'Ndrangheta, omicidio Di Cicco nel Crotonese: Spagnolo assolto in Appello

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  06 ottobre 2026 17:47

  Assolto per non aver commesso il fatto: è la decisione assunta dai giudici della Corte d’assise d’appello di Catanzaro nei confronti di Giuseppe Spagnolo, 57enne ritenuto esponente di spicco del potente locale di ‘ndrangheta di Cirò, che era accusato di un omicidio avvenuto nel 2001 e che per questo, in primo grado, era stato condannato a 30 anni di reclusione. Spagnolo, che attualmente sta scontando una condanna definitiva a 20 anni di reclusione scaturita dal processo Stige, era accusato di aver ucciso Salvatore Di Cicco, 34enne esponente delle cosche della sibaritide che sospettavano fosse un confidente delle forze dell’ordine e prossimo a collaborare con la giustizia.

A far riaprire il caso, inizialmente inquadrato come un caso di lupara bianca dal momento che il corpo di Di Cicco non è stato mai ritrovato, sono stati i collaboratori di giustizia Nicola Acri e Ciro Nigro che agli inquirenti della Dda di Catanzaro hanno spiegato il movente e ricostruito la dinamica del delitto, avvenuto l’1 settembre 2001 a Torretta di Crucoli, nel crotonese. Secondo il loro racconto la vittima sarebbe stata attirata in una trappola da Ciro Nigro e altri affiliati, utilizzando come pretesto l’organizzazione di un viaggio a Cirò per una compravendita di armi. Viaggio che si interruppe sul lungomare di Torretta di Crucoli, dove l’uomo fu consegnato ad altre persone per poi essere condotto in una zona di campagna nei pressi del fiume Nicà. Agli inquirenti il collaboratore Acri raccontò che Spagnolo aveva avuto un ruolo nella fase preparatoria dell’omicidio sostenendo che avesse manifestato la volontà di eseguire personalmente il delitto. Nigro, invece, attribuiva direttamente a Spagnolo l’esplosione dei colpi di pistola calibro 38 che attinsero la vittima. Il corpo sarebbe stato successivamente occultato in una buca scavata con l’ausilio di un escavatore. Proprio sulle discrepanze emerse dal racconto dei due pentiti nella ricostruzione del delitto si sono insinuati i difensori di Spagnolo, gli avvocati Gregorio Viscomi e Tiziano Saporito, inducendo i giudici a ribaltare il verdetto di primo grado. In quella sede il gup, oltre a infliggere 30 anni a Spagnolo, condannò anche i pentiti Acri e Nigro a 7 anni di reclusione ciascuno, sentenza che non è stata impugnata dai due imputati. Nel troncone con rito ordinario per lo stesso omicidio, invece, nel novembre dello scorso anno la corte d’assise di Catanzaro ha condannato all’ergastolo Rocco Azzaro e Peppe Nicastri, esponenti di vertice delle cosche di Corigliano Rossano e Cirò.