‘Ndrangheta e politica: l’ex sindaco di Badolato e altri 5 imputati rinviati a giudizio

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  26 gennaio 2026 14:59

Il procedimento giudiziario nato dall’inchiesta “Ostro-Amaranto” entra ora nella sua fase dibattimentale. Il gup distrettuale di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio per sei imputati, tra i quali anche l’ex sindaco di Badolato Giuseppe Antonio Parretta, chiamato a rispondere di fatti che si inseriscono nel più ampio quadro investigativo su presunte infiltrazioni mafiose nella gestione amministrativa del Comune. ( LEGGI QUI ) 

 L’indagine, che nei mesi scorsi aveva portato all’esecuzione di 29 misure cautelari, ha delineato – secondo la Dda – un sistema in cui interessi politico-amministrativi e criminalità organizzata avrebbero proceduto di pari passo, sotto l’influenza dell’imprenditore Antonio Paparo, ritenuto espressione della cosca di Guardavalle. (LEGGI ANCHE QUI)

Il gup distrettuale del Tribunale di Catanzaro ha rinviato a giudizio Enrico Cacciotti, 40 anni, di Roma; Massimo Carè, 43 anni, di Guardavalle; Roberto Ferrara, 72 anni, di Roma; Domenico Gagliardi, 36 anni, di Guardavalle; Liberato Riitano, 31 anni, di Guardavalle; Giuseppe Nicola Parretta, 69 anni, di Badolato.
Il dibattimento prenderà il via il 7 aprile davanti al Tribunale collegiale di Catanzaro.

L’inchiesta ricostruisce un presunto sistema criminale fondato su appalti pubblici pilotati, consultazioni elettorali condizionate dalla criminalità organizzata, estorsioni, intimidazioni e ritorsioni nei confronti di chi si sarebbe rifiutato di versare il pizzo. Contestata anche la creazione di imprese intestate a prestanome, finalizzate a sostenere le attività della cosca. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe inoltre favorito la latitanza del boss Cosimo Damiano Gallace, garantendogli rifugi bunkerizzati dotati di sistemi di videosorveglianza, allarmi, assistenza logistica e mezzi per gli spostamenti propri e dei familiari. Il sodalizio sarebbe stato operativo anche nel traffico di stupefacenti e armi, comprese armi da guerra provenienti dall’area balcanica.

Per la pubblica accusa, Paparo insieme a Ernesto Maria Menniti, Andrea Bressi, Maicol Paparo, l’ex sindaco Giuseppe Nicola Parretta e gli ex assessori Fiorenza e Giannini, avrebbe preso parte a un accordo finalizzato a condizionare l’esito delle elezioni amministrative di Badolato del 3 e 4 ottobre 2021. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state organizzate riunioni per sostenere candidati prestabiliti, facendo leva sulla forza intimidatoria derivante dalla vicinanza alla cosca Gallace.

In particolare, l’obiettivo sarebbe stato quello di portare alla vittoria Giuseppe Nicola Parretta, candidato sindaco con la lista Vivi Badolato, affiancato da Ernesto Maria Menniti con la lista civetta Uniti per Badolato, e di favorire l’elezione di Antonella Giannini, Maicol Paparo e Andrea Bressi al consiglio comunale.
Parretta venne poi eletto sindaco con 1007 voti, mentre Menniti ottenne 86 preferenze, assumendo gli incarichi di assessore e vicesindaco. Maicol Paparo, figlio di Antonio, risultò il consigliere più votato con 170 preferenze e ottenne la delega al Bilancio e ad altri settori strategici. Andrea Bressi e Antonella Giannini furono nominati assessori; quest’ultima, nonostante le sole 29 preferenze, sarebbe stata designata assessore esterno su indicazione diretta di Paparo. Un quadro che ha portato al commissariamento del Comune, pur a fronte del successivo pronunciamento della Cassazione che ha escluso l’esistenza di un patto politico-mafioso.

Secondo l’impianto accusatorio, Cosimo Damiano Gallace avrebbe continuato a dirigere le attività del clan anche dopo l’ordine di carcerazione emesso il 25 novembre 2020, impartendo direttive su alleanze, traffici internazionali di droga ed estorsioni. In collaborazione con Domenico Vitale, 56 anni, avrebbe organizzato il sostegno economico ai detenuti, la gestione della latitanza di affiliati e l’assistenza a Vincenzo Pasquino, detenuto in Brasile e oggi collaboratore di giustizia.
Altri indagati avrebbero svolto ruoli operativi, dal recupero crediti alla produzione di documenti falsi, fino al monitoraggio dei movimenti delle forze dell’ordine sul territorio. All’imprenditore Antonio Paparo viene contestato il favoreggiamento della latitanza del boss, anche attraverso la gestione di attività economiche e l’uso di strumenti di comunicazione criptati.

Per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, il procedimento proseguirà il prossimo 8 febbraio con le richieste del pubblico ministero nei confronti di
Loredana Abate, 50 anni, di Isca sullo Ionio; Cesare Antonio Arcorace, 36 anni, di Aschaffenburg (Germania) Antonio Afflitto, 48 anni, di Badolato; Maria Altamura, 40 anni, di Badolato; Francesco Aloi, 57 anni, di Guardavalle; Agazio Andreacchio, 48 anni, di Giaveno; Cosimo Andreacchio, 23 anni, di Guardavalle; Giuseppe Bava, 48 anni, di Anzio; Andrea Bressi, 61 anni, di Badolato; Antonio Bressi, 38 anni, di Davoli; Nicola Chiefari, 52 anni, di Bucine; Ilario Comito, 57 anni, di Stilo; Giuseppe Antonio Fiorenza, 48 anni, di Badolato; Giuseppe Foti, 48 anni, di Stefanaconi; Pasquale Franco, 44 anni, di Roma; Angelo Gagliardi, 30 anni, di Guardavalle; Bruno Gagliardi, 37 anni, di Guardavalle; Antonio Galati, 56 anni, di Guardavalle; Francesca Galati, 27 anni, di Guardavalle; Francesco Galati, alias fascista, 48 anni, di Guardavalle; Cosimo Damiano Gallace, 64 anni, di Guardavalle; Domenico Gallelli, 50 anni, di Badolato; Domenico Geracitano, 24 anni, di Guardavalle; Antonella Giannini, 48 anni, di Badolato; Francesco Giorgi, 28 anni, di Bovalino; Massimiliano Giorgio, 50 anni, di San Sostene; Fernando Grande, 40 anni, di Isca sullo Ionio; Gregorio Grande, 51 anni, di Isca sullo Ionio; Saverio Grande, 45 anni, di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio; Vincenzo Grupico, 36 anni, di Marina di Gioiosa Ionica; Ernesto Maria Menniti, 75 anni, di Badolato; Marco Ottaiano, 31 anni, di Rho; Angelo Paparo, 55 anni, di Badolato; Antonio Paparo, 63 anni, di Isca sullo Ionio; Gregorio Paparo, 61 anni, di Badolato; Maicol Paparo, 31 anni, di Badolato; Nicola Paparo, 24 anni, di Badolato; Pasquale Paparo, 33 anni, di Badolato; Pasquale Paparo, 27 anni, di Badolato; Rosa Maria Paparo, 65 anni, di Isca sullo Ionio; Antonio Cosimo Perronace, 31 anni, di Guardavalle; Ivano Piperissa, 49 anni, di Isca Marina; Giovanni Renda, 63 anni, di Santa Caterina dello Ionio; Moreno Rocco Riitano, 38 anni, di Guardavalle; Giuseppe Riitano, 30 anni, di Guardavalle; Cosimo Sorgiovanni, 47 anni, di Monasterace; Antonio Ussia, 38 anni, di Guardavalle; Bruno Vitale, 28 anni, di Sedriano; Domenico Vitale, 56 anni, di Terricciola; Domenico Vitale, 49 anni, di Guardavalle.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Varano, Giuseppe Vetrano, Giuseppe Mussari, Alice Piperissa, Lucrezia Staiano, Livio Muscatiello, Mauro Ruga, Giuseppe Gervasi, Vincenzo Sorgiovanni, Giuseppe Germanò, Vincenzo Garruba, Vincenzo Maiolo Staiano, Sergio Callipari, Alessio Scala, Giuseppe Vetrano, Guido Maria Crea, Alfredo Arcorace, Valentina Romagnoli, Costanza Pedrotti, Teresa Ermocida, Sergio Rotundo, Riccardo Misaggi, Vincenzo Larocca, Domenico Pietragalla, Annamaria Domanico, Francesco Lojacono, Eleonora Ferrillo, Alessandro Bavaro, Natale Ferraiuolo.


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