
di SETTIMIO PAONE
Ci sono piccoli gesti che, in un paese segnato dallo spopolamento, assumono un significato molto più grande. Una porta che si riapre, antiche statue che riemergono dalla polvere, luoghi dimenticati che tornano a vivere e una comunità che decide di rimboccarsi le maniche diventano il segno concreto di una volontà: Montauro non vuole arrendersi al logorio del tempo e al progressivo impoverimento demografico.
È un lavoro che continua e che nell'ultimo anno ha trovato nuovo slancio nell'impegno di don Brunello Gallace Valente, giovane sacerdote alla guida della Parrocchia di San Pantaleone, impegnato a ricucire giorno dopo giorno quel legame profondo tra la Chiesa, le famiglie, i giovani e le secolari tradizioni montauresi.

L'ultimo segnale arriva dalla piccola chiesa di San Sebastiano. Da anni l'edificio era diventato poco più di un deposito, uno spazio nel quale erano state ammassate anche diverse statue di santi, alcune delle quali lasciate inevitabilmente all'usura del tempo. Tra queste anche antiche statue lignee risalenti al Settecento, testimonianze di un certo valore storico e soprattutto di una memoria religiosa che appartiene alla comunità.
Oggi la chiesetta è stata ripulita e restituita alla sua dignità, grazie a un lavoro che si inserisce in quel più ampio desiderio della comunità di recuperare luoghi e testimonianze che rischiavano di essere lentamente consegnati all'abbandono.
Ma il fermento non si ferma a San Sebastiano.

Anche i ragazzi della comunità stanno facendo la loro parte, impegnandosi nella casa canonica, dove sono in corso lavori per dare spazio al nascente oratorio parrocchiale. Un luogo pensato proprio per loro, nel quale incontrarsi, stare insieme, crescere e riscoprire il valore dell'appartenenza alla propria comunità. Due luoghi e due interventi distinti, dunque, ma uniti dallo stesso filo: recuperare ciò che appartiene alla storia di Montauro e contemporaneamente costruire qualcosa per le nuove generazioni.
Ed è proprio guardando ai più giovani che don Brunello affida alle famiglie una riflessione che non vuole avere il tono dell'obbligo, ma quello di un invito a riscoprire e trasmettere ciò che appartiene alla storia del paese: «Le famiglie devono far innamorare i ragazzi delle tradizioni del paese».
Un pensiero che nasce dal desiderio di vedere le nuove generazioni conservare un legame con le proprie radici. A Montauro, infatti, il calo demografico ha lasciato segni profondi. Da anni non ci sono più le scuole e molti bambini frequentano quotidianamente gli istituti dei centri vicini, costruendo naturalmente anche altrove amicizie, esperienze e una parte importante della propria vita.
La riflessione proposta dal sacerdote non intende mettere in discussione queste scelte né imporre percorsi alle famiglie. Vuole piuttosto ricordare che, accanto alle nuove esperienze, può continuare a vivere anche il rapporto con il paese nel quale si cresce, con la propria parrocchia e con quelle tradizioni che hanno accompagnato generazioni di montauresi.

In questo spirito la Parrocchia di San Pantaleone intende continuare a offrire ai bambini e ai ragazzi la possibilità di svolgere in paese il percorso di formazione ai sacramenti e, per chi lo desidera, di celebrarli nella propria chiesa, circondati dalla propria comunità.
È soprattutto un invito rivolto alle mamme e ai papà a non lasciare che le inevitabili trasformazioni di un piccolo centro cancellino il patrimonio di legami, ricordi e tradizioni che ancora oggi può essere trasmesso ai figli.
Fare, ad esempio, la Prima Comunione nella propria parrocchia può significare lasciare nell'album dei ricordi della vita una fotografia profondamente legata alle proprie radici.
Forse in quella fotografia non ci saranno tutti i compagni di classe frequentati nelle scuole di un altro paese. Ma ci sarà la bellezza della propria chiesa. Ci saranno gli stessi luoghi nei quali hanno pregato genitori e nonni. Ci saranno volti conosciuti e ci sarà una comunità felice di condividere la gioia di quel giorno.
Non una contrapposizione, dunque, tra il paese e ciò che si trova fuori dai suoi confini, ma la possibilità di aggiungere alle nuove esperienze il valore delle proprie radici. Ed è proprio questo il significato più profondo di quanto sta accadendo. Da una parte il recupero della chiesetta di San Sebastiano e di testimonianze della storia religiosa del paese; dall'altra i ragazzi che si impegnano nella casa canonica, dove dovrà nascere il loro oratorio.
Il passato che viene custodito e il futuro che comincia a costruirsi. In un paese nel quale la scuola ha chiuso le proprie porte, creare nuovi spazi per i ragazzi assume un significato ancora più forte. Perché lo spopolamento si misura con i numeri, ma una comunità non vive soltanto di numeri. Vive finché qualcuno continua a custodirne la memoria, a tramandarne le tradizioni e a offrire ai più giovani la possibilità di conoscerle e, liberamente, di sentirle anche proprie.
Ed è forse proprio da qui, da una chiesetta che torna a respirare e da una casa canonica nella quale i ragazzi stanno costruendo il loro spazio, che Montauro prova ancora una volta a dire che al proprio futuro non intende rinunciare.
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