i ricordi. È il tempo della Pasqua. Un tempo che, appena arriva, riapre nel cuore dei più adulti una porta antica, fatta di gesti semplici, di attese silenziose e di profumi che sapevano di casa.

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Erano giorni di fermento vero, quelli. Le case si trasformavano in piccoli laboratori di vita, dove le donne, custodi silenziose di un sapere antico, si muovevano con sapienza e dedizione. Mani esperte che impastavano, occhi attenti che vigilavano sui tempi della lievitazione, parole sussurrate che sapevano di tradizione e di famiglia. Oggi tutto questo sembra lontano. I forni moderni hanno preso il posto delle cucine di una volta, e il ritmo veloce della vita ha spesso spento quella lentezza che dava valore ad ogni gesto. Eppure, nei piccoli centri come Montauro, c’è ancora chi resiste. C’è ancora chi sceglie di non lasciare andare quel filo sottile che lega il presente al passato.

C’è Sara. Non lo fa per mestiere, non lo fa per guadagno. Lo fa per amore. Perché in quelle ricette vive la voce di sua madre, perché in ogni impasto c’è una storia che merita di essere raccontata ancora.
Nella sua casa, il tempo sembra fermarsi. La madia in legno, consumata ma viva, torna ad essere il cuore pulsante di un rito antico. Uova, farina, zucchero: ingredienti poveri, ma capaci di diventare qualcosa di straordinario quando incontrano mani che sanno ancora amare.

Sara impasta con pazienza, aspetta. Perché sa che la fretta è nemica delle cose buone. La lievitazione non è solo un processo, è un’attesa che educa, che insegna il valore del tempo. E poi il forno a legna, antico e custodito con cura, accoglie quei dolci come un grembo caldo.
È lì che accade la magia.  È lì che il passato torna presente, che il profumo invade ogni stanza, che la casa si riempie di quella dolcezza che non è solo sapore, ma memoria viva. Nella dispensa di Sara non ci sono solo dolci: ci sono colori, storie, affetti. C’è un mondo che resiste. Ed è proprio in queste storie, semplici e vere, che si nasconde l’anima più autentica dei nostri paesi. Perché mentre tutto cambia, mentre il rischio di perdere le tradizioni diventa sempre più concreto, c’è ancora chi, con umiltà e amore, continua a custodirle. Montauro, ancora una volta, si racconta così: attraverso la gente comune. Attraverso chi, senza clamore, tiene accesa una luce. Una luce che profuma di Pasqua. Una luce che sa di casa.


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