
Il suicidio all'età di 35 anni di Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia calabrese Lea Garofalo, "è una sconfitta dello Stato, perché se un testimone di giustizia non ce la fa noi comunque abbiamo perso, ma non perché lo Stato è mancato in quanto nel caso di Denise lo Stato ha fatto tutto e più di quello che doveva fare. Abbiamo perso perché ancora una volta la 'Ndrangheta ha ucciso una ragazza continuando a starle addosso".
Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, intervenendo al Festival del Sud in corso a Vibo Valentia.
"Sono rimasta molto coinvolta della storia di Denise Cosco per due motivi", ha spiegato la Colosimo, "il primo motivo è che quando lei si è innamorata, ha fatto un figlio e quindi, a seguito di questo, ha chiesto, pur essendo uscita dal programma di protezione, di cambiare alcune cose della sua vita e io, che ero già in Commissione, ho seguito da remoto questo percorso. L'altra è che io sono madre di un bambino di due anni e sinceramente credevo che l'amore per un figlio superasse tutto. Invece in questo caso non è bastato questo bambino per dare a Denise il coraggio di andare avanti".
"Sono rimasta colpita dall'età dei manifestanti violenti. Racconta uno scenario che per troppo è stato sottovalutato: quello delle cosiddette seconde generazioni o dell'integrazione troppo facile e racconta di come ci sia oggi anche un problema oggi che passa dai nostri telefoni": ad affermarlo, ancora, è la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, parlando al Festival del Sud in corso a Vibo Valentia. Proprio sul tema dei cellulari e dei social, Colosimo ha ricordato il protocollo del 2025 tra la Commissione Antimafia, "unica istituzione" ad averlo fatto, e TikTok, per contrastare la diffusione di video, messaggi, hashtag e contenuti che esaltano, sostengono o fanno proselitismo per i boss e la mafia.
"I social", ha osservato la presidente della Commissione Antimafia, "hanno innescato un meccanismo di emulazione e di diffusione di atti che oggettivamente sta creando danni sulle giovani generazioni. Questi ragazzi per qualche visualizzazione, alcune volte, fanno cose assolutamente folli. Questo è un problema educativo e culturale che ci deve tutti interrogare ma che deve richiamare le famiglie a un maggior controllo". Più che vietare i social sotto una certa età, per Colosimo "forse quello che manca è la presenza della famiglia, della scuola, delle istituzioni. Scuola e istituzioni senza famiglia fanno fatica".
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797