Montauro riscopre le sue radici: dopo oltre ottant’anni torna la festa religiosa di Sant’Alessandro

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  22 agosto 2026 11:43

di SETTIMIO PAONE
A volte basta riaprire una pagina dimenticata della storia di un paese per ritrovare qualcosa che sembrava perduto. È quanto sta accadendo a Montauro, dove la comunità parrocchiale ha deciso di recuperare, dopo oltre ottant’anni, la festa esclusivamente religiosa di Sant’Alessandro, riportando alla luce una devozione che per decenni era rimasta silenziosa tra le mura della Chiesa Matrice.

È forse il segnale più forte di un percorso iniziato negli ultimi mesi sotto la guida del giovane sacerdote don Brunello Gallace Valente, che ha scelto di guardare alla storia religiosa del paese non come a qualcosa da conservare semplicemente negli archivi, ma come a un patrimonio da far tornare vivo.
I segnali erano già arrivati con la Madonna della Conella, tornata ad essere quella festa semplice e profondamente montaurese che, secondo la tradizione, accompagna idealmente l'ingresso del paese nella stagione estiva. Una devozione restituita al culto senza sovrastrutture, nella sua dimensione più intima, così come è stata tramandata nel corso dei secoli.

Poi è arrivata la grande festa del Santo Patrono San Pantaleone, restituita in grande spolvero alla comunità e capace di riportare attorno al Patrono un sentimento collettivo fatto di fede, appartenenza e partecipazione. E ancora San Rocco, con una presenza particolarmente significativa di giovani, elemento forse ancora più importante perché racconta di tradizioni che non appartengono soltanto alle generazioni più anziane, ma che possono continuare a parlare anche ai ragazzi.
Adesso, però, arriva quello che per Montauro rappresenta un vero tuffo al cuore: il ritorno della festa religiosa di Sant’Alessandro.

Per oltre ottant’anni la sua ricorrenza è scomparsa dalla vita religiosa del paese. Il Santo, però, non se n'è mai andato. La sua statua è rimasta lì, nella splendida Chiesa Matrice di San Pantaleone, presenza silenziosa davanti alla quale generazioni di montauresi sono passate forse senza conoscerne fino in fondo la storia. I più giovani, probabilmente, ne avranno osservato l'effigie senza sapere che un tempo anche attorno a Sant’Alessandro esisteva una particolare devozione.

Ed è proprio questo a rendere particolarmente suggestiva la decisione di riprendere la ricorrenza. Non una festa civile, dunque, ma un momento esclusivamente religioso, che sarà preceduto da un triduo di preghiera in preparazione alla festa, tre giorni attraverso i quali la comunità sarà chiamata a raccogliersi attorno alla figura del Santo, riscoprendone il culto nella dimensione più autentica della fede e della devozione.

Non si tratta di inventare una nuova tradizione, ma di riportarne alla luce una antica, rimettendo insieme i frammenti della memoria religiosa di Montauro. È questa, del resto, la direzione che sembra caratterizzare il nuovo corso della comunità parrocchiale: recuperare la semplicità delle devozioni, restituire significato alle feste e soprattutto far comprendere che dietro ogni statua, ogni processione e ogni ricorrenza esiste un pezzo della storia collettiva del paese.

Don Brunello Gallace Valente sembra aver trovato proprio nella secolare tradizione montaurese uno degli strumenti attraverso i quali ridare slancio alla comunità. Non una nostalgia del passato fine a se stessa, ma il tentativo di utilizzare le radici per ricostruire partecipazione nel presente, coinvolgendo famiglie, anziani e soprattutto giovani.

Dalla Madonna della Conella a San Pantaleone, da San Rocco fino al sorprendente ritorno di Sant’Alessandro, emerge così un filo comune: Montauro sta tornando a riconoscersi nelle proprie feste religiose, quelle più intime, quelle che appartengono alla storia delle famiglie e che per generazioni hanno scandito il calendario e la vita del paese.

E forse l'immagine più bella è proprio quella di Sant’Alessandro: rimasto per decenni nella sua chiesa, quasi dimenticato, mentre intorno cambiavano uomini, generazioni e abitudini. Dopo più di ottant'anni quella presenza silenziosa torna ad avere il suo giorno di preghiera e devozione.

Per Montauro non è soltanto il recupero di una ricorrenza religiosa. È un piccolo pezzo della propria memoria che torna a casa.