Natale Viscomi: "L'intelligenza artificiale non sostituisca l'intelletto umano"

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  14 giugno 2026 21:09

di NATALE VISCOMI*

Vorrei mettere in risalto il mio punto di vista in questo tempo, in cui domina il consenso sull’A.I. come elemento trainante capace di fare confusione all’uomo, per abitare una nuova intelligenza. Anche la Chiesa pone il limite, come sempre... per ricostruire una fede su una piattaforma di risposte, allarme ingiustificato per chi non ha fatto il suo dovere fino in fondo. Uomini di poca fede, avrebbe detto qualcuno... Il Padre Vostro che è nei Cieli sa di cosa avete bisogno.

Oggi più che mai, domina il dubbio; anche la scienza prende le distanze, dominando e servendosi di questa via che porta a qualche service. Ai posteri l’ardua sentenza! Anche la matematica, se non è dimostrata, porta al dubbio del risultato, come l’A.I. che non è dimostrante del suo fine ultimo. Parsimonia di un periodo di numeri che non portano a sapienza e scienza nella loro funzione, ma isolamento nel cammino delle distanze.

Etica e pensiero hanno strade parallele, spesso distratte dalle loro funzioni ma sempre unite in quel neurone genetico che non porta divisione ma unione complessa tra il dire e il fare: armonia e stile sono casa di algoritmi che portano alla scienza del pensiero. L’A.I. è una Torre di Babele dove l’uomo rischia di perdere l’autonomia del nucleo centrale della nostra esistenza, pochi spiccioli di servizio per un motore di ricerca dove il segreto è la delega di pensare: rischio della coscienza di essere strumento passivo, non artefice della nostra vita.

Forse gli alberi non pensano? La natura è parte integrante di questa intelligenza, che non è quella artificiale ma è naturale, che collabora con l’uomo nel silenzio di ogni coscienza, intelligenza a demandar responso. Il compito dell’I.A. è di servire l’uomo e le sue capacità, forma coadiuvante che nel tempo farà soffrire l’uomo nelle sue fragilità matematiche, se il cammino non è di perfezione, con e per l’uomo.

Spesso i condizionamenti risultano pericolosi per l’intelligenza e per la coscienza; la società brucia ogni bene di consumo, senza avere qualità di pensiero nella trasformazione del proprio avere in qualità dell’essere. Spesso senza avere siamo i migliori: la quantità insuperbisce la superficie quando non si scende in profondità.

L’intelligenza umana è a servizio dell’uomo, come primato della verità e della sua autentica fragilità; l’I.A. è figlia di un perbenismo intellettivo o intellettuale che domina come una prima donna, senza esserlo. Pensare è l’intelligenza del calcolo che domina l’arteficio senza delegare il primato di essere. L’artificio è dominio dell’eseguire, senza conferme e consapevolezza di ogni proprietà, generata per supportare l’uomo, senza condizionali di successo, ma è un anello della catena di sviluppo dell’intelligenza stessa: opera dell’uomo smascherare la confusione tra la verità umana e il dimostrare sé stesso al mondo.

Costruire un’intelligenza senza vita è un robot che dovrà essere rottamato senza speranza di rinascita nella sua essenza. Coadiuvare non è servire, perché i servi non sanno cosa fanno i loro padroni. L’intelligenza umana è e sarà futuribile ancora di cose più grandi, quindi diamo la collocazione esatta di questa riproduzione stereotipata di esecutori o esercenti della propria fine. L’uomo riproduca i propri valori, la propria coscienza, non nelle risposte ma nella ricerca di vivere ed essere protagonista della propria fede in sé stesso e nella sua ricerca dell’essere, non dell’avere, figlia della propria esistenza da accompagnare sempre alla scuola dell’uomo.

Mai nessuno può riprodurre sé stesso: neanche gli istinti, le pulsioni sono riproducibili. Non serve clamore perché ogni moda ha la sua fine, anche l’A.I. Il dire ed il fare sono connessione dello spirito mediante l’intelligenza del pensiero, forza propulsiva della nostra struttura omogenea del sapere.

Materia e spirito sono capacità matematiche del pensiero, luce della sapienza, perfezione magnetica di ogni connessione, elettricità statica e dinamica del nostro quoziente intellettivo e della nostra realtà: coscienza innata ed evolutiva della nostra vita di pensiero, spesso scosceso e degenerativo quando mistifichiamo la verità delle nostre azioni con il nostro egoismo storico. Le guerre sono un flusso insormontabile di menzogna alla verità, purtroppo, declinate alla sapienza e alla cultura dell’essere e del vivere la storia come gloria dell’uomo.

Non sappiamo se le funzioni hanno un ruolo analitico nella matematica per conoscere e saper dimostrare un risultato, ma sappiamo sicuramente che quel cammino indica il cammino evolutivo di un numero, la strada sicura di arrivare alle risposte certe e matematiche del pensiero, dell’essere, vivere e narrare le profonde bellezze dell’uomo.

*Presidente SRI


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