
Una scoperta inattesa, destinata ad arricchire ulteriormente il viaggio tra le eccellenze regionali promosso da Naturium. Da sabato 18 luglio arriveranno nello spazio di Montepaone i prodotti di Jungi Mundu, la cooperativa sociale di Camini che negli ultimi anni è diventata uno dei simboli più interessanti della rigenerazione dei piccoli borghi calabresi.
La novità si inserisce nel programma di “Un mese di Calabria, tra gusto e sapori”, l’iniziativa lanciata dal progetto culturale Naturium dal 15 luglio al 15 agosto per valorizzare prodotti, colori, tradizioni, aziende e realtà virtuose della regione. Un mese durante il quale lo spazio di Montepaone diventa una vetrina dinamica della Calabria che produce, innova e prova a costruire sviluppo partendo dalle proprie radici.
L’incontro con Jungi Mundu nasce quasi per caso. Giovanni Sgrò, fondatore del progetto Naturium, ha notato alcune ceramiche pubblicate sui canali di Libera Calabria, dopo una recente visita a Camini alla quale aveva partecipato anche don Luigi Ciotti. Attraverso Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera Calabria, è stato quindi possibile entrare in contatto con Rosario Antonio Zurzolo, fondatore e presidente della cooperativa Eurocoop Servizi “Jungi Mundu”.
«Mi sono accorto immediatamente della bellezza di quelle ceramiche – racconta Sgrò – e ho chiesto di conoscere le persone che gestivano i laboratori. Da lì è nato un contatto diretto. Abbiamo selezionato alcuni prodotti che saranno consegnati personalmente a Naturium».
La cooperativa Eurocoop Servizi è stata fondata a Camini nel 1999 con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Dal 2011 la sua attività si è ampliata attraverso progetti di accoglienza e integrazione rivolti a richiedenti asilo e rifugiati. Il nome Jungi Mundu, espressione dialettale che significa “unisci il mondo”, sintetizza una filosofia fondata sull’incontro tra culture differenti, sulla formazione professionale e sulla costruzione dell’autonomia personale.
Nel tempo sono nati laboratori di ceramica, sartoria, tessitura, falegnameria, liuteria, arte creativa e trasformazione agroalimentare. Sono stati recuperati terreni abbandonati per la produzione di olio, vino e grano biologici, mentre vecchie abitazioni del centro storico sono state ristrutturate e inserite in un progetto di ospitalità diffusa. La cooperativa promuove inoltre il turismo solidale, riconoscendo alla comunità locale un ruolo centrale nello sviluppo del territorio.
Ma il risultato più importante è visibile nella vita quotidiana del paese. Camini, piccolo centro collinare della Locride che rischiava di essere travolto dallo spopolamento, ha visto tornare famiglie, bambini, attività commerciali e servizi. Le scuole, un tempo vicine alla chiusura, hanno ritrovato alunni e classi; le case abbandonate sono state recuperate; nelle botteghe lavorano insieme cittadini del luogo e persone provenienti da Paesi diversi. Fonti recenti descrivono un borgo nel quale l’arrivo di nuovi residenti ha contribuito alla riapertura dei servizi essenziali e alla nascita di attività economiche.
«È un modello economico reale – sottolinea Giovanni Sgrò – perché produce, crea opportunità e offre lavoro concreto. Non si limita a immaginare progetti o a vivere esclusivamente di sostegni esterni. Qui ci sono persone serie, che le cose non solo le pensano, ma le realizzano».
A colpire Sgrò è stata soprattutto l’atmosfera incontrata nel borgo: una piazza ancora gremita, in tarda serata, di bambini italiani e stranieri che giocavano insieme. L’immagine di una comunità viva, multietnica e pienamente inserita nella quotidianità del paese.
Camini è diventata anche una meta per artisti, studiosi, volontari e visitatori. Sui muri del centro storico sono comparsi grandi dipinti e opere realizzate da artisti che hanno scelto di contribuire alla trasformazione del borgo, spesso senza clamore. Nei laboratori, intanto, tradizioni calabresi e sensibilità provenienti da altre parti del mondo si incontrano nella produzione di oggetti unici.
L’arrivo dei prodotti Jungi Mundu a Montepaone rappresenta dunque qualcosa di più rispetto all’ingresso di una nuova linea artigianale. È la possibilità di raccontare, attraverso una ceramica o un manufatto, una storia di rigenerazione territoriale, dignità del lavoro e integrazione riuscita.
«Con la promozione della nostra regione – conclude Sgrò – vogliamo attirare l’attenzione proprio su queste esperienze artistiche e artigianali. Realtà che danno lavoro e speranza a borghi poco conosciuti, offrendo opportunità sia alle persone arrivate da altri Paesi sia agli abitanti che desiderano continuare a vivere e lavorare nella propria terra».
Con Jungi Mundu, “Un mese di Calabria” allarga così il proprio orizzonte: non soltanto sapori e prodotti, ma storie di comunità capaci di trasformare l’accoglienza in competenza, la diversità in ricchezza e un piccolo borgo in un laboratorio concreto di futuro.
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