
di SETTIMIO PAONE
Uno dei reperti più importanti conservati nel museo della Grangia di Sant'Anna è lo scheletro di un uomo rinvenuto durante gli scavi archeologici del 2009. Il ritrovamento destò subito grande interesse perché il corpo, insieme ad un secondo scheletro scoperto nella stessa area, era sepolto separatamente rispetto agli altri resti umani rinvenuti nel complesso. Un particolare che fa pensare a persone che rivestivano un ruolo di rilievo all'interno della comunità monastica.
Accanto allo scheletro furono ritrovati i grani del rosario e i chiodi della cassa lignea che custodiva il corpo. Gli studi archeologici e antropologici hanno permesso di datare la sepoltura tra il XVI e il XVII secolo. Ma la vera sorpresa è emersa durante le analisi condotte sulla mandibola.
Osservando attentamente il reperto si nota infatti la presenza di una protesi odontoiatrica fissa associata ad una ricostruzione della mandibola. È ancora ben visibile una placca che testimonia un intervento chirurgico di straordinaria complessità per l'epoca. Non si tratta di una semplice cura dentaria, ma di una vera operazione ricostruttiva che richiese competenze mediche e tecniche eccezionali.
La mandibola appare infatti ricostruita e stabilizzata attraverso un sistema che consentì al paziente di continuare a vivere nonostante una grave lesione o una seria patologia. Un intervento che, osservato con gli occhi della medicina moderna, continua ancora oggi a suscitare stupore e ammirazione. La presenza della placca metallica e la ricostruzione ossea dimostrano una conoscenza dell'anatomia e delle tecniche chirurgiche sorprendentemente avanzata per il periodo storico.
Si tratta di una testimonianza rarissima nel panorama dell'archeologia medica. Proprio questa particolarità rende il reperto eccezionale e ne fa uno dei pezzi più significativi custoditi nel museo. La mandibola ricostruita rappresenta infatti una delle più affascinanti testimonianze di chirurgia e odontoiatria antica, attirando l'interesse di studiosi, archeologi e ricercatori.
Davanti a questo scheletro non si osservano soltanto dei resti umani risalenti a quattro secoli fa, ma si può ammirare una straordinaria pagina di storia della medicina. Un intervento chirurgico che ha attraversato il tempo e che ancora oggi racconta l'ingegno, la perizia e la capacità di chi, in un'epoca lontana, riuscì a ricostruire una mandibola mediante una sofisticata protesi fissa.
Il percorso museale prosegue poi con l'esposizione di pregiate maioliche e numerosi reperti provenienti dalla Grangia, ma è senza dubbio questa mandibola ricostruita, autentico capolavoro della chirurgia antica, a rappresentare uno dei tesori più sorprendenti e affascinanti custoditi nel museo di Montauro.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797