Nada e Sarafine, due estetiche senza compromessi nella notte di Borgia

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  11 agosto 2026 11:08

di VITTORIO PIO

Due donne, due generazioni e soprattutto due modi quasi opposti di intendere la presenza scenica. La Notte Bianca di Borgia ha trovato in Nada e Sarafine un accostamento tutt’altro che scontato, capace di raccontare come l’identità artistica possa ancora sottrarsi alle formule e alle rassicuranti classificazioni.

Nada arriva sul palco portandosi dietro una storia che non sembra pesarle addosso. Anzi. Il suo è stato un concerto totalmente anticonvenzionale, con la scelta di dedicare una parte consistente dell'esibizione a Nitrito, il suo lavoro più recente: una decisione che dice molto di un’artista che continua a guardare avanti invece di amministrare il proprio repertorio. La voce conserva quella grana immediatamente riconoscibile, ruvida e vulnerabile insieme, mentre le canzoni cercano continuamente un equilibrio tra memoria, inquietudine e una scrittura che non ha mai avuto bisogno di compiacere. Il concerto si è concluso anzitempo per un lieve malore accusato da una signora tra il pubblico, prontamente ristabilita grazie all’intervento dell’assistenza medica presente in piazza.

Tra Nada e Sarafine si è inserito il breve ma originale set acustico di Robert Nox, una parentesi essenziale e ben calibrata, nel cambio palco di una serata costruita attraverso linguaggi molto differenti.

Poi arriva Sarafine e cambia completamente il paesaggio. Se Nada procede spesso per sottrazione, lei sceglie l’accumulo: elettronica, beat, campionamenti, corpo, visual, ironia e provocazione. Ma sarebbe riduttivo considerarla semplicemente il prodotto eccentrico della nuova scena elettronica italiana. Il suo è un linguaggio che assorbe materiali diversi e li rimette continuamente in circolo, con una componente performativa che rende difficile separare la musicista dal personaggio e il gesto sonoro da quello scenico.

Sarafine costruisce e decostruisce il proprio set in tempo reale, canta davvero – particolare meno banale di quanto dovrebbe essere – e soprattutto occupa il palco con un magnetismo difficile da addomesticare. “Potevamo fare schifo insieme” diventa quasi la sintesi di questa estetica: autobiografia trasformata in materiale pop, sarcasmo e fragilità che finiscono dentro una macchina elettronica potente senza perdere riconoscibilità.

E c’è anche un legame con la musica popolare che rende il quadro ancora più interessante. In chiusura “A Riturnella” e “Lu rusciu de lu mare” entrano nel suo universo senza alcuna concessione alla cartolina folkloristica: materiali della tradizione meridionale attraversati da una sensibilità contemporanea, ulteriore dimostrazione di quanto Sarafine ami spostare continuamente i confini del proprio linguaggio.

È qui che l’accostamento con Nada acquista senso. Non perché le due artiste si assomiglino, ma esattamente per il contrario. Una porta con sé una lunga storia della canzone italiana continuamente rimessa in discussione; l’altra prende elettronica, pop, cultura digitale e memoria popolare e li piega a una forma ancora irregolare e difficilmente confinabile.

La Notte Bianca di Borgia Summer Vibes ha così trovato il proprio momento più interessante proprio nella distanza fra queste due estetiche. Nada e Sarafine appartengono a mondi lontanissimi, ma condividono qualcosa di decisivo: nessuna delle due sembra particolarmente interessata a stare nel posto che qualcuno ha già preparato per lei.

A chiudere la lunga serata è stata infine l’esibizione dei Miraya, ultimo tassello musicale di una Notte Bianca capace di mettere in successione proposte e sensibilità molto diverse. Un fermento che sta animando Borgia e che porta in maniera evidente l'impronta dell’assessore alle Politiche culturali Virginia Amato, ideatrice di una programmazione sempre più articolata, sostenuta dalla soddisfazione e dal convinto avallo del sindaco Elisabeth Sacco.