
di SETTIMIO PAONE
Il progresso avanza, anche nei piccoli centri. In questi giorni, infatti, Poste Italiane a Montauro ha avviato nuovi interventi di ammodernamento : sono partiti i lavori per l’installazione di uno sportello bancomat e di alcune colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Un segnale chiaro di attenzione verso il futuro, verso una comunità che, pur nelle sue dimensioni contenute, non vuole restare indietro rispetto ai grandi processi di innovazione tecnologica.

Eppure, accanto a questo slancio verso la modernità, si continua a registrare un paradosso che pesa sulla quotidianità dei cittadini. A fronte di investimenti importanti e visibili, restano infatti irrisolti i disagi legati al funzionamento dell’ufficio postale, operativo soltanto tre giorni alla settimana. Una situazione che incide soprattutto sulle fasce più fragili della popolazione, in particolare gli anziani, che spesso non hanno dimestichezza con le nuove tecnologie. Il problema non è solo legato ai giorni di apertura. Manca, ancora oggi, un luogo adeguato dove attendere il proprio turno: uno spazio al riparo dalla pioggia, dal freddo invernale e, tra non molto, dal caldo estivo. Disagi che, nel tempo, si sono trasformati in una costante per molti utenti, costretti a lunghe attese in condizioni spesso poco dignitose.
E così, mentre si guarda al futuro con infrastrutture moderne e sostenibili, il presente continua a presentare criticità che non possono essere ignorate. Perché se è vero che il progresso è sinonimo di crescita, è altrettanto vero che esso deve andare di pari passo con la qualità dei servizi essenziali.
Viene spontaneo pensare alla classica “signora Maria”, simbolo di una generazione che ancora vive il rapporto con l’ufficio postale come un momento fondamentale della propria quotidianità. Per lei, pagare una bolletta o spedire un pacco a un nipote fuori sede non è solo una necessità pratica, ma anche un gesto carico di valore umano e sociale. E difficilmente sarà lo sportello automatico o la colonnina elettrica a sostituire quel bisogno. Dunque, bene l’innovazione, bene gli investimenti anche nei piccoli centri come Montauro. Ma il servizio non può essere sacrificato sull’altare del progresso. L’ufficio postale, nell’immaginario collettivo, resta un presidio di comunità, un luogo di incontro e di memoria. Ed è proprio da qui che bisogna ripartire: coniugare modernità e attenzione reale ai bisogni delle persone. Perché il futuro, per essere davvero tale, deve saper includere anche chi resta indietro.
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