‘Ndrangheta nel Vibonese, operazione "Rimpiazzo". Il Gup: "Elevata capacità criminale dei Piscopisani"

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  25 maggio 2021 14:46

di EDOARDO CORASANITI

"Numerosi sono gli elementi che hanno consentito di delineare la struttura organizzativa del sodalizio, il suo modo di operare con riferimento, innanzi tutto, al metodo mafioso utilizzato, nonché al raggio d’azione del sodalizio in ordine ai territori interessati, ed al lasso di tempo, nonché quello di relazionarsi con le altre strutture della ’ndrangheta, come i Pelle di San Luca, gli Aquino di Gioisa, i Commisso di Siderno". Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Paola Ciriaco, lo scrive nella sentenza del rito abbreviato contro  clan dei Piscopisani e alcuni esponenti del clan Mancuso. Nome in codice lanciato dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri nell'operazione del 2019: "Rimpiazzo".

A febbraio il dispositivo letto al quarto piano del Tribunale di Catanzaro recitava l'esito: 15 condanne e 8 assoluzioni.  Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento e rapina, aggravati dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, lesioni pluriaggravate, intestazione fittizia di beni, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti .

Al centro dell'indagine e della sentenza i "Piscopisani",  cosca che agiva "nei territori della Provincia di Vibo con particolare (ma non esclusivo) riferimento ai Comuni di Vibo Valentia e alle sue frazioni (Longobardi, Bivona, Portò Salvo) nonché nei centri immediatamente limitrofi".  Per il gup si tratta di una cosca con "una elevata capacità criminale". Capaci di staccarsi dall'egemonia dei Mancuso e costruire un autonomo locale di 'ndrangheta. E come un gruppo criminale e mafioso, la struttura dell'organizzazione si sarebbe adoperata per danneggiamenti, estorsioni e anche omicidi. 

Delineati anche i ruoli, a partire da quello predominante di Nazzareno Fiorillo, detto “Tartaro”. E poi i vertici del sodalizio:  Giuseppe Galati (detto “Pino il ragioniere”), Michele Fiorillo (detto “Zarrillo”), contabile dell’associazione; Rosario Battaglia (detto “Sanno”), “mastro di giornata”; Rosario Rosario (detto “Pulcino”) e Raffaele Moscato (oggi collaboratore di giustizia). 

La sentenza racconta anche di numerose estorsioni e degli atteggiamenti "di riguardo proprio in ragione della consapevolezza di quanto gli stessi fossero pericolosi, motivo per il quale praticavano nei loro confronti prezzi di favore, ovvero rinunciavano totalmente alle richieste del giusto compenso per i propri servizi, derivanti dalla consumazione di pasti presso locali pubblici, da lavori edili o dalla vendita di merci". Condizioni che hanno determinato un assoggettamento. 

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ASSOLTI:

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Mancuso Cosmo: per non aver commesso il fatto, difeso dall'avvocato Guido Contestabile e Antonio Corsaro;

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Vita Salvatore: per non aver commesso il fatto, difeso dall'avvocato Sergio Rotundo e Giovanni Oliverio;

D’Ascoli Francesco Alessandro: per non aver commesso il fatto, difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Alice Massara;

Cutrullà Caterina: per non aver commesso il fatto; difesa dagli avvocati Luigi La Scala e Gabriele Bordoni

Finelli Nicola: per non aver commesso il fatto, difeso dall'avvocato Antonio Rocco

Fiorillo Marco: perché il fatto non sussiste, difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Domenico Anania;

Fiorillo Michele cl 86: per non aver commesso il fatto, difeso dagli avvocati Sergio Rotundo;

Fiorillo Pasquale: per non aver commesso il fatto,  difeso dall'avvocato Luca De Fazio

LE CONDANNE

Battaglia Giovanni: 9 anni; difeso dall'avvocato Gregorio Viscomi e Francesco Sabatino 

Nazzareno Felice: 8 anni e 4 mesi, difeso dall'avvocato Gionvbattista Puteri;

Nazzareno Fiorillo: 11 anni, difeso dall'avvocato Gionvbattista Puteri;

Fiorillo Michele cl 87: 3 anni, difeso dall'avvocato Mario Murone;

Fiorillo Rosario: 19 anni e 4 mesi, difeso dall'avvocato Mario Murone;

Fortuna Sacha Rosario Andrea: 17 anni e 4 mesi;

Giardina Giovanni: 6 anni, difeso dagli avvocati Luigi La Scala e Gabriele Bordoni;

La Bella Francesco: 8 anni e 8 mesi, difeso dagli avvocati Gregorio Viscomi e Rosa Giorno

Loiacono Mario: 6 anni e 8 mesi, difeso dagli avvocati Emanuele Papaleo

Maccarone Luigi: 2 anni, difeso dall'avvocato Fabio Mirenzio

Merlo Saverio: 4 anni e 8 mesi, difeso dall'avvocato Francesco Lione;

Merlo Giuseppe: 4 anni e 8 mesi, difeso dall'avvocato Francesco Lione;

Moscato Raffaele: 8 anni e 8 mesi, difeso dall'avvocato Annalisa Pisano;

Rubino Gaetano: 6 anni e 4 mesi, difeso dall'avvocato Domenico La Blasca

Suppa Michele: 2 anni, difeso dall'avvocato Gionvbattista Puteri;





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