Operazione "Jerakarni", Curcio: "Locale dell’Ariola” potente e pericolosa"

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  08 aprile 2026 11:23

di ANTONIO ARGENTIERI PIUMA

Una 'Ndrangheta potente. Pericolosa. Capace di varcare i confini regionali. Il procuratore capo di Catanzaro, Salvatore Curcio lo ha detto chiaramente nel corso della conferenza stampa per illustrar eil blitz eseguito stamattina LEGGI QUI LA NOTIZIA DEGLI ARRESTI 

"L'importanmza dell'operazione - ha spiegato - risiede nella pericolosità del gruppo criminale, il "Locale dell' Ariola" e nelle sue articolazioni. Nelle Serre Vibonese, Gerocarne, Soriano, Sorianello, una zona altamente attenzionata. Tre i tratti rilevanti. Il primo che vuole la 'Ndrangheta legata al traffico di droga per finanziare e mantenere i detenuti  e le loro famiglie; i collegamenti con il Nord e infatti tra i destinatari della ordinanza di custodia cautelare del gip di Catanzaro, su richiesta della Dda, risulta esserci anche uno degli ex capi della Curva Nord dell’Inter, Marco Ferdico, già condannato in abbreviato per l’inchiesta “Doppia Curva” e a processo a Milano per l’omicidio di Vittorio Boiocchi e l'uso delle piattaforme di messaggistica criptate per gestire in tutta tranquilità gli affari".

Dal canto suo, Rodofo Ruperti, questore delle provincia di Vibo Valentia afferma: "E' un'perazione importantissima e strategica sul territorio. Si tratta di un gruppo cirminale già colpito in passato, ma capace di rigenerarsi. L'attenzione rimane altissima e questa operazione è il frutto di una sinergia che si è creata tra uffici centrali e interprovinciali e l'uffico territoriale primario della Questura e della squadra mobile di Vibo.

Ruperti ricorda che "questi clan solo collegati fra loro ed è emerso anche il rapporto con Cosa nostra finalizzato nella fattispecie a favorire la latitanza di un esponente appartenente a quelle famiglie mafiose".

Per Marco Calì, direttore dello Sco (Servizio Centrale Operativo) della Direzione Generale Anticrimine della Polizia di Stato "ormai è un dato conclamtato che le organizzazioni sono radicate sul territorio con un dna territoriale e soprattutto violento. L'evoluzione porta a una finaziarizzazione del crimine con proiezione su altri territori regionali come Emilia Romagna, Piemone e Lombardia, ma essendo alla base il traffico di stupefacenti la proiezione transnazionale ormai è conditio sine qua non".

Anche per Marco Garofalo della direzione centrale dello Sco "i clan di Vibo Valentia dimostrano eccenzionale dinamismo e una capacità di mantenere rapporti col territorio e di espandersi tra le nuove generazioni per il traffico di armi e stupefacenti grazie a comunicazioni alternative criptate. Altro focus importante riguarda l'aspetto legato a una criminalità aggressiva e prepotente. Il lavoro dei colleghi non è stato semplice e ciò che abbiamo acquisito è stato fatto con un lavoro certosino".

Sergio Leo, capo della squadra mobile di Vibo Valentia: "L'attività d'indagine riguarda il locale del'Ariola e in particolare la famiglia Emanuele-Idà storicamete mafiosa con sentenze passate in giudicato e con un carattere finalizzato al traffico di stupefacenti che costituisce la principale fonte di approvvigionamento e l'utilizzo della violenza smodata e gratuita da parte di sodali utilizzata per risolvere controversie con i clan avversi accertata con un tentato omicidio nei confrotni di un'autovettura  e sia per le controversie tra clan. Altro aspetto riguarda le armi che sono state sequstrate e una poistola ad uno degli indagati che rivelano una perocolosità sociale elevata. E poi, il rapporto con altre organizzazioni criminali e in particolare con Cosa nostra. Ultimo aspetto riguarda l'utilizzo di piattaforme criptate che consentono di gestire i traffici illeciti".

Paola Grazia Valeriani, direttrice del Sisco (Sezioni Investigative del Servizio Centrale Operativo) di Catanzaro: "Abbiamo curato l'analisi delle piattaforme criptate atraverso un'indagine complessa che ci ha consetito di acquisire messagistica collegata a numerosi indagati. Il reggente delle famiglia Idà gestiva la gestione tutto ciò che riguarda la consorteria. Idà gestiva il traffico di stupefacenti che aveva riferimenti in Italia tra cui un rappresentante del tifo neroazzurro dell'Fc Inter, ma anche con altri esponenti calabresi e con semplici acquirenti. E' stato cristallizzato anche l'aspetto delle estorsioni a imprenditori  e documentata la gestione della latitanza di un esponente di Cosa Nostra e cristalizato il rapporto tra i vari membri del gruppo cirminale".  

“L’operazione ‘Jerakarni’ condotta questa mattina dalla Polizia di Stato rappresenta un colpo durissimo alla criminalità organizzata nel Vibonese".

E’ quanto afferma il sottosegretario all’Interno, onorevole Wanda Ferro che rivolge "i complimenti al Questore di Vibo Valentia, Rodolfo Ruperti, alla Squadra Mobile, alla Prima divisione del Servizio Centrale Operativo, alla S.I.S.C.O. di Catanzaro e a tutti gli operatori impegnati, nonché alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro guidata dal Procuratore Salvatore Curcio, per l’efficace azione di coordinamento. Le misure cautelari nei confronti di 54 soggetti confermano la pericolosità di una consorteria radicata sul territorio, la Locale dell’Ariola, capace di esercitare un controllo capillare attraverso la violenza, le intimidazioni, l’uso di armi anche da guerra. Allo stesso tempo, emerge con chiarezza insieme al volto rurale quello più evoluto di queste organizzazioni: l’uso di tecnologie avanzate e sistemi di comunicazione criptati per gestire traffici di droga su scala interregionale, con ingenti quantitativi movimentati e una struttura capace di operare ben oltre i confini locali. È questa la doppia natura delle mafie di oggi: feroci nel controllo del territorio, ma moderne e organizzate nella gestione dei propri affari criminali. Un’evoluzione che lo Stato, come dimostra l’operazione odierna, continua a contrastare con determinazione”. 

L'INDAGINE

L’operazione ha visto impegnati circa 350 operatori, con l’impiego di tutti gli assetti specializzati del Servizio Centrale Operativo e la partecipazione di investigatori provenienti da diverse Squadre Mobili, oltre ad Unità Operative di Primo Intervento, equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, unità cinofile (antiesplosivo, antidroga), artificieri, specialisti della Polizia Scientifica e del Reparto Volo di Reggio Calabria. 
 
L’inchiesta - coordinata dalla Procura distrettuale e condotta dalla I Divisione dello SCO, dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e dalla S.I.S.C.O. di Catanzaro – ha riscontrato la piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta comunemente nota come “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina facente capo alle famiglie Emanuele – Idà di Gerocarne (VV), attiva nel  comprensorio delle Serre vibonesi, e più segnatamente nei comuni di Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano. 
 
In tale ambito, le indagini hanno ricostruito l’attuale organigramma dell’articolazione criminale, mettendo in luce il penetrante controllo esercitato dal gruppo sul territorio ed evidenziando l’estrema pericolosità dei suoi membri, adusi a creare un clima di assoggettamento anche attraverso pestaggi, sopraffazioni e vere e proprie spedizioni punitive consumate in danno di privati cittadini, sovente vittime di estorsione. 
 
L’efferatezza e l’habitus criminale del sodalizio ha trovato riscontro, tra gli altri, nell’episodio che ha visto uno degli indagati esplodere diversi colpi d’arma da fuoco, in pieno giorno ed all’interno del centro abitato, all’indirizzo di alcuni cani randagi transitati dinanzi alla propria abitazione. 
 
Nel medesimo contesto, l’effettiva caratura criminale del gruppo investigato ha trovato conferma nell’accertata disponibilità di armi, anche da guerra, il cui uso è parso funzionale, tra gli altri, all’addestramento al tiro degli accoliti.
 
L’inchiesta ha visto inoltre gli indagati impegnati in un solido traffico di stupefacenti nel territorio della provincia di Vibo Valentia, con ramificazioni e contatti in Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia, coinvolgendo anche uno dei soggetti già emersi nell’inchiesta “Doppia curva” di Milano.
 
A tal riguardo, le investigazioni hanno disvelato l’ormai collaudata filiera che ha consentito ai correi di approvvigionarsi della sostanza in maniera massiva per garantire la saturazione del mercato locale ed accreditarsi nell’articolato “market” nazionale della droga, così facendo della florida attività di spaccio una voce consistente del welfare interno del sodalizio.
 
A tal fine, i membri dell’associazione – legittimati anche da altre organizzazioni criminali con le quali hanno interagito nel corso delle indagini - si sono avvalsi di smartphone di ultima generazione, muniti di elevati standard di cifratura ed attestati sulla nota piattaforma di messaggistica istantanea denominata SkyEcc, pianificando così in sicurezza plurime attività illecite, tra le quali è stata ricostruita anche la compravendita di 566 kg di marijuana e di sostanza stupefacente del tipo cocaina.
 
Nel corso dell’attività di indagine, sono stati sottoposti a sequestro oltre 410 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina, 343 grammi di hashish e 29 grammi di eroina, oltre a 4 pistole semiautomatiche, 3 revolver, 1 fucile doppietta calibro 16,1 fucile semiautomatico cal. 12 ed una pistola mitragliatrice con matricola punzonata.


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