
Nel “Mese della Calabria” una giornata a Montepaone dedicata all’apicoltura regionale e alle produzioni della Società Agricola Ursino. Patrizio Ursino racconta una passione nata da bambino, tra bergamotto, castagno, eucalipto, arancio e sulla. Giovanni Sgrò: "Sosteniamo aziende autentiche che producono nella nostra terra"
19 agosto 2026 17:43Il miele come alimento, ma soprattutto come racconto di un territorio. Dei suoi fiori, delle stagioni, delle montagne e delle campagne che cambiano profumo nel corso dell’anno. È stata dedicata proprio al miele calabrese una delle giornate inserite nel “Mese della Calabria”, l’iniziativa promossa a Montepaone dal progetto culturale Naturium per valorizzare produzioni, aziende e identità agroalimentari regionali.
Protagonista dell’incontro la Società Agricola Ursino, realtà impegnata nell’apicoltura e nella produzione di diverse varietà di miele. A raccontarne storia e filosofia è stato l’avvocato Patrizio Ursino, contitolare dell’azienda, che ha ricordato come tutto sia nato molto prima di diventare un’attività strutturata.

«La passione per l’apicoltura è cominciata quando eravamo bambini, a sei o sette anni», ha spiegato Ursino. «Avvicinarsi alle api così piccoli significa entrare immediatamente in contatto con un mondo straordinario, imparare a osservare la natura e soprattutto a rispettarne i tempi».
Una passione diventata negli anni ricerca della qualità. Nel paniere dell’azienda trovano spazio mieli che raccontano in maniera diretta la varietà botanica della Calabria: bergamotto, acacia, castagno, arancio, millefiori, eucalipto e sulla, ciascuno caratterizzato da profumi, aromi e sfumature differenti.
Una produzione che si fonda anche sulla pratica della transumanza apistica. Le arnie vengono cioè spostate seguendo le diverse fioriture, permettendo alle api di raccogliere nettare in aree e periodi differenti dell’anno. Per il castagno, ad esempio, gli alveari raggiungono il territorio di Serra San Bruno, dove restano durante il periodo utile alla raccolta; altre fioriture vengono invece seguite nei terreni aziendali e nell’area di Montepaone Superiore, dove trovano spazio, tra le altre, sulla e millefiori.
«Le api vengono trasportate con mezzi adeguati e rimangono nei diversi territori per il tempo della fioritura, anche per circa sessanta giorni», ha spiegato ancora Ursino. «Terminato il raccolto, gli alveari ritornano in azienda, dove avvengono le successive lavorazioni».
Dietro un vasetto di miele, dunque, non c’è soltanto il lavoro dell’apicoltore. C’è una vera e propria geografia delle fioriture, scandita dalla stagione e dalle condizioni climatiche, che rende ogni produzione strettamente legata al territorio di origine.
Il confronto ha offerto anche l’occasione per soffermarsi sulle difficoltà che interessano oggi il settore apistico. Rispetto agli anni Ottanta e Novanta, ha osservato Ursino, le produzioni sono diventate più variabili e complesse. A incidere sono diversi fattori: cambiamenti climatici, eventi meteorologici estremi, trasformazione degli habitat, disponibilità delle fioriture, inquinamento e soprattutto parassiti e patologie degli alveari.
Tra le minacce più note c’è la Varroa destructor, acaro parassita capace di indebolire gravemente le colonie. A questa si aggiungono altri elementi di pressione ambientale e biologica, compresa la presenza di predatori. Una situazione che obbliga gli apicoltori a un lavoro continuo di controllo e ricostituzione delle famiglie, privilegiando, nel caso dell’azienda Ursino, metodi compatibili con una gestione attenta dell’ambiente.
Il messaggio della giornata Naturium è stato però soprattutto rivolto ai consumatori: imparare a conoscere ciò che si porta in tavola, distinguere le produzioni autenticamente territoriali e comprendere il valore del lavoro che precede il prodotto finito.
Su questo punto è intervenuto Giovanni Sgrò, promotore del progetto culturale Naturium, ribadendo la filosofia che accompagna il “Mese della Calabria”.
«Il nostro obiettivo è promuovere aziende serie, autentiche, capaci di produrre realmente nella nostra terra», ha sottolineato Sgrò. «Vogliamo offrire ai consumatori la possibilità di incontrare prodotti di grande qualità a prezzi accessibili, sostenendo allo stesso tempo le imprese che lavorano nel territorio e ne custodiscono le eccellenze».
Da qui la partnership con la Società Agricola Ursino, scelta come una delle realtà attraverso le quali raccontare la Calabria delle produzioni di qualità.
La degustazione ha permesso inoltre di mettere a confronto le diverse tipologie di miele, facendo emergere quanto possano cambiare colore, consistenza, intensità aromatica e profilo gustativo a seconda dell’origine floreale. Non un prodotto indistinto, dunque, ma un universo di caratteristiche sensoriali differenti.
Ed è forse proprio questo il dato culturale più significativo dell’iniziativa: dietro parole apparentemente semplici come “miele calabrese” si nasconde una straordinaria complessità fatta di api, fiori, territori, stagioni, lavoro umano e biodiversità.
Un patrimonio fragile, che merita di essere conosciuto prima ancora che consumato. Perché scegliere una produzione locale di qualità significa anche riconoscere valore a chi continua a presidiare le campagne, proteggere gli alveari e trasformare i profumi della Calabria in un prodotto capace di raccontarne l’identità.
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