Montauro si racconta: una notte di storia, musica e bellezza

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  27 agosto 2026 09:37

 di SETTIMIO PAONE

Ci sono luoghi che appartengono alla geografia di un paese e altri che appartengono alla sua anima. Ieri sera, a Montauro, queste due cose si sono incontrate. La storia, la musica, le pietre antiche del borgo e soprattutto il desiderio di riscoprire ciò che spesso abbiamo sotto gli occhi senza più accorgerci della sua bellezza hanno dato vita a una serata capace di lasciare qualcosa dentro.
Una serata di cultura vera, interamente gratuita, iniziata alle 19 con “Storie al Tramonto”, il viaggio nei ricordi promosso dall’Associazione Culturale La Radice Sociale APS per raccontare la storia secolare di Montauro.

Un cammino dentro la memoria del paese, attraverso luoghi, personaggi, tradizioni e vicende che appartengono a generazioni di montauresi. Perché raccontare un borgo significa anche proteggerlo dall’oblio: recuperare nomi, storie e ricordi e consegnarli a chi verrà dopo di noi. Significa ricordare che dietro ogni strada può esserci una storia e dietro ogni pietra può nascondersi un frammento della nostra identità.
Poi, alle 22, la serata ha cambiato voce.
Le parole hanno lasciato spazio alle note e la musica è arrivata in uno degli angoli più intimi e suggestivi del centro storico: via San Sebastiano, davanti alla piccola chiesa che porta lo stesso nome. Ed è stata un’immagine difficile da dimenticare.

La chiesetta illuminata, le case raccolte intorno, la strada trasformata in una platea e una straordinaria presenza di pubblico. Per qualche ora quel piccolo angolo di Montauro è sembrato avere un respiro diverso. Non servivano grandi palchi o scenografie costruite: la scenografia era Montauro stesso.
A dare voce a quella notte alcuni dei Maestri della Scuola di Musica dell’Associazione Culturale La Radice Sociale APS: Vincenzo Costantini alle percussioni, Cosimo Renda alla fisarmonica, Nicola Iannello alla chitarra e Pantaleone Clericó al pianoforte. Con loro Ilaria Froio, che con la sua voce ha regalato ulteriore intensità a diversi momenti del concerto.
Le melodie hanno attraversato la strada e raggiunto le case, accompagnando il pubblico in un viaggio tra alcune delle pagine più amate del repertorio italiano e internazionale. Grande spazio alle colonne sonore: Nuovo Cinema Paradiso, Gabriel’s Oboe, La vita è bella, Buongiorno Principessa e tanti altri brani capaci di riportare alla mente immagini, ricordi ed emozioni.

E forse non poteva esserci repertorio più adatto.Perché mentre risuonavano quelle musiche nate per raccontare grandi storie, davanti agli occhi ce n’era un’altra: quella di un piccolo borgo che attraverso la cultura prova ogni volta a raccontare se stesso e a non perdere la propria memoria.
«Noi facciamo cultura e scegliamo volutamente anche luoghi insoliti, magari non sempre comodi – ha spiegato Pantaleone Clericó – e proprio per questo vogliamo ringraziare il nostro pubblico, che ci segue e si adatta ogni volta alle nostre proposte. Il nostro lavoro è anche questo: rivalutare il borgo e far riscoprire gli angoli magnifici che Montauro possiede. Fare un concerto qui, davanti alla chiesetta di San Sebastiano, era un sogno che avevamo da tanto tempo e finalmente siamo riusciti a realizzarlo, credo nel migliore dei modi. Vogliamo dimostrare che ogni angolo del nostro paese può diventare un luogo di cultura, di incontro e di bellezza».
Parole che racchiudono il senso di un progetto culturale che negli anni ha scelto di non fermarsi ai luoghi più facili o più convenzionali, ma di entrare nelle strade, nelle corti e negli angoli meno conosciuti del paese. Portare le persone nei luoghi significa farli tornare vivi. E farli conoscere significa creare le condizioni perché qualcuno domani senta il bisogno di custodirli. Anche la scelta della gratuità assume così un significato preciso. La cultura non come privilegio per pochi, ma come occasione aperta a tutti. Nessun biglietto da acquistare per ascoltare musica, conoscere una storia o riscoprire un angolo del proprio paese: soltanto la possibilità di esserci e condividere.

La risposta arrivata ieri sera, soprattutto con la grande partecipazione al concerto, racconta quanto questa idea possa essere forte.
Per una notte via San Sebastiano non è stata semplicemente una strada del centro storico. È diventata un luogo dell’anima, dove la musica ha incontrato la memoria e dove persone diverse si sono ritrovate insieme davanti a una piccola chiesa.

È questo, forse, il risultato più bello del lavoro portato avanti dall’Associazione Culturale La Radice Sociale APS: dimostrare che per valorizzare Montauro non occorre inventargli una nuova identità. Bisogna avere la sensibilità di riconoscere quella che possiede da secoli, raccontarla e farla vivere.
Perché i borghi non muoiono soltanto quando si svuotano. Rischiano di morire anche quando smettiamo di raccontarli.
Ieri sera Montauro, invece, ha raccontato ancora una volta la propria storia.
Prima con le parole. Poi con la musica.
E quando l’ultima nota si è spenta davanti alla chiesetta di San Sebastiano, quelle pietre erano sempre le stesse. Forse eravamo noi a guardarle in maniera diversa.