
La diocesi di Locri-Gerace, rappresentata dall’amministratore apostolico, mons. Francesco Oliva, insieme al Collegio dei Consultori e al Capitolo Cattedrale, esprime “vicinanza, affetto e fraterna solidarietà a don Pino Strangio, assolto dopo un lungo e doloroso percorso giudiziario durato dieci anni”. Mons. Oliva ha manifestato, a nome dell’intera comunità diocesana, “la propria soddisfazione per la piena assoluzione di don Pino Strangio, sottolineando come, in tutti questi anni, non sia mai venuta meno la fiducia nei suoi confronti e nel lavoro della Magistratura, chiamata a perseguire la verità attraverso percorsi non sempre facili, tortuosi se non contraddittori, sapendo che ad essa è connessa la tutela della dignità della persona. La Chiesa di Locri-Gerace ha sempre creduto – prosegue la nota - nella correttezza, nella dedizione pastorale e nella rettitudine di don Pino, pur rispettando il percorso giudiziario, e il Collegio dei Consultori e il Capitolo Cattedrale hanno ribadito la loro stima verso il sacerdote, riconoscendo la sofferenza vissuta in questi anni e il peso che l’accusa ha avuto sulla sua persona e sul suo ministero e sulla stessa immagine della Chiesa locale".
La Diocesi sottolinea come "la comunità abbia accompagnato questo tempo con preghiera, discrezione e fiducia, certa che la verità sarebbe emersa, in attesa del giudizio finale, prima del quale l’accusato si presume innocente. La piena assoluzione restituisce serenità a don Pino, alla comunità che gli è affidata e all’intera diocesi, ed auspica che questo momento segni l’inizio di una nuova fase, nella quale il sacerdote possa proseguire il proprio servizio pastorale con rinnovata forza e con il sostegno affettuoso dei fedeli. La Chiesa di Locri-Gerace rinnova il proprio impegno a camminare accanto a quanti vivono momenti di prova, ricordando che la giustizia, quando giunge al suo compimento, diventa segno di speranza e di riconciliazione”.
Don Pino Strangio, per tanti anni Rettore del Santuario della Madonna di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte, era stato dieci anni orsono nell’indagine ‘Ghota’ della Procura distrettuale di Reggio Calabria, come uno dei presunti componenti della cosiddetta ‘cupola dei riservati’ della ‘ndrangheta, organismo che avrebbe esercitato un condizionamento sulle pubbliche amministrazioni di Reggio Calabria, ipotesi investigativa che è stata invece fortemente ridimensionata dai Collegi di primo e di secondo grado del Tribunale di Reggio Calabria.
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