Ndrangheta, il Consiglio di Stato conferma lo scioglimento del Comune di Stefanaconi 

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  09 aprile 2026 23:04

La terza sezione del Consiglio di Stato con una dettagliata sentenza (ben 41 pagine) ha confermato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune di Stefanaconi, nel Vibonese, respingendo il ricorso dell’ex sindaco Salvatore Solano (già presidente della Provincia di Vibo) e di altri ex amministratori. Confermato il “grave pregiudizio agli interessi della collettività, il grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale con perdita di credibilità dell’istituzione locale, una diffusa mala gestio ed un’evidente assenza di legalità, oltre a concreti,  univoci e rilevanti elementi su collegamenti degli amministratori con la criminalità organizzata di tipo mafioso”. Il Consiglio di Stato confermando la sentenza del Tar e la relazione di scioglimento evidenzia poi che la figura dell’ex sindaco Salvatore Solano “appare indiscutibilmente collusa con elementi di spicco della criminalità organizzata” poiché dagli “atti risulta che Solano ha ricoperto un ruolo di primo piano volto a favorire gli esponenti della criminalità organizzata e i loro interessi”, con una “subalternità funzionale di Solano rispetto ai D’Amico e un rapporto di contiguità del primo cittadino proseguito anche con le funzioni di presidente della Provincia di Vibo”.  

Carabinieri e polizia hanno poi segnalato che Solano “intrattiene frequentazioni controindicate, tanto che è solito accompagnarsi con soggetti riconducibili alla criminalità  organizzata” e la relazione di scioglimento ha esposto “un lungo elenco di frequentazioni e controlli dei componenti degli organi elettivi del Comune di Stefanaconi”. Per il prefetto è inoltre provato che l’ex sindaco Solano ha ottenuto il sostegno elettorale nelle elezioni provinciali dell’ottobre 2018 da parte di imprenditori – i D’Amico - ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta” ed assume rilevo la “sottoposizione del predetto amministratore Solano a diversi procedimenti per i reati di peculato e abuso d’ufficio e deferimento dello stesso per diffamazione, violazione della normativa ambientale e truffa”. I primi cugini di Solano, gli imprenditori Giuseppe e Antonio D’Amico sono stati condannati a 16 e 15 anni per reati di mafia e anche per il Consiglio di Stato appare provato “il loro sostegno esplicito” a Solano e “la trattazione con il medesimo di tematiche afferenti le dinamiche criminali del territorio”. In un solo anno sono stati ben 82 gli affidamenti diretti di lavori pubblici senza gara d’appalto, di cui 19 finiti a ditte “risultate contigue ad ambienti mafiosi con permeabilità della struttura amministrativa del Comune di Stefanaconi alle influenze delle organizzazioni malavitose”.


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